Le Storie

San Biagio Platani dice addio ai suoi artistici “Archi di Pasqua”

Dopo una lunga tradizione durata ben mezzo secolo, quest’anno il Comune agrigentino di San Biagio Platani ha dovuto congedarsi e dire addio ai suoi famosi e rinomati “Archi di Pasqua“. Un vero e proprio lutto per i cittadini che si sono visti portar via una delle ricorrenze piu radicate e sentite dell’intera comunità. La causa di tutto ciò è unicamente attribuita alla mancanza di fondi ed a nulla è valso l’accorato appello del primo cittadino Santino Sabella che a tempo debito aveva chiesto aiuto e supporto ai privati per poter sponsorizzare l’evento che da anni richiama a se migliaia di visitatori e turisti da ogni parte del mondo. Una tradizione, quella degli “Archi di Pasqua” che ha, nel corso degli anni, legato in maniera indissolubile il nome piccolo centro tra i Monti Sicani, ai famosi archi di pane, trasformandolo in un accogliente salotto a cielo aperto, per un periodo che va ben oltre la settimana santa. Ma ritornando alle origini, l’usanza unica degli “Archi di Pasqua” nasce intorno a metà del ‘700 per motivi religiosi e precisamente per festeggiare la resurrezione ossia il trionfo di Cristo sulla morte. La Festa degli “Archi di Pasqua” è lo spettacolare e suggestivo esito di una competizione artistico-artigianale, unica nel suo genere in Sicilia. Per molte settimane, prima della Pasqua, le confraternite dei “Madunnara” (devoti alla Madonna) e dei “Signurara” (devoti a Gesù), sono impegnate nella costruzione di imponenti composizioni di canne e ferle; queste fanno da incastellatura a magnifici addobbi artistici di agrumi, alloro e soprattutto di pane, nelle più svariate forme e dimensioni. Le grandiose costruzioni artistiche, di archi, cupole, e campanili vengono poi disposte lungo tutto il corso Umberto I, la via principale del paese: la straordinaria ricercatezza delle decorazioni, unita alla illuminazione serale trasformano San Biagio Platani nel più sontuoso ed accogliente salotto a cielo aperto. Il Culmine della manifestazione si ha poi il giorno di Pasqua, quando il Cristo e la Madonna si incontrano davanti la chiesa Madre, nonostante gli “archi” rimangono montati anche per diverse settimane seguenti. Gli “archi” oggi rappresentano il paese stesso. Sono un simbolo, un motivo per richiamare non solo gente dai paesi limitrofi, ma anche per far conoscere l’artigianato locale a turisti e semplici curiosi che ogni anno hanno affollato le strade di San Biagio. Ci si augura che quella di quest’anno rappresenti solo una breve pausa e che la tradizione degli “Archi di Pasqua” possa nuovamente continuare a ripetersi negli anni a venire senza se e senza ma!

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Erika Diliberto

Erika Diliberto

Nata a Bologna, figlia di un carabiniere, ha cambiato più volte casa e “pelle”. Ha collaborato con diversi blog e con il Giornale di Sicilia. Dedica il proprio tempo libero alla sua famiglia più che speciale composta da marito, quattro cani, tre canarini e cinque gatti! Detesta i termini ambientalista o peggio ancora animalista. “Sono solo una donna che apprezza la vita e che la rispetta in tutte le sue forme, dalla più piccola alla più grande”. Adora far lunghe passeggiate all'aria aperta accompagnata dai suoi quattro zampe, al caos predilige di gran lunga il silenzio e le persone che sanno ascoltare più che parlare. Ama la sobrietà e la semplicità d'animo anche nella scrittura. D’altronde la sua citazione preferita è dello scrittore russo Isaak Babel: "Non c'è ferro che possa trafiggere il cuore con più forza di un punto messo al posto giusto".

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