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Vite sospese, le speranze dei ragazzi venuti da lontano nelle foto di Camilla Macciani

Delle fotografie che rispondono a un’emergenza: quella di ricordarci che non solo siamo tutti umani, ma anche che abbiamo l’obbligo morale di tutelare chi scappa dalle guerre, dalle persecuzioni e dalla violenza. Abbiamo l’obbligo morare di tutelare chi vuole inginocchiarsi accanto a noi, in un banco della nostra chiesa, per pregare in una lingua diversa lo stesso dio. O per pregare in una lingua diversa un dio diverso, ma a cui si affidano – in fondo – sempre le stesse speranze.

Speranze di ragazzi venuti da lontano, alla ricerca di un approdo e che hanno trovato un rifugio nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati italiani. Sulla loro quotidianità in quegli spazi, in quei mondi paralleli al nostro, e che alle volte si incrociano con il nostro, è dedicata la mostra fotografica “Vite sospese: sguardi nella quotidianità di un centro di accoglienza nasce dalla volontà” di Camilla Macciani, fotografa sienese e studentessa in Migration and Diaspora studies all’Università SOAS di Londra.
Le sue foto sono arrivate a Palermo, nella sede dell’Istituto Gramsci e la mostra (inaugurata martedì) resterà fruibile al pubblico fino al 23 febbraio.

Nei suoi scatti l’artista propone una diversa narrazione dei centri di accoglienza: si cerca di indagare, di comprendere le dinamiche e lo scorrere della vita dentro uno spazio spesso poco conosciuto da chi vive all’esterno.
Il suo lavoro prende avvio l’estate scorsa, quando la fotografa entra in contatto con il centro Sprar per minori di S. Cristina Gela, un paese di circa 1000 abitanti in provincia di Palermo.
“Una prolungata e frequente presenza mi ha permesso di conoscere e catturare da vicino la quotidianità dei ragazzi minori che vivono all’interno del centro, in attesa di ottenere i documenti o di raggiungere la maggiore età – spiega Macciani – L’ottenimento dei documenti rappresenta una preoccupazione costante che scandisce un tempo caratterizzato da attese. Se la precarietà è una condizione esistenziale dell’essere umano, quella vissuta da chi si trova all’interno del sistema di asilo (e più in generale soggetto agli assurdi requisiti del regime dei confini) è certamente una precarietà all’estrema potenza”.

Vivere per alcuni mesi la quotidianità di alcuni ragazzi del centro ha permesso all’artista di osservare che in qualche modo questo spazio di sospensione e precarietà è allo stesso tempo “vissuto ed abitato, segnato anche da momenti di gioia e spensieratezza”.

Poi, però, è arrivato il Decreto Sicurezza. E la quotidianità dei giovani migranti è cambiata.
“Il loro sentimento di precarietà si è ancora più accentuato e non solo per via delle conseguenze che avrà il decreto sulla loro vita, ma soprattutto per il clima generale di intolleranza che si sta sempre di più diffondendo in Italia”. Questo ha visto l’artista, vivendo con i minori del centro. Questo ha sentito, avvertito. E questo è pronta a raccontarci.
“Il Decreto Sicurezza ha conseguenze particolarmente importanti – ci ricorda Macciani – poiché molti dei richiedenti asilo, a seguito dell’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, rischiano di ritrovarsi privi del diritto di rimanere in Italia con il compimento della maggiore età”.

Per rappresentare queste molteplici sfumature e per donare al pubblico una prospettiva insolita (quella degli stessi ragazzi protagonisti delle foto), la mostra affianca gli scatti dell’artista con quelli di alcuni minori del centro, cercando di costruire un dialogo tra le due prospettive.

Le fotografie scattate dai migranti sono state realizzate durante il progetto “Il viaggio di mille miglia comincia con un solo passo” allestita nella Biblioteca comunale di S. Cristina Gela e curata da Macciani.

La mostra resterà aperta fino al 23 febbraio 2019 negli orari di apertura dell’Istituto Gramsci Siciliano:
– dal lunedì al giovedì, dalle ore 9 alle ore 17
– venerdì e sabato, dalle 9 alle 13.

L’ARTISTA
Camilla Macciani (Siena 17/09/1994) fotografa e studentessa in Migration and Diaspora studies all’Università SOAS di Londra. Ha partecipato a diverse attività formative nell’ambito della fotografia tra cui un workshop organizzato da Magnum Photos e British Journal of Photography su “Storytelling and social change” nonché un workshop con Letizia Battaglia a seguito del quale è nata la mostra STAMIRA (con relativo catalogo) in mostra a maggio 2018 nella Pinacoteca di Jesi. Nel settembre 2018 ha organizzato la mostra “A Burmese Tale: Beyond the Golden Land”, un racconto della Birmania rurale e delle sue contraddizioni nato a seguito di un viaggio di un mese nel Paese. Tra maggio e agosto 2018 ha sviluppato un progetto di fotografia partecipativa con alcuni minori stranieri non accompagnati residenti nel centro SPRAR di Santa Cristina Gela (PA), conclusosi con la mostra “Il viaggio di mille miglia comincia con un solo passo” alla biblioteca comunale di Santa Cristina Gela.
Sito web: http://cmacciani.wixsite.com/photographer
Instagram: https://www.instagram.com/camillamacciani/

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Grazia La Paglia

Grazia La Paglia

Grazia La Paglia. Sono nata e cresciuta nell'entroterra siciliano e ho vissuto (a) Palermo, città che mi ha formato e mi ha regalato un sogno: quello di diventare giornalista. Lì ho collaborato, per la prima volta, con un giornale cartaceo: La Repubblica Palermo, e da quel giorno il capoluogo siciliano è diventato la mia seconda casa. In quella redazione ho imparato a scrivere di volontariato, dei problemi del terzo settore, di belle storie di integrazione e multicultura, di innovazione e lavoro, di ambientalismo, di scuola e di università. Nel novembre del 2015 è nato il mio blog autore, ClickUniversità, sempre di Repubblica dove racconto la vita degli universitari, le storie di chi - con una laurea in mano - riesce ancora a farcela e di chi è costretto a emigrare. E poi ancora, a Palermo, le collaborazioni con I Quaderni de L'Ora, il giornale culturale francese Cafè Babel e le dirette radiofoniche con Radio 100 passi. Ma non ho mai dimenticato la mia prima casa, Vallelunga, che ho raccontato sul sito Magaze.it, sul quotidiano La Sicilia e sul periodico culturale da me diretto, La Radice. Lettrice instancabile, ho moderato la presentazione di diversi libri e ho ideato e realizzato due edizioni del Festival del Libro. Adesso sono una terrona a Milano, ma il mio cuore resta alla Cala mentre ammiro i tramonti sui Navigli.

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