Itinerari

La Pasqua in Sicilia, unica nel suo genere: tra folklore e pietas popolare

 

La Pasqua per i credenti è uno dei momenti più significativi della propria vita religiosa. In Sicilia proprio questo momento è vissuto in modo unico. In rituali intrisi di tanto folklore e pietas popolare. 

Nei rituali, durante la “Settimana di Passione” o “Settimana Santa”, formata dai giorni che precedono la Pasqua, si commemora il travaglio, il calvario di Gesù mentre la Domenica di Pasqua è un giorno di festa, di vera festa, che celebra il Gesù Risorto. Pur nella semplicità temporale contrassegnata da pochi giorni di calendario, le manifestazioni rituali e celebrative sono complesse ed articolate, per via delle tradizioni che si sono man mano radicate non solo in ogni popolo, ma addirittura nelle piccole comunità.

Ogni città della Sicilia partecipa alle festività pasquali con dei riti che sono propri, derivanti cioè da usi e costumi locali, da antichissime costumanze e da radicate tradizioni delle quali non sempre se ne può cogliere l’aspetto originario e le motivazioni.

In particolare è la Settimana Santa che viene “vissuta” dai fedeli secondo un elemento comune a tutti: la rappresentazione del Calvario di Cristo, che si concluderà con la Crocifissione (il tutto con processioni e rituali mesti, tipici del lutto), e quindi con la Resurrezione, che segna il momento della gioia e della festa vera e propria. E così in un paese viene celebrato il “Cristo alla Colonna”, in un altro si dà maggior spazio alla processione funebre che porta il Cristo al Calvario; in un altro ancora si ha una vera rappresentazione – con personaggi attori – che, sul copione di un autore locale, fanno rivivere la tragedia del Golgota.

Settimana Santa Sicilia 2007

Palermo: dalla “calata r’a tila” alla “Festa di li schietti”

Durante il periodo quaresimale è tradizione coprire il presbiterio con un pesante velo figurato, nascondendo alla vista di tutti la figura di Gesù.

Il velo verrà tirato via solo nella notte del Sabato Santo, notte in cui la veglia prepara alla funzione della Domenica di Pasqua, giorno della resurrezione. Il tutto avviene in modo molto scenografico nella Basilica di San Domenico a Palermo, dove tra canti di gioia “a calata r’a tila” mostra a tutti il Risorto, simulando l’apertura del sepolcro, e rappresenta la vittoria della Vita sulla morte. Mentre “a calata r’a tila”, in modo simile, viene celebrata anche in altre parti della Sicilia, come per esempio a Ragusa, unica nel suo genere è la “Festa di li schietti” che si svolge a Terrasini, in provincia di Palermo.

Lo “schetto” in dialetto siciliano è lo “scapolo” che, vestito con abiti tipici, durante tale manifestazione deve dare prova della sua destrezza e forza fisica, sollevando un albero di arancio amaro del peso di una cinquantina di chili e facendolo roteare il più possibile con una sola mano, per impressionare la donna dei suoi sogni e portarla all’altare.

Tale rituale, chiaramente non religioso ma pagano, rimanda ad antichi festeggiamenti propiziatori che si svolgevano all’arrivo della primavera. La Pasqua, infatti, è la festa della rinascita e la tradizionale festa di li schietti. E’ molto più legata al significato letterale del termine, che a quello religioso, poiché “pasqua” (dall’ebraico “Pesach”) significa proprio “passaggio”. Proprio la data della Pasqua è strettamente connessa alla Primavera. Questa viene stabilita secondo un calcolo che tiene conto della luna piena, in particolare dell’equinozio di primavera. La Pasqua cristiana, infatti, viene festeggiata la domenica successiva al primo plenilunio di primavera.

Catania: luogo della “Giunta” tra Maria e Gesù Risorto

Nella città etnea e in alcuni paesi della provincia, il giorno di Pasqua viene celebrata una processione che rappresenta la ricongiunzione tra Maria e Gesù Risorto. A Caltagirone viene chiamata “A giunta” e celebrata in Via San Pietro. Proprio quest’ultimo, rappresentato da una statua alta tre metri, incontra Gesù e annuncia alla Madonna l’avvenuta Resurrezione. A Vizzini, invece, si chiama “Cugnunta” e colui che ha il compito di dare il lieto annuncio della resurrezione è San Giovanni Evangelista.

Caltanissetta: dalle antiche Maestranze alle atmosfere mistiche del Cristo Nero

L’alternanza di manifestazioni di dolore per la morte di Gesù e di gioia per la sua resurrezione si compie distintamente in una processione che si svolge il Mercoledì Santo nel capoluogo nisseno, la “Real Maestranza”. In tale occasione sfilano in un solenne corteo per le vie della città le antichissime “Maestranze”, nate ben cinque secoli fa. Le Maestranze altro non sono che le dieci rappresentanze artigiane che nel 1806 Ferdinando IV di Borbone nominò “reali” e che sono costituite dai rappresentanti delle maggiori categorie di artigiani della città. I calzolai, i panificatori, i falegnami, gli idraulici, i barbieri, i pittori e decoratori, i muratori, i marmisti, i fabbri ed i carpentieri.

Ogni Maestranza nomina ogni anno un Capitano (al quale vengono consegnate le chiavi della città dal mercoledì santo alla Domenica di Pasqua), gli Alfieri Maggiori, gli Scudieri, i Portabandiera e gli  Alabardieri.

La processione si divide in due momenti distinti e separati.

Nella prima parte i Mastri indossano cravatta e guanti neri. In segno di lutto mostrano una serie di simboli dello stesso tenore. Un crocifisso velato di nero, lo stemma della città coperto da un nastro nero e lo stendardo anch’esso coperto da nastri neri. Il tutto con un sottofondo musicale malinconico e luttuoso suonato dalla banda della città. A mezzogiorno il tono della processione cambia. Le cravatte e i guanti dei Mastri vengono sostituiti da quelli bianchi e, tra musiche festose, i nastri neri vengono rimossi, facendo dispiegare le bandiere a festa. Il corteo, dopo aver attraversato le vie del centro, si dirige nuovamente verso la Cattedrale. Qui, dopo la benedizione del Vescovo, il corteo si scioglie per ricongiungersi durante la processione del Venerdì Santo, quella del Cristo Nero.

Il “Cristo Nero”, un crocifisso di legno scuro custodito all’interno di un baldacchino d’oro, ha origini antichissime. Si dice che molti secoli fa i leggendari raccoglitori di erbe amare selvatiche (detti “fogliamari”) trovarono questo crocifisso e lo adottarono come protettore dei nisseni. Da allora divenne il “Signore della Città”.

Proprio i fogliamari, durante tale processione, rivestono un ruolo fondamentale. Sono loro le urla che accompagnano il crocifisso per le vie della città. Donano all’intera manifestazione un’atmosfera mistica e surreale. Per tutto il tragitto, infatti, portano il baldacchino a spalla. Rivolgono al Signore della città lamenti in strofe che commuovono i fedeli, i quali seguono il crocifisso scalzi come penitenza per chiedere una grazia o come ringraziamento per una ricevuta.

Enna: i Dieci Apostoli vanno alla ricerca di Gesù

Ad Enna il tradizionale incontro tra la Madonna e Gesù risorto prende il nome di “A paci”. In provincia di Enna, ad Aidone, tale ricerca è fatta dai dodici apostoli, detti i “Santun”, i quali cercano Gesù per tutta la città e lo conducono verso la Madonna per il rituale incontro.

Ragusa: la Madonna bacia il Cristo Risorto

Anche la provincia iblea celebra la resurrezione di Cristo con una festosa processione: la “Festa dell’Uomo Vivo”, una statua de Gesù che viene portata da un gruppo di giovani in giro per la città che la fa ondeggiare e ballare fino a tarda serata. Altro immancabile appuntamento per i ragusani è la “Festa della Madonna Vasa Vasa”, che ha luogo a Modica. E’ l’ennesima versione dell’incontro tra Gesù e la Madonna che culmina con il “bacio di mezzogiorno”.  

Siracusa: lo scampanellìo dei fedeli

L’evento pasquale più famoso della provincia di Siracusa è sicuramente quello di Ferla. Nel piccolo borgo, per tutta la notte precedente alla domenica di Pasqua, il campanile della Chiesa di San Sebastiano è accessibile a tutti i fedeli per uno “scampanellìo”. 

Messina: tra sacro e profano

A San Fratello, un piccolo paesino sui monti Nebrodi, in provincia di Messina, dal mercoledì al venerdì santo si svolge la “Festa dei Giudei”, risalente al periodo medioevale. Migliaia di contadini e pastori si vestono da “giudei” indossando giubbe rosse e gialle con la testa ricoperta da una maschera di colore rosso. Con tali vestiti, che ricordano i soldati romani che uccisero Gesù, percorrono la città tra squilli di trombe militari e, muniti di catene e campanacci, tentano di smorzare il dolore per la sua morte.

Nel passato, in occasione di questa festa, si proibiva la vendita di alcolici, poiché la festa assumeva toni più profani che sacri, diventando irriverente e pericolosa. I sanfratellani, infatti, portano in scena nella loro manifestazione, unica nel suo genere, una figura trasgressiva. 

Trapani: la Festa dell’Aurora

Castelvetrano, in provincia di Trapani, si svolge la Festa dell’Aurora. Un rito medioevale propiziatorio che vede come protagoniste tre statue rappresentanti la Madonna, Gesù ed un Angelo. L’incontro avviene, come si può immaginare, nelle prime ore del giorno. Ad incontro avvenuto si lasciano volare colombe e grida di gioia.

Agrigento: gli Archi di Pasqua a San Biagio Platani

A San Biagio Platani ogni anno, da oltre tre secoli, si svolge una tradizionale manifestazione dedicata al culto della Madonna e di Cristo. Da qui l’eterna competizione, mai violenta né aggressiva o scorretta, tra le due Confraternite: quella dei Madunnara e quella dei Signurara.

Le due Confraternite si sfidano nell’allestimento di enormi archi realizzati con canne di bambù, salice o agave, ma anche legumi, pasta e pane. Gli Archi di Pasqua, ufficialmente pronti la mattina di Pasqua, adornano il viale principale creando una chiesa a cielo aperto.      

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Erika Diliberto

Erika Diliberto

Nata a Bologna, figlia di un carabiniere, ha cambiato più volte casa e “pelle”. Ha collaborato con diversi blog e con il Giornale di Sicilia. Dedica il proprio tempo libero alla sua famiglia più che speciale composta da marito, quattro cani, tre canarini e cinque gatti! Detesta i termini ambientalista o peggio ancora animalista. “Sono solo una donna che apprezza la vita e che la rispetta in tutte le sue forme, dalla più piccola alla più grande”. Adora far lunghe passeggiate all'aria aperta accompagnata dai suoi quattro zampe, al caos predilige di gran lunga il silenzio e le persone che sanno ascoltare più che parlare. Ama la sobrietà e la semplicità d'animo anche nella scrittura. D’altronde la sua citazione preferita è dello scrittore russo Isaak Babel: "Non c'è ferro che possa trafiggere il cuore con più forza di un punto messo al posto giusto".

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