Borghi

Poggioreale, piccolo gioiello tra le ghost town più suggestive d’Italia

Oggi la meta della vostra Patti Holmes è Poggioreale, uno dei comuni più colpiti dalla violenta scossa di terremoto che il 14 gennaio 1968 mise in ginocchio la Valle del Belìce. Questo luogo a me particolarmente caro, per i racconti di mio padre che all’epoca era un giovane medico impegnato nei soccorsi, voglio narrarvelo a modo mio, quasi per riappropriarmi di quel tratto di vita non vissuto, ma solo ascoltato.

Poggioreale è un piccolo gioiello, diroccato, disabitato, entrato di diritto tra le ghost town più suggestive d’Italia e inserito in un paesaggio che ieri abbracciava i suoi fasti, oggi la sua decadenza. Arrivata, ad attendermi un cancello che sembra voler separare la Poggioreale antica da quella moderna e “illegittima” che l’ha soppiantata, ma, varcato questo merletto in ferro battuto, mi ritrovo catapultata in uno ieri che mi lascia immediatamente senza fiato.

Dinanzi a me, infatti, si apre un “cassaro” con splendidi palazzi nobiliari dalle inferriate barocche, scalinate che sembrano ricami, volte affrescate e ingressi imponenti; un teatro, quello dei Principi, di cui si scorgono ancora i palchetti, l’emiciclo, i camerini degli artisti, alcuni brandelli di cartelloni; la chiesa di Sant’Antonio da Padova, con la facciata neoclassica in stile pompeiano; la biblioteca comunale con la scuola elementare tinteggiata di grigio; il palazzo del Municipio e un groviglio di case con porte semichiuse e balconi sospesi in aria.

Adesso voglio immaginare il suo corso principale, che sto attraversando, in una mattina come tante, popolato da aristocratici, burgisi e contadini diretti a piazza Elimo. Li seguo e, spenti le voci e i pensieri, mi fermo a contemplarla: insegne di una bottega che vendeva pane, pescherie di epoca fascista, ganci di una macelleria, una scalinata che raggiunge i ruderi della navata centrale della Chiesa Madre e il campanile, con un bell’orologio di cui riusciamo a sentire quasi i rintocchi. E, ancora, le sveglie all’alba, le corse dei bambini fino a scuola, il canto delle donne, intente a stendere i panni, i passettini di qualche aristocratica con dama di compagnia al seguito, le discussioni animate dei signorotti al circolo, le risate a tavola e i bar odoranti caffè.

E come in un flash, rientrata nel presente, ricollego la scenografica piazza delle mie visioni con numerosi film, “L’uomo delle Stelle”, “Malena”, “La Piovra”, “Cefalonia”, che l’hanno scelta perché luogo fuori dal tempo, nutrimento prezioso per la settima arte, inconsapevole itinerario dove ogni cosa è proprio dove dovrebbe essere.

Tutte le suggestioni evocate possono essere vissute grazie all’Associazione “Poggioreale Antica” che sta lavorando duramente affinché questa dormiente “città fantasma” diventi un museo a cielo aperto, in grado di richiamare un turismo di nicchia che vada a sostituire quello di passaggio, spesso distratto, che di tanto in tanto la popola,

Voglio concludere questa visita al centro di piazza Elimo, accanto al monumento dedicato ai terremotati che, vigilando come un Genius Loci sulle vestigia di Poggioreale, presenta un’iscrizione che così recita: “Ho visto di notte una luce accendersi dentro ai tuoi occhi, terra amata, ardenti, di speranze antiche, nonostante il grido del futuro spezzato il silenzio solitario degli anni. Sei fonte di vita Poggioreale. Montagna del risveglio. Tempo di Pace”.

Prima di ripartire, una toccata e fuga nella contemporanea e omonima città per ammirare la nuova Piazza Elimo, opera del celebre architetto Paolo Portoghesi, che si ispira alle antiche agorà greche.

A me non resta che darvi appuntamento alla prossima con un augurale “Bona tempora currunt”.

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Giusi Patti

Giusi Patti

Mi chiamo Giusi Patti, ma sono anche la Dottoressa Pattin, Giuseisha e Patti Holmes. Una e tante. Mi definisco un "complesso", anzi un condominio di donne che coabitano pacificamente. La prima, l'originale, è laureata in filosofia; la seconda è una studiosa, specializzata in "uomini e donne d-istruzioni per l'uso"; la terza è una guru del sorriso e la quarta, infine, un'indagatrice. Tutte, proprio tutte, sono legate da un fil rouge che è l'amore per i viaggi fatti e in sognati, ma sempre conditi da miti e leggende. Chiedetemi e cercherò di soddisfare ogni vostra curiosità con pensieri parole opere e mai omissioni. Parola mia.

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