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San Calogero, il “Santo Nero” che unisce tutti i siciliani

Il culto dell’amato e venerato San Calogero abbraccia oggi quasi tutta la Sicilia.

Il santo eremita ha, nel corso dei secoli, avvicinato e convertito alla fede cattolica migliaia di fedeli che ogni anno rendono il loro tributo al loro amato intercessore. La storia del religioso, nato nel 466 e venuto da Calcedonia, si mischia spesso alla leggenda e gli aneddoti in merito si sprecano.

Racconta una leggenda, infatti, che un cacciatore di Naro, in Sicilia, inseguendo una cerva ferita, capitò in una grotta dove viveva un vecchio nero come la pece. L’eremita disse di essere Calogero, fratello di Diego e Gerlando, due santi venerati rispettivamente a Canicattì e ad Agrigento. Per desiderio espresso di Calogero (il nome nella etimologia greca vuol dire semplicemente “bel vecchio”, e con questo appellativo venivano indicati gli eremiti), il cacciatore tacque per alcuni anni la notizia; poi quando gli abitanti di Naro si recarono in processione alla grotta, del santo eremita trovarono soltanto le ossa.

Ma ad Agrigento, smentendo in parte la leggenda di Naro, si parla addirittura di quattro santi eremiti col nome di Calogero, patroni di Naro, di Agrigento, di Licata e di Sciacca.

A Naro, il culto parte già dalle prime ore del 15, giorno in cui la statua del Santo viene portata dalla cripta sottostante la chiesa, all’altare.

I festeggiamenti culminano il giorno 18, quando viene issata sulla straula o ‘carro dei Miracoli’ e trasportata dal Santuario fino alla Chiesa Madre, con una corda tirata dai fedeli, spesso a piedi scalzi, al grido di ‘viva Diu e San Calò’.

Un’altra processione, trasporterà la statua, nel pomeriggio del giorno 18, dalla Chiesa Madre alla chiesa di San Francesco, per concludersi poi di notte, con uno spettacolo pirotecnico. Il giorno successivo, il Santo viene portato di nuovo al Santuario; la processione termina, e così i festeggiamenti, con la Santa Messa. Infine, il simulacro ritorna presso la cripta. Durante l’ottava dei festeggiamenti, il giorno 25, il Santo viene portato nuovamente in processione per le vie cittadine.

Nel provincia nissena, il culto del ‘Santo nero’ è anche molto sentito e celebrato a Campofranco, Mussomeli e Milena dove il sacro si mescola al folklore, con processioni capeggiate dal simulacro del Santo e la benedizione dei pani, distribuiti successivamente ai fedeli. I fedeli milocchesi, ogni anno, sono soliti raggiugere a piedi il vicinioro comune di Campofranco percorrendo quella che era un tempo la reggia trazzera e che oggi rientra nel percorso della tanto acclamata “Magna Via Francigena”.

Particolare, è anche il culto di Petralia Sottana, in provincia di Palermo, che intreccia devozione cristiana e riti pagani del dio greco-romano Kronos (Saturno).

Considerato Patrono della cittadina e protettore del raccolto, la statua di San Calogero, (opera di frate Umile Pintorno da Petralia, del XVII secolo) viene portata a spalla dai fedeli sulla ‘vara’, un fercolo in legno dal peso di ben 18 quintali.

L’opera viene addobbata con ex voto, rose, gigli e soprattutto spighe, ma anche fave e amarene.

Stesso discorso per Aliminusa (Palermo), cittadina in cui San Calogero viene festeggiato il 24 agosto, in concomitanza con la fiera agricola. A Sciacca, dove Calogero è compatrono, il giorno precedente e antecedente alla festa vengono dedicati ad una processione, spesso a piedi scalzi, fino alla Basilica Minore sita sul monte Kronio.

A San Salvatore di Fitalia (ME) erano custodite le reliquie di San Calogero, dai monaci basiliani del convento di Fragalà, attualmente si trovano si trovano a Frazzanò (ME). Un culto sfrenato , dunque, quello legato al “Santo Nero” e che vede uniti i siciliani.

Simy
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Erika Diliberto

Erika Diliberto

Nata a Bologna, figlia di un carabiniere, ha cambiato più volte casa e “pelle”. Ha collaborato con diversi blog e con il Giornale di Sicilia. Dedica il proprio tempo libero alla sua famiglia più che speciale composta da marito, quattro cani, tre canarini e cinque gatti! Detesta i termini ambientalista o peggio ancora animalista. “Sono solo una donna che apprezza la vita e che la rispetta in tutte le sue forme, dalla più piccola alla più grande”. Adora far lunghe passeggiate all'aria aperta accompagnata dai suoi quattro zampe, al caos predilige di gran lunga il silenzio e le persone che sanno ascoltare più che parlare. Ama la sobrietà e la semplicità d'animo anche nella scrittura. D’altronde la sua citazione preferita è dello scrittore russo Isaak Babel: "Non c'è ferro che possa trafiggere il cuore con più forza di un punto messo al posto giusto".

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