Le Storie

Carmen Spigno, la pittrice della “Terra”

 

Carmen SpignoLa vostra Patti Holmes, cari miei Watson, oggi trasvola in terra ligure per andare alla scoperta di una pittrice, Carmen Spigno, che definirò “Dea della Terra“. Perché? Presto il motivo sarà svelato, ma prima partiamo, come da buona e indagatoria abitudine, con gli indizi:

1) E’ nata a Diano Marina, in provincia di Imperia.

2) Fin dall’infanzia si è dedicata al disegno e alla pittura.

3) Per lei “Art is All”.

4) Letteralmente affascinata dagli incredibili colori delle terre, si è dedicata alla pittura con i pigmenti naturali (spiegata la definizione iniziale).

Ladies and Gentlemen, Mesdames et Messieurs, Signore e Signori, ecco a voi, Carmen Spigno, splendida donna, circondata da un’aura magica, che ha un forte legame con la Sicilia, che ci racconterà.

Cara Carmen, intanto benvenuta su “I Viaggi di Cicerone”, come prima domanda non posso che partire, essendo il nostro un webmagazine “votato” al turismo, con i tuoi luoghi del cuore.

Grazie per l’invito. I miei luoghi del cuore sono molti, ma fra essi si stagliano la singolare bellezza della Scala dei Turchi di Realmonte, la maestosità dei Templi di Agrigento, la limpidezza del mare di Rocca Gucciarda d’estate ed il mio paese natale, Diano Marina, in provincia di Imperia.

Ora, piano piano, andiamo a ri-velarti. Quando hai scoperto il tuo amore per la pittura e che quella era la strada che dovevi percorrere?

Da bambina, ricordo, disegnavo sempre e il disegno (e il colore) era la mia materia preferita. Predilezione che continuò per tutto il periodo degli studi ed oltre, quando cominciai ad inserirmi in numerosi gruppi di artisti. Penso che per me non siano mai state previste altre strade.

“Dalla potenza all’atto”: la tua prima mostra e le emozioni provate a vederti esposta, verbo duplice, con i tuoi quadri e ai giudizi di chi si accostava, per la prima volta, al tuo mondo.

La mia prima mostra personale è stata in realtà una bi-personale, nel 1997, con il mio Maestro, il compianto pittore genovese Andrea Bagnasco, fondatore del “Gruppo delle Terre”, dal titolo “Dipingere con le Terre”, presso il Castello di Garlenda. Grande fu l’emozione di aprire il proprio mondo interiore alla gente e fu un incontro positivo ed entusiasmante.

Amo una tua frase che ti rappresenta, a mio avviso, alla perfezione: “Nella nostra terra di Liguria la pittura con i pigmenti naturali e le resine diventa un mezzo straordinario per esprimere non solo ciò che si vede, ma ciò che si sente, si pensa e si sogna. Attraverso la terra, elemento tangibile e plasmabile, la pittura si concretizza sulla tela come scaturita dalla memoria ancestrale dell’Uomo: un ritorno alle origini ed all’essenza della vita.” Dea della terra, come ti ho definito, com’è nata questa tua tecnica pittorica, quale stella danzante te l’ha fatta partorire?

È stato un incontro “casuale” con una persona ed una materia, entrambi straordinari e ancestrali. L’uomo, Andrea Bagnasco, fu l’intermediario che mi mise in contatto con la terra, elemento che ho amato dal primo istante perché “medium” inconsueto per dipingere e al tempo stesso “madre, origine, tutto…”.

Carmen Spigno

“Lunghe radici d’albero affioranti, vene colorate nella pietra, macchie d’olio natanti nell’acqua, crepe nel vetro, tutte queste cose esercitavano su di me una grande attrattiva, soprattutto l’acqua e il fuoco, il fumo, le nubi, la polvere…” Così dice Demian nell’omonimo libro di Hermann Hesse. Continuiamo col racconto del tuo mondo in cui i segni, apparentemente non progettuali hanno un proprio motivo d’essere, proprio come la tua pittura, d’altronde.

Sì, leggendo quel brano, mi sembrò di esserne stata l’artefice, anche se più del fumo e della polvere, amo la concretezza della materia da manipolare e i suoi incredibili colori. I segni che la terra lascia sui vari supporti sono sempre diversi e mutevoli, come la natura umana.

Manualità e gestualità, vuoi spiegare a me, profana, quale senso profondo e “altro” hanno questi strumenti nella tua arte pittorica?

In effetti esse hanno origine dal “toccare” e “gestire” la terra con le mani nude ed è questa immersione concreta che ti fa sentire di essere collegata con la memoria ancestrale dell’uomo, dandoti un senso profondo di calma e serenità, proprio come una terapia.

Attraverso la “Terra Madre”, posso affermare, che è come se entrassi in un tempo senza tempo e in uno spazio fatto di passato, presente e semi di futuro?

Assolutamente sì. Lo spazio ed il tempo perdono di significato e ci si sente immersi nell’essenza stessa della vita, diventando “altro” nel “Tutto”. Sono le concezioni filosofiche che si ritrovano fra gli indigeni nativi Navi di Avatar, nella finzione, o i Boscimani della “Terra dei Canti”, nella realtà.

Un tuo incontro fondamentale, avvenuto nel 1997, è con il pittore genovese Andrea Bagnasco, fondatore del “Gruppo delle Terre”, che ti ha dato nuovo humus e spinto verso nuovi orizzonti cromatici e stilistici. Quali?

All’inizio della mia carriera pittorica, come la maggior parte dei pittori, usavo le tecniche classiche legate alla sanguigna, il carboncino, l’acquerello, l’olio, la tempera, i gessi… ma dopo l’incontro con Andrea Bagnasco fui letteralmente affascinata sia dai colori incredibili di materiali così umile come le terre, sia dai nuovi orizzonti pittorici che mi si aprivano dinanzi. Lasciai il figurativo per avviarmi all’informale ed all’astratto, poiché secondo me questo era la via naturale per usare le terre. I colori delle terre sono comunque molto più spenti e tenui di quelli tradizionali, ricchi di additivi sintetici. I pigmenti da me utilizzati sono originari ed ecologici, come lo sono le resine, ricavate dagli alberi da frutta, che costituiscono il collante naturale.

Carmen Spigno

Nel 1998 sei stata fondatrice, insieme con l’olandese Rudolf Neervort Van de Poll ed il tedesco Carl Schöenfeld, del Circolo Artistico “Amici nell’Arte” di Garlenda, che annovera nomi prestigiosi del panorama europeo di cui, attualmente, sei il Presidente. Il motto dell’Associazione. “Bisogna trovare il proprio sogno perché la strada diventi facile… ma delle mille strade una soltanto, dura da trovare e facile da immaginare, abbraccia in un passo l’intero mondo, non inganna e all’ultima mèta sa arrivare”. Qual è il vostro di sogno?

Vivere in un mondo nel quale l’Arte e la Cultura siano al primo posto nella vita sociale, poiché siamo convinti che solo in questo modo questa sarà felice, sana e solidale. Gli esempi di questi ultimi giorni, in Italia ed all’estero, consolidano questo nostro convincimento.

Con quali finalità sono nati gli “Amici nell’Arte”?

Divulgare e promuovere l’Arte e la Cultura nella società, mettere in contatto arti ed artisti di diversi stili e tendenze, aiutarli nel loro percorso, alleviare la sofferenza, soprattutto quella esistenziale, e, per quanto riguarda me, diffondere tali sentimenti fra le giovani leve mediante laboratori con le terre ed il contatto con la Natura, come sto facendo già da molti anni.

Tra le tue personali, “La forza della Terra”, nella Fortezza di Santa Tecla, a Sanremo, è un omaggio a Libereso Guglielmi, il giardiniere di Italo Calvino, il quale ha dedicato tutta la sua vita al mondo della Natura, come te, in fondo, che stai compiendo, nell’arte, una ricerca sui pigmenti naturali.

Anche questo è stato un incontro casualmente ineluttabile e molto gratificante, che a suo tempo ha dato nuovo vigore alla mia ricerca sui pigmenti naturali. Questa continua, regalandomi sempre nuove scoperte.

Italo Calvino ritorna con “Le Città Invisibili”, una mostra dedicata al grande scrittore che, dopo Albenga, nell’autunno 2017 e Demonte, nell’estate 2018, ha fatto tappa ad Agrigento, a settembre. L’accoglienza ricevuta in Liguria, Piemonte e Sicilia è stata la stessa o hai notato delle differenze sostanziali? Altra curiosità, da cosa nasce la scelta del tema?

Rispondendo come prima cosa alla scelta del tema, si può dire che dalle riflessioni precedenti riguardanti la salvaguardia della natura, l’amore per una vita più semplice ed essenziale, è scaturita quasi come conseguenza naturale la scelta di cercare di rappresentare il capolavoro di Calvino, così ricco di sentimenti profondi e fantasie surreali, spesso assai divertenti, a volte veri e propri cammei nella raffigurazione, sempre diversa, delle varie città. Ha giocato il suo ruolo anche la curiosità di vedere come artisti tanto diversi avrebbero rappresentato una delle 55 città. Sinceramente dobbiamo affermare che pubblico e critica hanno premiato questa ricerca. L’accoglienza del pubblico è stata molto favorevole in tutte le tre regioni, ma con punte di “alto gradimento” in Liguria e Sicilia.

Carmen Spigno

Il 21 dicembre 2018, presso la Galleria Artender Studio Scarpati, ad Alassio, una tua nuova mostra personale “Gigli di Mare”, un vero e proprio tributo a questa pianta spontanea che hai paragonato a voi Liguri, parchi e restii, ma che, allo stesso tempo, hai incontrato per la prima volta in Sicilia, sulle spiagge dorate e infinite dell’agrigentino, selvagge e quasi vergini. Liguria e Sicilia, arte e amore che si incontrano. Ci dai qualche anticipazione su questo tuo nuovo lavoro?

La Sicilia e la Liguria sono molto più simili di quanto uno possa immaginare: per questo le amo entrambe in modo viscerale. La scoperta del piccolo giglio sulle dune di Lido Rossello, a Realmonte, è stata una prova ulteriore di questa affermazione, dal momento che la stessa pianta prospera anche in Liguria. La mia mostra vuole essere un omaggio ad entrambe, omaggio focalizzato sul mare, sul sole e sulle sabbie dorate dell’agrigentino e della Riviera dei Fiori. Sono nate così le piccole tavole di sabbie rossicce (siciliane) e grigio-argentee (liguri), su cui ho inciso la forma del giglio, questo piccolo fiore bianco e profumatissimo, che si ostina a crescere nei luoghi più difficili.

George Bernard Shaw scrisse: “Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima”. Attraverso le tue opere, come vedi la tua anima?

Io la vedo molto ricca d’amore per tutto ciò che ci circonda, sia esso animato che inanimato. Mi auguro che anche gli altri possano condividere questo mio pensiero.

Per chiudere, se dico “Giorgio Napolitano e 27 dicembre 2010” cosa ti fa venire in mente?

La mia nomina a “Cavaliere della Repubblica” per meriti artistici: un pensiero utopico e molto bello che si è realizzato spontaneamente e mi ha dato gioia e gratificazione personale, a coronamento di lunghi anni di impegno profuso in campo artistico e culturale, ed anche professionale.

Ringraziando Carmen Spigno per questa bella, arricchente e appassionante chiacchierata, chiudo con un Ad Maiora Semper.

Alla prossima.

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Giusi Patti

Giusi Patti

Mi chiamo Giusi Patti, ma sono anche la Dottoressa Pattin, Giuseisha e Patti Holmes. Una e tante. Mi definisco un "complesso", anzi un condominio di donne che coabitano pacificamente. La prima, l'originale, è laureata in filosofia; la seconda è una studiosa, specializzata in "uomini e donne d-istruzioni per l'uso"; la terza è una guru del sorriso e la quarta, infine, un'indagatrice. Tutte, proprio tutte, sono legate da un fil rouge che è l'amore per i viaggi fatti e in sognati, ma sempre conditi da miti e leggende. Chiedetemi e cercherò di soddisfare ogni vostra curiosità con pensieri parole opere e mai omissioni. Parola mia.

1 Comment

  1. 17 Dicembre 2018 at 13:52 — Rispondi

    […] IViaggiDiCicerone.it […]

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