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Salina Isola Slow, fino a domenica “La voce della resilienza”

Oggi la meta della vostra Patti Holmes è Salina, chiamata la “verde” in quanto l’unica delle sette sorelle eoliane ad avere avuto il prezioso dono dell’acqua dolce e, di conseguenza, una rigogliosa vegetazione di felci, pini, castagni, querce, ginestre e mirti, eccezionale per un’isola vulcanica.

Il nostro viaggio approda in questa magica isola non solo per raccontarne le tante bellezze, ma perché dal 26 al 28 Maggio si svolgerà la XIV edizione di Salina Isola Slow, “La voce della Resilienza”, un lungo fine settimana ricco di eventi, degustazioni e laboratori del gusto, realizzati dai ristoratori e dalle donne slow che vogliono promuovere la biodiversità locale e il turismo ECOgastronomico.

Ma cos’è la “Resilienza”? È una parola che ha una storia antica che affonda le radici nel latino resilis, che significa rimbalzare, ritornare in fretta e rimanda alla capacità affascinante di sopravvivere e resistere agli eventi negativi. Citando Nietzsche: “Quello che non ci uccide ci rende più forti”.

Da questo punto di partenza, pregno di significato, la vostra indagatrice, abbandonando per un attimo l’attualità, vuole penetrare tra le pieghe dei nomi che le furono attribuiti, per rivelarne l’essenza. Il greco “Dìdyme”, ossia la doppia, sarebbe legato a Monte Fossa delle Felci e Monte dei Porri, due coni vulcanici gemelli, separati dall’altopiano di Valdichiesa, che, secondo un’interpretazione mitica, sarebbero i seni di una dormiente Venere; quello attuale, invece, a un laghetto costiero adibito a salina.

La nostra passeggiata, prima di ritornare all’evento sul gusto che è il fil rouge che collega le varie anime di questo articolo, continua alla scoperta di luoghi e suggestioni. La prima tappa è Rinella, uno dei due porti principali dell’isola assieme a Santa Marina, che vi colpirà per la sua piccola spiaggia nera come la pece che, in certi giorni, potrebbe apparirvi rosa. Magia? No, solamente il fenomeno degli “sconcassi” che, provocando la moria di una miriade di gamberetti, asfissiati da gas submarini, le regala questo colore. Sempre a Rinella vi è Prà Venezia, una baia raggiungibile a piedi, sulla cui sommità si trova un anfiteatro a picco sul mare con tramonti mozzafiato.

Tra i due “seni di Venere”, come abbiamo già accennato, si adagia morbidamente Valdichiesa, un piccolo borgo con il Santuario della Madonna del Terzito, la cui prima cappella, risalente al V secolo, sarebbe stata edificata da un monaco eremita che vi avrebbe dipinto anche un’immagine della Vergine. Sul perché si chiami “del Terzito” ci viene in aiuto il termine spagnolo “tersillo” che indica il terzo rintocco della campana, quello che, probabilmente, scandiva i tempi della preghiera in epoca antica e che nel 1622 venne udito da alcuni boscaioli che, dopo secoli di abbandono e disuso del santuario, decisero di costruire, proprio sui resti della cappella del V secolo, la nuova chiesa in onore della Madonna.

Altra tappa è Malfa, il comune più popolato dell’isola, che avrebbe ereditato il nome da un gruppo di amalfitani che nel XII secolo su incentivo dei regnanti Normanni, che concedevano parecchi benefici a chi avesse ripopolato queste terre, vi si trasferirono. Immancabile è l’esplorazione di Pollara, il paesino marinaro con la Baia omonima, e delle sue balate, raggiungibili attraverso una ripida scalinata che attraversa la casa rosa del “Postino”, chiamata così per l’omonimo film. E, magia delle magie, se lo vorrete, vi ritroverete a fare il bagno in un preistorico cratere sommerso, di cui sono ancora visibili i resti plasmati dal fuoco, dal vento e dal mare.

Ma la verde Salina è nota, soprattutto, per essere la patria del Malvasia, un delicato vino dolce che Luigi Salvatore d’Austria così descriveva: “Si tratta di un vino meraviglioso al quale è attribuita, tra l’altro, la vigoria degli abitanti delle Isole Eolie e secondo una diffusa credenza possiede anche un eccezionale potere curativo “. Il recupero del marchio D.O.C. della Malvasia di Salina, definito nell’antichità “nettare degli dèi”, si deve a Carlo Hauner, artista bresciano di origini boeme, che scoperta l’isola ne 1963, vi si stabilì nel 1970, creando un’azienda agricola di cui, alla sua morte avvenuta nel 1996, hanno continuano a occuparsi gli eredi.

Ecco che il richiamo del cibo, (indimenticabile il ‘pane cunzato’, “condito” con melanzane arrostiste, ricotta salata, cucunci, “i fiori di cappero”, e peperoncino), facendosi pressante, ci riconduce alla manifestazione da cui siamo partiti: la XIV Edizione di questa collaudata manifestazione, a cura della Comunità del Cibo “Salina Isola Slow” della Condotta Slow Food “Isole Slow Siciliane”, legata a doppio filo ai concetti di territorio, stagionalità, tradizione, km. e miglio zero e naturalmente il “Buono, Pulito e Giusto”.

In questa narrazione e in apertura di questa appetitosa tre giorni, si innesta la storia di due ragazzi, Tommaso Ragonese e Marco Crupi , l’uno figura camaleontica di viaggiatore che vuol confondersi, ovunque vada, tra i locali per viverli nella loro verità, e l’altro, fotografo professionista seguito in tutto il mondo, che, giocando con le iniziali dei loro nomi, hanno creato MeaningfulTravels.net, un progetto di viaggio in Sicilia in bicicletta lungo i sentieri del gusto.

La vostra Patti Holmes è rimasta folgorata da questa prospettiva perché i due “esploratori”, viaggiando “oltre” e andando “altrove”, hanno scoperto il vero “ingresso di paesaggi” proprio nella terra da cui si erano allontanati, per conoscere il mondo, e a cui sono ritornati, per raccontarne tutta la bellezza che gli dèi le hanno donato e, di contro, gli uomini, spesso, profanato.

Un lento Grand Tour contemporaneo, il loro, che parte da Goethe e il suo “SE LA SICILIA E’LA CHIAVE DI TUTTO, CHE CHIAVI POSSONO FORNIRE QUESTE RADICI PER VIVERE UNA VITA PIENA E FELICE?”, per trovare le risposte. Da parte mia, spero che Tommaso e Marco vorranno raccontare a me e a voi, cari lettori de “I Viaggi di Cicerone”, le tante chicche di questo viaggio intorno al gusto, in senso lato, che ha il suo centro nella loro e nostra Sicilia.

La vostra Patti Holmes vi saluta e, per maggiori informazioni su “Salina Isola Slow”, vi invita a scrivere a isoleslowsiciliane@gmail.com.

Per saperne di più, invece, sul progetto di Tommaso Ragonese e Marco Crupi  https://meaningfultravels.net

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Giusi Patti

Giusi Patti

Mi chiamo Giusi Patti, ma sono anche la Dottoressa Pattin, Giuseisha e Patti Holmes. Una e tante. Mi definisco un "complesso", anzi un condominio di donne che coabitano pacificamente. La prima, l'originale, è laureata in filosofia; la seconda è una studiosa, specializzata in "uomini e donne d-istruzioni per l'uso"; la terza è una guru del sorriso e la quarta, infine, un'indagatrice. Tutte, proprio tutte, sono legate da un fil rouge che è l'amore per i viaggi fatti e in sognati, ma sempre conditi da miti e leggende. Chiedetemi e cercherò di soddisfare ogni vostra curiosità con pensieri parole opere e mai omissioni. Parola mia.

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