Le Storie

Tanti auguri Farm Cultural Park: “A place that makes you happy”

La vostra Patti Holmes, nel weekend appena trascorso, si è tuffata in un luogo futuristico, devoto all’arte contemporanea, per festeggiarne il settimo compleanno.

Non è Bilbao, New York, Tokio, Parigi, troppo lontane, ma un’isola felice in un’isola, molto amata da me, un tempo felix. Volete scoprire immediatamente il suo nome? Lo so, ma ricordatevi che, avendo per avo e mentore medianico lo zio Scherlock. Non posso fare a meno di darvi una rosa di indizi ed eleggervi, sperando che non mi deludiate, a miei Watson. Siete pronti? Bene, così mi piacete, e allora si parte. Siamo diretti:

1) nell’entroterra agrigentino;

2) a pochi chilometri dalla Valle dei Templi e dalla Scala dei Turchi;

3) in un “Museo di persone”;

4) nel sesto sito di arte contemporanea più visitato al mondo;

5) frutto di una dichiarazione d’amore alla propria terra d’origine;

6) in una cittadina dal toponimo di matrice araba, Fawwara, che significa “polla d’acqua sgorgante con impeto”.

10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1. No, tontoloni miei, non sto dando i numeri, ma facendo il countdown, al termine del quale dovrete rivelarmi il nome di questo regno della fantasia. Stop, tempo scaduto, questa mia narrazione ci condurrà, rullio i tamburi, alla Farm Cultural Park, contesto di grande creAttività. Ammetto di essere partita così carica di aspettative che temevo di restarne delusa e, invece, tutto potevo immaginare tranne che la realtà potesse superare la mia, già fervida, fantasia.

Appena arrivata sono stata posseduta da uno strano fenomeno, quello di vedere affiorare in me, ascendendo vorticosamente, le quattro età della vita. Contemporaneamente, infatti, ho vissuto l’attesa, corrispondente all’infanzia; la giovinezza, al sogno; l’adultità, al viaggio e l’oltre, al mutamento di esistenza.

Vi sembrerò ancora più stramba del solito, ma devo ammettere, anche, di essermi sentita Alice nel paese delle Meraviglie.

Scoperta ad accarezzare ogni angolo con occhi stupiti e pervasa da un turbinio di sensazioni inebrianti che si intrecciavano e rincorrevano nella mia mente. Insomma, sedotta già sulla soglia.

Adesso, però, faccio un passo indietro per farvi accostare lentamente a questo luogo di azione creatrice e poetica. Dopo aver seguito le indicazioni per la Chiesa Madre, eccomi dinanzi a una Kasbah dalla bellezza spiazzante, dominata, in alcuni spazi, dal bianco e in altri dal colore, pronta ad esplorare questo parco giochi dell’arte contemporanea come una bambina su una giostra euforizzante.

Creata il 25 giugno del 2010 dal notaio Andrea Bartoli e dalla moglie, l’avvocato Florinda Saieva, Farm Cultural Park sorge all’interno del “Cortile Bentivegna”.

Questo pezzo di città è costituito, a sua volta, da sette piccoli cortili siti nel centro storico di Favara. I luoghi da cui la coppia di mecenati ha tratto ispirazione sono stati: il Palais de Tokio di Parigi; Marrakech, la piazza principale del Marocco e luogo di grande vitalità e il mercato di Camden Town di Londra, così vicino grazie ad una strisciante chiocciola fucsia che si inerpica su un candido muro.

D’altronde, come l’accogliente e sorridente padrone di casa ha raccontato in più di una intervista, l’idea di questo piccolo universo eterogeneo prende vita dopo la nascita della prima figlia.

La coppia, infatti, divisa tra Parigi e Favara, decide di tornare a vivere stabilmente in Sicilia e sostituire alle lamentele la fattività. Comprato il piccolo borgo, giorno dopo giorno e con onori e oneri, l’archetipo si fa reale fino a diventare quello che è oggi e cioè non solo museo di arte contemporanea, ma centro culturale e turistico ospitante mostre pittoriche, installazioni, residenze per creativi, presentazioni di libri, corsi di architettura anche per i più piccoli e concerti per attirare i giovani, forse spaventati dall’arte, questa sconosciuta, ma non dalla musica, linguaggio più congeniale.Un dispositivo multi-task, all’insegna dell’arte più visionaria, nata allo scopo di recuperare il centro storico della cittadina e trasformarlo nella seconda attrazione turistica della provincia di Agrigento, dopo la Valle dei Templi. Aperta al dialogo con la grandiosa arte degli antichi.

Ma cos’è Farm Cultural Park?

E’ riqualificazione urbanistica; cambiamento socio-culturale; scommessa vinta su una rigenerazione possibile. Un investimento su genialità e competenze; contagio corroborante; incubatrice per innovatori e creativi; movimento virtuoso. Oppure un’esperienza glocale che si innesta in quella globale. Spazio simbolico di riscatto per tanti giovani; fattoria di idee e luogo in cui ritrovare la joie de vivre.

Tutto questo grazie ad un piccolo varco, aperto nell’ignoto ormai noto, che, fungendo da fil rouge, guida il visitatore in questo viaggio emozionale, e dal bagaglio colorato, tra Murales che animano luoghi dell’incuria, spazi che sprizzano luce ed energia, bed and breakfast e food&beverage tra cui spicca l’arancina meccanica di Marco Piraino, gustoso omaggio al Maestro Kubrik.

Un meraviglioso progetto familiare ormai diventato “Farmiliare”.

Come lo definiscono i due concreti ideatori, uniti nella vita e nell’arte, che hanno portato a Favara il loro vissuto, fino a sette anni prima, fuori dalla Sicilia. Dimenticavo di raccontarvi l’apparizione che mi ha colto e accolto all’arrivo: una dea dalla gonna gialla a corolla, capello corto e scuro, sguardo deciso e ammaliante, Florinda Saieva, personificazione del teorema secondo il quale in Sicilia il divino alberga nell’umano.

Detto ciò, non posso che invitarvi ad andare alla Farm, che questa estate vi stupirà con un ventaglio di proposte irresistibili, e lasciarvi con una frase che, campeggiando sul frontone del Teatro Massimo di Palermo, così recita: “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”.

La vostra Patti Holmes, per il momento, passa e chiude.

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Giusi Patti

Giusi Patti

Mi chiamo Giusi Patti, ma sono anche la Dottoressa Pattin, Giuseisha e Patti Holmes. Una e tante. Mi definisco un "complesso", anzi un condominio di donne che coabitano pacificamente. La prima, l'originale, è laureata in filosofia; la seconda è una studiosa, specializzata in "uomini e donne d-istruzioni per l'uso"; la terza è una guru del sorriso e la quarta, infine, un'indagatrice. Tutte, proprio tutte, sono legate da un fil rouge che è l'amore per i viaggi fatti e in sognati, ma sempre conditi da miti e leggende. Chiedetemi e cercherò di soddisfare ogni vostra curiosità con pensieri parole opere e mai omissioni. Parola mia.

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