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Pasta co meli fest, successo a Butera per un’edizione da ripetere. ALL’INTERNO IL VIDEO

Successo di pubblico e gran voglia di promozione per il proprio territorio.

Si chiude così la tre giorni dedicata all’itinerario del gusto, dei colori e dei profumi della tradizione enogastronomica del borgo di Butera e che ha celebrato una particolare specialità del piccolo paesino nisseno: la “Pasta co meli”.

La manifestazione che ha visto il coinvolgimento di diverse aziende del territorio ha raggiunto gli obiettivi che si era prefissata. Tantissimi infatti i curiosi che sono accorsi per partecipare all’evento nonostante il tempo non sia stato clemente.

L’iniziativa, inaugurata con un convegno alla presenza di diversi professionisti del settore enogastronomico è stata sposata dagli studenti e dai docenti dell’Istituto Carlo Maria Carafa diretto dalla Dirigente Scolastica Adriana Quattrocchi.

Grande la soddisfazione della giunta comunale guidata da Filippo Balbo e dall’assessore Gaetano Zaffonte. L’amministrazione con l’ausilio dell’associazione Pro loco hanno ideato e promosso un week end con un evento di nicchia all’insegna della promozione turistica ed enogastronomica, della musica, dello spettacolo e delle tante degustazioni.

A fare da cornice all’iniziativa è stato il particolare centro storico e il castello arabo normanno buterese.

Il Borgo di Butera

La collina di Butera è stata meta di stanziamenti umani sin dalla preistoria: tracce di insediamenti sicani risalenti all’età del bronzo medio (1400-1000 a.C.) sono venuti alla luce nella parte più alta del costone roccioso.

Dal IX secolo, Butera venne chiamata dagli Arabi بوتيرة Būtīrah [, che significa luogo scosceso. Nell’aprile del 1089 le truppe normanne guidate dal Granconte Ruggero espugnarono la città, ultima roccaforte dei Saraceni in Sicilia, in una memorabile battaglia che li vide vincitori sui musulmani.

La contea di Butera fu uno dei maggiori stati normanni in Sicilia per importanza. Passata quindi agli aleramici del Vasto – che la mantennero fino al XII secolo – nel territorio vi migrarono consistenti unità di coloni provenienti dall’Italia settentrionale, che fecero del territorio una delle maggiori terre lombarde di Sicilia.

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Giusy Costanza

Giusy Costanza

Scrivere qualcuno è sempre difficile. Descrivere una donna è un’impresa ardua. Per farlo al meglio parlando di Giusy Costanza, basti pensare a una pazza. Una di quelle romantiche, leali e con una dose massiccia di sicilianità nel sangue che la spinge a contraddistinguersi in ogni dove. Attuale direttore di “Mad in Sicily”, una rivista trimestrale cartacea (che nell'era del web rappresenta il paradosso, sottolinea con questa scelta, ancora una volta la sua pazzia). Ha collaborato per anni con la “Bibbia” del giornalismo in Sicilia, il Giornale di Sicilia. Piccola, come una buona bottiglia di vino, migliora negli anni, spingendosi oltre i limiti di sempre e cambiando pelle all'occorrenza. Autrice di un romanzo di cui va fiera “In amore non c’è mai fine” spera che qualcuno si ricordi della sua opera letteraria e riscriva questo monito nel suo epitaffio, gli auguriamo… il più tardi possibile.

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