Le Storie

In “carrozza” verso Marsala. Il racconto di una giornata sul Treno delle strade del vino

Gruppo Marsala

Altro giro, altra corsa, ma trattandosi di un meraviglioso treno storico è più giusto utilizzare “slow” travel che, unito allo slow food, rende questi viaggi, dal sapore retrò, davvero indimenticabili.

L’11 novembre una santa bevitrice e mangiatrice come la vostra Patti Holmes dove poteva dirigersi se non da Palermo a Marsala sul Treno delle strade del vino e delle rotte del mare, che ha già nella definizione qualcosa di immaginifico? Se aggiungo “Cantine Florio” e visita al centro storico della meravigliosa cittadina, il gioco è fatto. Ed eccomi, e per la seconda volta, dentro a questa magnifica iniziativa, ideata e organizzata dalla Fondazione FS Italiane e dalla Regione SiciliaAssessorato al Turismo, in collaborazione con il presidio Slow Food Sicilia e con un importante comprimario, l’Associazione TrenoDoc di Palermo, in compagnia di meravigliosi compagni di viaggio, già ebbri non per il vino, ma per la felicità di pregustare la scoperta della nostra terra in un modo alternativo e sicuramente non fast.

Treno del gusto per Marsala

LUNGO IL PERCORSO

Il treno è partito dalla stazione di Isola delle Femmine e da subito i volontari dell’IPPSAR Borsellino di Palermo hanno distribuito i volantini, mentre Mario Indovina di Slow Food Sicilia e Federica Terranova della Condotta di Palermo hanno presentato l’iniziativa “Treni del gusto” ai circa duecento passeggeri. La prima coccola è stata la distribuzione di un panino prodotto con farina di grano perciasacchi tipo 0 molito a pietra, lievitazione naturale, con olive e acciughe quali esempi dei prodotti siciliani che, sin dall’antichità, erano fonte di commercio con i Paesi del Mediterraneo. Il racconto sui prodotti dei territori ha regalato il palcoscenico a Ciaculli e al suo mandarino tardivo; a Monreale, con il presidio della susina bianca; a Isola delle Femmine per la pesca delle alici; a Cinisi e Terrasini per la razza bovina cinisara; ad Alcamo, per il Melone Purceddu e per il suo vino DOC, il primo vino siciliano ad avere tale denominazione e primo prodotto in campo enologico ad avere avuto successo sui mercati esteri; a Calatafimi per l’ovaletto, un’arancia tardiva dolcissima; a Salemi per i campi di grano, uliveti, vigne e per i grandi allevamenti ovini di razza Belicina, che producono la vastedda del Belìce; a Partanna per la cipolla; a Castelvetrano per la coltivazione del grano di Tumminia, dell’olio e del pane nero; a Mazara del Vallo per gambero rosso; a Trapani per il Sale Marino e, ancora, il melone cartucciaro e pomodoro pizzutello, tutti presidi slow food. Arrivati si potevano scegliere due soluzioni o la visita alle Cantine Florio o nel cuore pulsante di Marsala. Per non scontentare nessuno vi farò rivivere entrambi.

 Marsala

MARSALA

San Martino ogni mustu è vinu“ e questo proverbio, facendoci ricordare che, in questa giornata il mosto, che ha finito di fermentare, viene “battezzato”, essendo novello, durante allegri banchetti, ci ha fatto sognare l’approdo a Marsala per fare onore all’amato santo. Marsala è una città leggendaria che, divisa tra mare e terra, sorge su Capo Boeo, punta estrema dell’Italia, e lega il suo nome al vino omonimo. Fare due passi nel Cassaro o un’escursione fuori dalle storiche Porte, lascia davvero senza fiato. D’altronde che fosse luogo appetibile e baciato dagli dèi lo capirono tutti i conquistatori della Sicilia: per primi i Fenici che giunsero dal mare per insediarsi nella vicina isola di Mozia, la perla archeologica nella laguna dello Stagnone distrutta nel 397 a.C. e i cui superstiti si trasferirono sulla terraferma, fondando Lilybeo, passata, poi, sotto i Romani; gli Arabi (VIII secolo) che la chiamarono “Marsa Allah”, da cui ha origine l’attuale nome e, man mano, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini che la resero un fiorente centro agricolo. L’arrivo degli Spagnoli (1575) segnò il declino delle attività legate al mare per la scellerata chiusura del porto. Questa bellissima città, a dimostrazione della sua importante storia, ha un vastissimo patrimonio artistico con santuari e grotte, ipogei e strade sommerse, necropoli e terme, relitti di navi e anfore; nel museo di Baglio Anselmi si custodiscono i legni della più antica nave punica da guerra, nonché i preziosi reperti delle recenti scoperte venuti alla luce nel Parco archeologico, le statue della Venere callipige e di Iside; le strade, dove si affacciano antichi palazzi nobiliari e in stile barocco, conducono il visitatore tra imponenti chiese, monumenti e le opere d’arte del Convento del Carmine;  come, infine, dimenticare gli arazzi fiamminghi del Museo della Madrice e i bellissimi affreschi del Teatro comunale? Insomma, terra, mare, arte, cibo e vino un quintetto inebriante che ne fanno una meta molto amata e ricercata.

Cantine Florio Marsala

STORIA DEL VINO MARSALA 

Il nostro ierofante trai vini,  alle Cantine Florio, ci ha raccontato che il merito della nascita del vino marsala si deve ad una tempesta. Fu, infatti, solo grazie alle avverse condizioni climatiche se nel 1773 John Woodhouse, ricco commerciante di Liverpool, approdò con la sua nave nel porto di Marsala invece che a Mazara del Vallo, dove era diretto per concludere un affare. Una volta sbarcato nella cittadina siciliana, un po’ per festeggiare lo scampato pericolo e un po’ per risollevare il morale per l’affare sfumato, Woodhouse si recò in una bettola nella zona del porto, dove ebbe l’occasione di assaggiare un vino particolarmente buono, prodotto da quelle parti: il Perpetuum. Si trattava di un vino forte, simile al Madeira o al Porto, proprio quello che piaceva agli Inglesi. Da qui nacque, quasi per caso, la decisione di acquistarne una grossa scorta da vendere in patria, ma a quel tempo il trasporto di vino per mare comportava ingenti problemi di conservazione. Per ovviare all’inconveniente, Woodhouse adottò un semplice espediente: aggiunse alle botti un certa quantità di alcol, aumentando così la gradazione del vino e assicurandone la conservazione fino a destinazione. La prima spedizione fu un incredibile successo: tutte le botti furono vendute in pochi giorni e questo lo convinse a tornare definitivamente in Sicilia per dare vita ad una nuova e stabile attività commerciale. Alla fine del XVIII° secolo il vino marsala era ormai abitualmente bevuto su tutte le navi di Sua Maestà britannica e persino l’ammiraglio Nelson era solito festeggiare una vittoria con il vino di Woodhouse. La storia racconta che fu in seguito alla battaglia navale di Trafalgar che, per la prima volta, si cominciò a parlare del marsala come del “victory wine“, ossia vino della vittoria. Quello fu il momento decisivo, da allora in poi il commercio del vino siciliano interessò anche altri imprenditori inglesi, come Benjamin Ingham e, successivamente, il nipote John Whitaker. Ma è solo nel 1832 che, finalmente, troviamo un nome italiano fra i produttori di marsala, ed è proprio quello di Vincenzo Florio.

Cantine Florio Marsala

CANTINE FLORIO 

Nel 1832, infatti, Vincenzo Florio acquista un terreno, in un tratto di spiaggia situato fra i bagli di Ingham e di Woodhouse, e lì costruisce le Cantine Florio che rispecchiano lo stile tipicamente anglosassone dell’epoca, con ampi archi a sesto acuto e pavimenti in “battuto” di polvere di tufo. Lo stabilimento suscita grande ammirazione ed accentua il carattere industriale della città di Marsala, che diventa uno dei centri più ricchi della Sicilia. Dopo circa 20 anni, nel 1855, la Florio riesce ad affermarsi proponendo un marsala di qualità. La saturazione del mercato non aveva preoccupato Vincenzo Florio che, negli anni compresi tra il 1840 e il 1845, aveva allargato i suoi interessi ai trasporti marittimi, al tessile, alla siderurgia, alle tonnare, agli zolfi. Nel 1860 Garibaldi sbarca a Marsala, visita le cantine Florio e conquista l’intera Isola; nel 1861 l’affermazione del marsala è ormai completa. Le Cantine Florio sono dirette dal Sig. Gordon, inglese di Marsala, e il vino custodito in fusti di rovere americano (il legname veniva trasportato dalle navi Florio al ritorno dalle tratte del Nord America) costruiti all’interno dello stabilimento.

Nel 1891 le Cantine Florio hanno 14 tettoie lunghe dai 160 ai 214 metri, sotto le quali si allineano botti su tre file, le une sulle altre, per vari metri di altezza. Qui si conserva il vino marsala dei primi anni del 1830, quando furono fondate le cantine. Nel 1904 nasce la S.A.V.I. (Società Anonima Vinicola Italiana) che Florio costituisce con altri otto capitalisti e commercianti marsalesi. Il 6 maggio del 1906, nasce la Targa Florio. Organizzare una gara automobilistica, a carattere internazionale, sulle strade siciliane d’inizio Novecento era un’idea assolutamente folle che solo l’intuito sportivo e il genio di Vincenzo Florio potevano concepire. La rete viaria del’’isola infatti presentava ancora il precario tracciato borbonico, fatto di arditi saliscendi e fondi sconnessi, percorsi tortuosi e innumerevoli asperità; ma ciò che era difetto diventa la fortuna del progetto. Vincenzo Florio non tralascia nessun dettaglio dell’organizzazione della sua gara: convoca Lalique, raffinato esponente dell’Art Nouveau, per forgiare la targa premio, mette le navi della sua flotta a disposizione dei partecipanti per trasportarli in Sicilia e chiama i maggiori artisti dell’epoca per creare la campagna pubblicitaria con manifesti, cartelloni e speciali cartoline. I suoi sforzi vengono premiati e ben 30 macchine si iscrivono alla gara, un vero record per i tempi, ottenendo un grande successo di pubblico.

Cantine Florio

Nel 1915 nasce VecchioFlorio, il marsala più famoso al mondo, che affina per quasi tre anni nelle antiche botti di rovere di Slavonia per originare un inimitabile marsala secco dal colore ambrato. Nel 1924, la Cinzano acquista Florio e nel 1928 Woodhouse, Whitaker e Ingham, i tre nomi inglesi che hanno segnato la nascita del marsala, diventano parte integrante del patrimonio Florio, che continua con orgoglio la produzione di queste etichette storiche. Del 1941 è una piccola partita di questa storica annata salvata dai bombardamenti che colpirono la città e le Cantine durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1943, per le Cantine Florio, gravemente danneggiate dai bombardamenti, iniziano i lavori di ricostruzione post-bellica, che saranno, però, lenti e faticosi.

Il 1979 è il primo anno di produzione di Baglio Florio, un prodotto elegante e raffinato dal sapore unico, intenso e persistente, che sa regalare emozioni uniche. Nel 1981 nasce Terre Arse Florio, vino marsala vergine, l’espressione più raffinata della produzione Florio. E’ il 1982 quando nasce, in Florio, il marsala semisecco Targa Riserva 1840, come evoluzione della riserva OGS (Old Golden Syracuse) dell’800, ripropone le caratteristiche della storica Riserva Florio nata nel 1840. Il 1984 è tempo di rinnovamento e iniziano i lavori di ristrutturazione delle cantine Florio, che verranno ultimati nei primi anni ’90. Nel 1988 nasce Corvo Novello e Morsi di Luce, il primo moscato liquoroso di Sicilia. Nel 1998 nascono Malvasia delle Lipari e Grecale. Il primo vino passito Florio, al naso tutti i profumi della macchia mediterranea e il Grecale, moscato liquoroso Florio, vino da dessert.

Nel 2002 vengono acquistate tre Tenute di grande fascino e ad alta vocazione vitivinicola: Suor Marchesa (a Riesi), Vajasindi (sulle pendici dell’Etna a Castiglione di Sicilia) e Risignolo (a Salemi). Nasce, in Florio, il Passito di Pantelleria e nel 2003, dalla fusione delle due storiche Aziende Casa Vinicola Duca di Salaparuta S.p.A. e S.A.V.I Florio & C. S.p.A. nasce la Duca di Salaparuta S.p.A. Nel 2006 le storiche Cantine Florio, un vero gioiello della cultura siciliana, vengono restaurate rispettando e riscoprendo alcuni aspetti importanti del passato e il grande fascino originario delle strutture. Nel 2007 nasce Donna Franca, un marsala semisecco invecchiato almeno 15 anni, evoluzione della Riserva Aegusa. Un prodotto elegante e raffinato dal sapore unico intenso e persistente, che sa regalare emozioni uniche.

Nel 2010 vengono lanciati sette nuovi vini. Il brand Duca di Salaparuta completa la linea delle Tenute con Nawàri e Triskelè. La linea Viene infine completata con Calànica. Il brand Corvo vede nascere un’intera linea dedicata al canale tradizionale: Irmàna; un altro progetto di successo è la linea Glicine, grazie al nuovo nato Glicine Rosso che va ad affiancarsi a Glicine Bianco nato nel 1994. Il brand Florio, invece, vede imbottigliare una riserva di marsala del 1994 che, grazie alle preziose etichette celebrative dei poster storici degli anni ’20 e ’30, vince importanti premi dedicati al packaging. Nel 2011 nasce la nuova Sala di Degustazione esperienziale Donna Franca Florio, per far vivere un’esperienza unica, in uno spazio innovativo, unico al mondo, in cui tradizione e modernità s’incontrano e la degustazione da momento di piacere, diventa una vera e propria esperienza che coinvolge tutti i sensi, suggestiva e quasi teatrale. Florio festeggia i 150 dell’Unità d’Italia con Aegusa 150 anni Limited Edition. La più rara tra le riserve di casa Florio Aegusa 1941 impreziosita da una bandiera tricolore unica: uno smeraldo, un diamante e un rubino per una Limited Edition da collezione.

Nel 2013 Florio festeggia 180 anni e per celebrare questo compleanno eccezionale crea CENTOTTANTA, un prodotto unico e inaspettato, che rappresenta la perfetta sintesi delle sue due anime. CENTOTTANTA è un vino mai concepito prima, che solo Florio e racchiude due mondi, l’immediatezza e la piacevolezza dello zibibbo arricchite dalle note speziate ed evolute del marsala, e una bottiglia gioiello realizzata in 180 pezzi unici. Nel 2016,invece, celebra i 110 anni di Targa Florio. Nata nel 1906 dalla passione di Vincenzo Florio per le imprese audaci e visionarie la mitica competizione automobilistica festeggia i suoi 110 anni e le 100 corse disputate (la competizione venne sospesa in alcune circostanze eccezionali). Florio celebra questo importante anniversario con un’esclusiva Limited Edition, ispirata al raffinato mondo dell’automobilismo di inizio secolo, di uno dei suoi marsala Florio più amati: Targa Riserva. Nel 2017 Florio decide di sperimentare con la spumantizzazione delle uve Grillo e nasce Florio Spumante Brut e nel 2018, Morsi di Luce, elegante vino da dessert, nato dalle uve Zibibbo coltivate sull’isola di Pantelleria e vinificate nelle storiche Cantine Florio di Marsala, compie 30 anni.

Marsala

DEGUSTAZIONE

La degustazione, dopo aver attraversato le cantine, inebriati dai profumi e dai racconti della guida, simpatica, preparata e “illuminata”che, rispondendo a ogni curiosità, ha mostrato grande amore per quel mondo di grande magia, ci ha visto accomodare attorno a un lungo tavolo, arricchito al centro da ramoscelli verdi e splendide composizioni con candelabri, e ad accoglierci in ogni posto 4 vini da degustare abbinati ad altrettanti cibi:

Il Primo è stato un Terre Arse, almeno otto anni di affinamento in piccole botti di rovere, un marsala raffinato ed eclettico, ideale anche per un aperitivo originale. Abbinamento con del buonissimo pecorino.

Il Secondo, Kados Duca di Salaparuta Terre Siciliane IGT, vino bianco dai sentori floreali e fruttati, di colore giallo paglierino con tenui riflessi verdognoli e vellutato al palato. Abbinato a del pane cunzato.

Il Terzo, Corvo novello, è la prima espressione della vendemmia e offre un’anticipazione della nuova annata, profumato e dai colori vivaci. Abbinato a una mattonella farcita di olive nere.

Il Quarto, Targa Riserva 1840, è un marsala elegante, perfetto da dessert, caldo e morbido come il velluto, affina per almeno sette anni in botti di rovere di Slavonia. Abbinato con un buonissimo biscotto di San Martino alla ricotta.

In questo tripudio di sapori non potevano mancare le castagne. Nello store, inoltre, un caro amico mi ha consigliato un’accoppiata, risultata vincente tra un vino e il cioccolato, binomio non facile: Ala Antico Liquorvino Amarascato con cioccolato alla noce moscata di Modica, per intenditori.

PICCOLE PILLOLE SUL MARSALA

1. Marsala fine, invecchiamento di almeno 1 anno.
2. Marsala superiore, invecchiamento di almeno 2 anni.
3. Marsala superiore riserva, invecchiamento di almeno 4 anni.
4. Il Marsala vergine, invecchiamento di almeno 5 anni.
5. Marsala vergine riserva, invecchiamento di almeno 10 anni.
6. Marsala Secco, con zuccheri riduttori inferiori a 40 gr/lt;
7. Marsala Semisecco, con zuccheri riduttori superiori a 40 gr/lt, ma inferiori a 100 gr/lt;
8. Marsala Dolce, con zuccheri riduttori superiori a 100 gr/lt;
9. La caratteristica del Marsala è l’ossidazione, il suo più grande pregio.

Dopo una giornata così inebriante, si è ritornati sul treno storico, che ci ha ricondotto a Palermo, sapendo di essere penetrati nella storia e nel tessuto di una terra mitica che, non affetta da torcicollo sentimentale, guarda dritta al futuro con sempre nuovi progetti. Da parte mia posso dire che la famiglia Reina, proprietaria dell’IIIva di Saronno, holding che possiede Duca di Salaparuta Spa – alla quale fanno capo i brand Florio, storico marchio di Marsala, nonché le cantine Corvo e Duca di Salaparuta- attraverso i suoi collaboratori, ci ha condotto in un viaggio del gusto, riportandoci a un tempo in cui il Marsala, usato dalle nostre nonne in cucina, era un prodotto da gustare in tutto l’arco della giornata.

DALLE NOTE DEL VINO A QUELLE MUSICALI

Il rientro, dopo le note fruttate, speziate, floreali dei vini, ci ha visto rapiti da quelle musicali: da Paolo Benvegnù a Devendra Benhart; da Vinicio Capossela a Petra Magoni; da Morgan a Umberto Bindi; da Eddie Veder ai Creedence; da Frank Zappa agli Alabama Shakes e per finire con Elisa e la cantantessa, Carmen Consoli. Insomma, a San Martino, grazie alla Fondazione FS Italiane, alla Regione Sicilia – Assessorato al Turismo, al presidio Slow Food Sicilia e all’Associazione TrenoDoc di Palermo, tanti mondi mi sono apparsi, cristallizzandosi dentro di me, merito anche degli straordinari amici viaggiatori che, accompagnandomi, mi hanno arricchito, divertito, rendendo unico ogni momento. Un ringraziamento speciale va a Daniele Fucarino, Presidente dell’Associazione TrenoDoc di Palermo, conosciuto durante un intervista e diventato caro amico caro che, allora come nei due viaggi, il primo a Castelvetrano e Selinunte e il secondo a Marsala, con il suo grande entusiasmo, cultura e amore per la nostra Sicilia, è riuscito a catapultarmi in un’altra dimensione che ho amato vivere e rivivrò per guardare, ancora una volta, dal finestrino il bel paesaggio siculo che scorre come in un film.

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Giusi Patti

Giusi Patti

Mi chiamo Giusi Patti, ma sono anche la Dottoressa Pattin, Giuseisha e Patti Holmes. Una e tante. Mi definisco un "complesso", anzi un condominio di donne che coabitano pacificamente. La prima, l'originale, è laureata in filosofia; la seconda è una studiosa, specializzata in "uomini e donne d-istruzioni per l'uso"; la terza è una guru del sorriso e la quarta, infine, un'indagatrice. Tutte, proprio tutte, sono legate da un fil rouge che è l'amore per i viaggi fatti e in sognati, ma sempre conditi da miti e leggende. Chiedetemi e cercherò di soddisfare ogni vostra curiosità con pensieri parole opere e mai omissioni. Parola mia.

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