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A Sutera le feste pasquali durano un giorno in più: arriva il Pasquone

Un viaggio nel borgo dove le feste pasquali durano un giorno in più.

A Sutera, piccolo comune nisseno, si celebra domani il Pasquone, la festa patronale dedicata a San Paolino. Il programma della giornata prevede alle ore 10 l’uscita delle autorità, con il mazziere e la mazza e con banda musicale a seguito. Il percorso va dalla residenza municipale alla volta del santuario di San Paolino situato sul punto più alto della montagna che sovrasta il borgo.

Sempre all’interno del santuario alle 11 verrà celebrata la messa. Alle 12,30 la processione di “Li Santi Casci”, le urne che conservano al loro interno le reliquie di San Polino e Sant’Onofrio, che dalla vetta della montagna si snoderà lungo le stradine del paesino fino alle 14, ora in cui è previsto l’arrivo alla chiesa di Sant’Agata.

Domenica poi “Li Santi Casci” torneranno nuovamente sulla vetta della rocca.

Tra i protagonisti dell’antico rito le confraternite del SS. Sacramento (detti i bianchi), dello Spirito Santo (i rossi) e di Maria SS. Degli Agonizzanti (verdi). Le urne, che secondo tradizione ospitano le spoglie mortali dei due santi, sono arche di pregiatissima fattura. Le sacre reliquie furono custodite nel 1498 in un’urna di tipo aragonese di finissimo argento commissionata agli artigiani palermitani dalla potente famiglia dei Pujades.

Quel reliquario è uno dei più importanti esempi dell’alta scuola di oreficeria siciliana del XV secolo. Antica anche l’origine del culto di San Paolino. Le reliquie del santo vescovo di Nola e di Sant’Onofrio (re di Persia), furono trasportate a Roma dai cristiani nell’anno 1001 e successivamente donate al principe Federico Chiaramonte nel 1220.

La nobile famiglia le custodì gelosamente e, circa un secolo dopo, appunto nel 1336, venne fatto costruire da Giovanni Chiaramonte il santuario di San Paolino e le sacre reliquie vennero quindi donate da un cugino, che le aveva ereditate, e da allora sono custodite sulla cima della rocca. Per tradizione i suteresi suonano il campanone, posto alla sommità del monte 815 metri come atto di omaggio e sottomissione ai santi patroni del piccolo centro

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