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Sicilia, alle grotte della Gurfa si celebra l’equinozio di primavera

Oggi vi conduco a una Festa di Primavera dal sapore unico.

Con i potenti mezzi della fantasia avrei potuto catapultarvi nei riti equinoziali di ogni tempo e latitudine: in Egitto a celebrare “Sham El Nessim”; nella terra dei Celti, “Beltaine”; in Grecia, i “Piccoli Misteri Eleusini” o nell’antica Roma, i “Ludi Megalenses”. Ma, non amando lo scontato e il già raccontato, non vi farò allontanare dalla Trinacria, precisamente dalla Sikania, e dalle sue eccellenze che la rendono unica e inimitabile. Siete pronti per questo percorso emozionale? Bene, la vostra Patti Holmes, detective dei misteri, vi darà qualche indizio che vi condurrà alla meta di oggi.

Vi anticipo che siamo diretti in una sorta di “santuario preistorico”; scavato nella roccia viva; sito nell’entroterra siciliano; meta di studiosi e in delle “Grotte” che grotte non sono e ospiterebbero la tomba del re cretese Minosse. Il luogo che ci accoglierà, che dista cinque chilometri da Alia, un paese di origine araba sul versante sud delle Madonie, sono le “Grotte della Gurfa”, un antico insediamento rupestre la cui datazione risalirebbe all’età del bronzo.

A questo punto potreste domandarvi cosa c’entri tutto ciò con l’Equinozio di Primavera, ma abbiate pazienza e lo scoprirete.

L’appassionata e illustre guida che ci farà penetrare in questo luogo misterico e controverso è il professore Carmelo Montagna, architetto, ricercatore dell’I.E.ME.ST (Istituto Euro Mediterraneo di Scienza e Tecnologia), sindaco di Marianopoli e studioso che ha dedicato 25 anni della sua vita alla soluzione di questo affascinante enigma. Con la calma di chi “sa di sapere”, a chi superficialmente le ha definite “granai”, facendo derivare il termine Gurfa dall’arabo “Ghorfa”, divenuto in siciliano “Gurfi” che significa, appunto, “magazzino”, ha obiettato che gli arabi le destinarono a quest’uso avendole trovate, però, già bell’e pronte. Secondo lo studioso la sua giusta classificazione è quella di manufatti “per via di levare”: in altre parole “l’Arte del Levare” consiste nel togliere le parti non essenziali dell’Opera per farle “nascere alla vita”, proprio come l’arte della levatrice.

Non vi ho ancora detto, però, che le “Grotte della Gurfa” sono la più grande Thòlos, costruzione funeraria, del Mediterraneo e che, sempre secondo Montagna, il costruttore di questa grandiosa architettura “mostrava la memoria dei modelli di case e tombe a Thòlos ciprioti di Choirokotia e del Megaron ligneo anatolico-frigio di Gordion”. Il nostro “Ierofante”, però, solletica ulteriormente la nostra curiosità con una leggenda che proprio leggenda non è.

Si narra che in questo luogo, “impregnato di arcaica sacralità”, si trovi la tomba di Minosse. Il re cretese venuto in Sicilia all’inseguimento di Dedalo, il geniale costruttore del labirinto di Cnosso.

Ma andiamo per ordine.

Minosse commissiona a Dedalo il labirinto in cui segregare il Minotauro. Quest’ultimo, cannibale e mostruoso, figlio di un rapporto folle fra la moglie Pasifae e Giove in forma taurina, viene ucciso da Teseo al quale Arianna, perdutamente innamorata, rivela, su confidenza di Dedalo, il segreto per uscirne vivo.

Ma il re, alla conclusione della grandiosa opera, decide di rinchiudervi dentro anche il costruttore, per punirlo, e il figlio di questi Icaro.

Dedalo, ingegnosamente, costruite con delle penne delle ali e attaccatele ai corpi, riesce a volare verso occidente col figlio. Icaro, però, avvicinandosi troppo al sole e fattele sciogliere, precipiterà in mare, mentre lui approderà, “tre generazioni prima della guerra di Troia”, nella Sikania dell’età del Bronzo antico. Precisamente, nel promontorio di Heraclea Minoa, così chiamata per la memoria dei passaggi di Minosse (eroe culturale minoico ) ed Heracle (eroe culturale miceneo). Nelle terre del re Cocalo, sulla rocca di Camico, dove Minosse, venuto a conoscenza della fuga e organizzata una spedizione, giungerà trovandovi la morte.

Il racconto della saga di Minosse si conclude con la sua sepoltura in un ambiente funerario monumentale dedicato alla dea Afrodite, sito presso Kamikos e lungo la vallata del fiume Halykos/Platani. Descrizione, questa, che corrisponderebbe alla Thòlos della Gurfa e tesi avvalorata da Erodoto e Diodoro Siculo.

Sul Giornale di Sicilia, in un’interessante e illuminante recensione a “Il Tesoro di Minos” (libro pubblicato dall’Officina di Studi Medievali con una lunga prefazione dell’indimenticabile Sandro Musco, insigne studioso medievista) di Aurelio Pes, autore teatrale e drammaturgo, il ricercatore viene paragonato a Socrate, Giordano Bruno, Proust, Rimbaud, Verlaine, Joyce, Gauguin e Van Gogh. Tutti “uomini straordinari” che, avversati in vita, in qualche caso furono condannati a morte per aver mutato il corso degli eventi. Ma, riavvolgendo il nastro, c’è un’ulteriore prova del legame delle “Grotte della Gurfa” con Minosse. E questa è da ricercare in una iscrizione che rappresenta il tridente”, simbolo di quel Poseidone, divinità del mare all’apice del pantheon minoico-miceneo, che gli inviò in dono il toro sacro.

Proprio grazie all’impegno del Professore Carmelo Montagna, del Dottor Francesco Todaro, Sindaco di Alia, e della Dottoressa Calogera Gattuso, Presidente di SiciliAntica, il 25 marzo si festeggerà, come ormai da qualche anno, “l’Equinozio di Primavera alla Gurfa”. 

L’evento lascerà i tanti visitatori esterrefatti.

Trovarsi al cospetto di una tale grandiosità, e colpiti, in quello che è l’ambiente più grande tra i sei detto Thòlos. Folgorati da una lama di luce, un raggio suggestivo che da un oculus, posto alla sommità, illuminerà la fossa del Nadir.

E proprio questo foro, per il nostro studioso, è una prova aggiuntiva del legame tra questa monumentale opera dell’uomo e il mondo miceneo. Nel rito della “Catabasi”, veniva messo alla prova il coraggio del futuro re calandolo, attraverso un’apertura, dentro la tomba in cui sarebbe rimasto per un periodo imprecisato per dimostrare lo sprezzo della morte. Una sorta di discesa nell’Ade con conseguente risalita da “sovrano”.

Se volete partecipare a questa giornata dedicata al grande rito solare, che determina il rinnovarsi ciclico del tempo cosmico, l’appuntamento è per sabato 25 marzo alle 10,30 alle Grotte della Gurfa.

Il programma prevede alle 11,00 una visita guidata a cura del Professore Montagna. Alle 12,00 la visione dell’infiltrazione dei raggi solari, attraverso una fessura nella roccia della Thòlos, che colpisce la fossa del Nadir pavimentale. Si prosegue alle 12,30 l’esecuzione musicale “Le colonne sonore dei grandi film” a cura di G. Palmeri e V. Indovino. Per finire, alle 13,00 una degustazione di prodotti tipici locali. Alla manifestazione parteciperanno: l’Avv. Carlo Vermiglio, Assessore Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana. E poi il Dott. Alfonso Lo Cascio, Presidenza Regionale SiciliAntica, e i già citati, Dott. Francesco Todaro e Dott.ssa Calogera Gattuso. Ed infine il Prof. Carmelo Montagna, che ci ha guidato in questo affascinante viaggio che, sono sicura, resterà scolpito nel vostro cuore e nella vostra mente.

 

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Giusi Patti

Giusi Patti

Mi chiamo Giusi Patti, ma sono anche la Dottoressa Pattin, Giuseisha e Patti Holmes. Una e tante. Mi definisco un "complesso", anzi un condominio di donne che coabitano pacificamente. La prima, l'originale, è laureata in filosofia; la seconda è una studiosa, specializzata in "uomini e donne d-istruzioni per l'uso"; la terza è una guru del sorriso e la quarta, infine, un'indagatrice. Tutte, proprio tutte, sono legate da un fil rouge che è l'amore per i viaggi fatti e in sognati, ma sempre conditi da miti e leggende. Chiedetemi e cercherò di soddisfare ogni vostra curiosità con pensieri parole opere e mai omissioni. Parola mia.

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