Le Storie

Basileus, il documentario firmato dalla coppia Messina – Marinelli finalista al Giffoni Film Festival

Basileus

La vostra Patti Holmes, con questa intervista, vi accompagna nel mondo della Video Editor Simona Messina, mussomolese Doc, che, col marito regista Alessandro Marinelli, sarà in concorso alla 48° edizione del Giffoni Film Festival. 

In programma dal 20 al 28 luglio, la coppia di cineasti parteciperà al Giffoni con il lungometraggio “Basileus, la scuola dei re“.

Hanno curato dalla regia alla sceneggiatura, al montaggio e la presa diretta del suono. Ambientato nella scuola media Federico Fellini del quartiere San Basilio a Roma, racconta i percorsi di formazione di un gruppo di adolescenti e di cosa significhi essere insegnanti in contesti non semplici come quelli delle scuole di periferia. Un viaggio corale fatto di sogni, speranze, paure e difficoltà. Al centro di questo microcosmo la relazione forte e, a volte, conflittuale tra docenti e alunni.

Ma iniziamo il fuoco di fila di domande e penetriamo tra le pieghe del film-documentario attraverso le parole di Simona.

Come prima domanda, chiamandoci “I Viaggi di Cicerone”, sono solita chiedere al protagonista dell’intervista, quale sia il suo luogo del cuore.

“Il mio luogo del cuore è Palermo, città in cui ho studiato, cimentandomi nella passione per il teatro e per il cinema”.

Tu sei di Mussomeli, ma hai avuto il coraggio di inseguire il tuo sogno. Quali difficoltà hai incontrato e che consigli daresti a chi non osa volare lontano dalle proprie radici per paura dell’ignoto?

“Sono nata e cresciuta a Mussomeli, ma ho avuto sin da piccola la possibilità di viaggiare, per cui non mi è stato difficile lasciarla e cominciare il mio percorso lavorativo altrove. Le prime difficoltà sono legate alla ricerca di uno stage universitario che potesse formarmi nel settore che avevo scelto durante l’esperienza universitaria. Ho dovuto letteralmente “sbrigare le faccende” burocratiche, di competenza della mia segreteria universitaria, portando a termine la stipula del contratto per lo stage formativo presso la sede di Skytg24 di via Salaria a Roma. Dopo 6 mesi ho, quindi, ottenuto lo stage formativo, nel frattempo ho svolto qualche esperienza sui set cinematografici come segretaria di edizione. Sicuramente non è stato facile, ma avevo l’appoggio della mia famiglia e questo è stato molto importante per me.

Il consiglio che posso dare a chi vuole intraprendere un percorso simile al mio è di fare esperienza. I master non servono a molto e i soldi investiti non ti danno nessuna certezza di un lavoro. L’esperienza invece insegna molto di più, se correlata da una grande passione”.

Avete girato “Basileus, la scuola dei re” alla Federico Fellini del quartiere San Basilio a Roma, com’è stato il primo impatto?

“Il primo impatto è stato particolare. Innanzi tutto non siamo entrati con le telecamere, ma abbiamo realizzato un piccolo laboratorio di cinema presso il dopo scuola Frequenza200. Questo ci ha permesso di entrare in confidenza con i ragazzi e con i docenti. Abbiamo, poi, realizzato un corto sulla legalità, insieme ad alcuni insegnanti della Fellini, che è stato selezionato ad un concorso nazionale. Dopo questo periodo di osservazione abbiamo cominciato a riprenderli nell’orario di lezione e da li è cominciata la nostra avventura”.

I ragazzi e i docenti hanno dimenticato facilmente la telecamera?

“Siamo riusciti a diventare invisibili dopo un paio di mesi”.

Quanto tempo c’è voluto per conquistarne la fiducia?

Basileus“Il tempo dell’osservazione è stato importante per conquistarsi la fiducia dei ragazzi, che abbiamo conquistato strada facendo, ognuno di loro ha tempi diversi. In generale dopo tre mesi eravamo parte della classe. Altro elemento a favore è stato l’essere una troupe ridotta di due sole persone”.

Com’è nata l’idea di “Basileus, la scuola dei re?”

“Alessandro voleva raccontare il mondo degli adolescenti che vivono in contesti difficili. Le loro speranze, i sogni e le delusioni che caratterizzano questa età di passaggio e di cambiamento”.

Durante il tempo di osservazione avete incontrato una figura, un docente che vi ha motivato maggiormente al vostro progetto?

“Quando abbiamo cominciato le riprese non avevamo nessuna figura di riferimento. Ci siamo appassionati fin da subito ai ragazzi e ai docenti della scuola media Federico Fellini. Nei contesti periferici non è facile relazionarsi e i metodi tradizionali non sono efficaci, per cui abbiamo assistito a lezioni in cui la geografia o la storia venivano spiegate partendo da esempi semplici e mettendo sempre i ragazzi al centro del discorso per renderli partecipi. Abbiamo, dunque, approfondito alcune figure tra cui quella del professore Marco Maugeri, che è poi diventato un po’ la nostra guida”.

Nei mesi di lavorazione, avete visto studenti più speranzosi o sconfitti?

“In generale abbiamo assistito ad un cambiamento in positivo”.

I ragazzi come vivono e vedono la scuola?

“Questa è una domanda complessa e non si può rispondere in maniera generica. Alcuni ragazzi la vedono come una possibilità per migliorare le condizioni economiche della loro famiglia. Altri la vivono come un impedimento. Dipende molto dai docenti e dalle famiglie, dai messaggi che ricevono dall’esterno e dal contesto in cui vivono. Sicuramente a San Basilio la scuola ha uno scopo importante e deve far fronte ad esigenze ben precise, tra cui evitare la dispersione scolastica con progetti finalizzati al recupero dei ragazzi da attività illecite”.

Cosa rappresentava, invece, per te?

“Per me la scuola era un’opportunità di relazioni, di crescita personale, al di la dell’approccio allo studio. Mi ha dato il background necessario per capire cosa volevo essere, al di la del mestiere che ho scelto”.

Come avete esplorato e seguito i tanti personaggi del film?

Prof Maugeri Basileus“Inizialmente abbiamo seguito tanti ragazzi per poi focalizzarci sui nostri protagonisti. E’ stato un percorso naturale. La strada dell’osservazione ci ha aiutato ad entrare in relazione con loro”.

Tu, pur essendo giovanissima, hai una una carriera di tutto rispetto alle spalle e tante esperienze come Video Editor presso Magda Film, Clipper Media, Rainbow CGI. Come e quando è nata la tua passione?

“La passione è nata per gioco. Mio padre era un appassionato film-maker di video ricordo, già dai tempi della super8, e mi ha insegnato ad usare la sua telecamera. Poi me ne ha regalata una e ho cominciato a realizzare brevi video promozionali e corti universitari. Quando sono salita a Roma ho svolto uno stage universitario presso la sede di Sky tg24. Lì ho imparato ad utilizzare i software professionali e ho cominciato la mia carriera montando il tg h24.

Dopo tre anni ho abbracciato l’opportunità di fare un’esperienza di assistente al montaggio per una società che produceva documentari per Cuttent tv e da lì ho capito che il settore documentaristico mi appassionava parecchio. Ho cominciato a frequentare il cinema Apollo 11 e ho approfondito le mie conoscenze sul cinema-documentario. Di seguito sono arrivati anche documentari commissionati da Rai Cinema. Non ho una grande carriera alle spalle. Ho fatto delle belle esperienze e sono contenta di questo”.

Il 26 Luglio, al Giffoni film festival, ci sarà l’anteprima italiana del vostro Basileus, come vi state preparando tu e Alessandro Marinelli, uniti nella vita e nell’ arte, a questo importante appuntamento?

“Questa domanda mi fa un po’ sorridere perché in questo periodo stiamo entrambi lavorando molto e la mia preoccupazione maggiore è riuscire a concentrarmi almeno due giorni prima della partenza. Siamo contenti, per noi è un grande traguardo che ci ripaga di tutti gli sforzi e ci dà la carica per continuare su questa strada”.

Piccolissima domanda di gossip, che so interesserà i nostri lettori, come vi siete conosciuti?

“Ci siamo conosciuti a lavoro. Siamo stati colleghi, amici e poi io sono diventata il suo fonico”.

Set galeotti. A volte, è il caso di dire, il lavoro unisce dovere e piacere. Per quale motivo dobbiamo andare a vedere Basileus?

frequenza200 Simy“A questa domanda rispondo con un piccolo estratto dalle intenzioni di regia: “all’interno di questa storia, tanti sono i protagonisti, ragazzi e docenti, che ho deciso di raccontare, perché ognuno rappresenta un’anima diversa e irripetibile, e perché, proprio attraverso questa coralità si è cercato di restituire la complessità delle loro vite e dei loro percorsi di crescita”.

Grazie Simona per l’intervista e “Ad Maiora Semper”.

Grazie a te, Giusi, e grazie ai Viaggi di Cicerone”.

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Giusi Patti

Giusi Patti

Mi chiamo Giusi Patti, ma sono anche la Dottoressa Pattin, Giuseisha e Patti Holmes. Una e tante. Mi definisco un "complesso", anzi un condominio di donne che coabitano pacificamente. La prima, l'originale, è laureata in filosofia; la seconda è una studiosa, specializzata in "uomini e donne d-istruzioni per l'uso"; la terza è una guru del sorriso e la quarta, infine, un'indagatrice. Tutte, proprio tutte, sono legate da un fil rouge che è l'amore per i viaggi fatti e in sognati, ma sempre conditi da miti e leggende. Chiedetemi e cercherò di soddisfare ogni vostra curiosità con pensieri parole opere e mai omissioni. Parola mia.

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