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Milano, a Palazzo Reale l’antologia che raccoglie le opere di Carlo Carrà

Un viaggio nel tempo e nella vita di Carlo Carrà. Nei suoi cambi di stile, nella sua continua ricerca di una forma che identifichi la sua arte. Nella sua non staticità e nella sua irrefrenabile mutazione. Nelle opere che hanno segnato il Novecento.

È questo il percorso proposto dalla mostra recentemente dedicata al maestro della metafisica e allestita a Palazzo Reale, a Milano, e che sarà aperta al pubblico fino al 3 febbraio 2019.

Una mostra imperdibile perché è la più ampia e la più importante rassegna antologica dedicata all’artista mai realizzata prima e che riesce a racchiudere circa 130 opere, concesse in prestito dalle più importanti collezioni italiane e internazionali, pubbliche e private.

IL PERCORSO

Dal divisionismo al futurismo, dalle tele pregiate che conquistarono il pubblico delle note esposizioni internazionali degli anni Venti al salto nella sua Musa vestita da tennista, circondata da forme statiche che definiscono lo spazio e cancellano il tempo.

Passato e presente insieme. Piramidi, croci e manichini catturati in un tempo indefinibile.

E poi ancora, un percorso nelle sue nature morte, nei suoi paesaggi, nelle tele che catturavano i gesti quotidiani di donne e uomini dai corpi definiti sempre con maggiore plasticità, senza rinunciare alla naturalezza delle forme e dei gesti. Infine, studi e ricerche per rappresentare al meglio non più la staticità ma il movimento: emblema è “Partita di calcio”, realizzato in occasione dei mondiali di calcio del 1934 e che testimonia una vera e propria avanguardia.

Il viaggio proposto a Palazzo Reale, stanza dopo stanza, mostra la ricchezza di una produzione intensa. E grazie alla presenza di un elevato numero di opere riesce a sintetizzare tutta la carriera dell’artista milanese, tutte le sue evoluzioni verso una espressione sempre più metafisica, sempre più definita, sempre meno astratta. Perché, alla fine, la conquista della propria identità artistica sarà nell’aver ritrovato la strada per la semplicità, per le forme primordiali.

Nello specifico, la mostra propone sette sezioni: Tra Divisionismo e Futurismo; Primitivismo; Metafisica; Ritorno alla natura; Centralità della figura; Gli ultimi anni; Ritratti.

IL RITORNO DELLA MOSTRA A MILANO

L’esposizione torna dopo trent’anni in quel luogo che l’artista scelse come sua città e su cui dichiarò: “Che il futurismo sia sorto a Milano non è privo di significato: la metropoli lombarda era pur sempre la città più viva d’Italia“.
Come già detto, quindi, l’ultima mostra a lui dedicata risale al 1987, anno in cui Milano tornò a dedicarsi a quel maestro che riuscì a diventare tra i massimi esponenti dei movimenti e delle correnti artistiche del Novecento. Cinquantasei anni fa, invece, fu allestita un’altra mostra, mentre Carrà era ancora in vita. L’evento del 1962 fu realizzato per rendere omaggio all’artista che nel 1954 aveva ricevuto la medaglia d’oro di cittadino benemerito.
L’attuale esposizione è curata da Maria Cristina Bandera con la collaborazione del nipote del maestro Luca Carrà, responsabile dell’archivio.

NON SOLO ARTE, MA ANCHE VITA INTENSA

La mostra dedica ampio spazio anche alla narrazione della vita dell’artista. Sia con il supporto dell’audioguida sia grazie alle proiezioni di foto e di filmati d’epoca, si potrà entrare nella quotidianità di Carrà: le notti a teatro, le partite a carte con gli amici, il matrimonio e la ricerca – alla fine – di una vita più tranquilla dopo anni di viaggi e dopo lunghi periodi trascorsi tra Parigi e Londra.

Tantissimi i nomi di letterati e artisti del tempo che Carrà incontra nel suo lungo percorso, italiani e non. Tutti i nomi e tutti i volti si potranno scoprire proprio percorrendo la mostra, arricchita dall’esposizione di saggi da lui pubblicati, lettere, schizzi, bozze e anche il suo vaso colmo di pennelli.

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Grazia La Paglia

Grazia La Paglia

Grazia La Paglia. Sono nata e cresciuta nell'entroterra siciliano e ho vissuto (a) Palermo, città che mi ha formato e mi ha regalato un sogno: quello di diventare giornalista. Lì ho collaborato, per la prima volta, con un giornale cartaceo: La Repubblica Palermo, e da quel giorno il capoluogo siciliano è diventato la mia seconda casa. In quella redazione ho imparato a scrivere di volontariato, dei problemi del terzo settore, di belle storie di integrazione e multicultura, di innovazione e lavoro, di ambientalismo, di scuola e di università. Nel novembre del 2015 è nato il mio blog autore, ClickUniversità, sempre di Repubblica dove racconto la vita degli universitari, le storie di chi - con una laurea in mano - riesce ancora a farcela e di chi è costretto a emigrare. E poi ancora, a Palermo, le collaborazioni con I Quaderni de L'Ora, il giornale culturale francese Cafè Babel e le dirette radiofoniche con Radio 100 passi. Ma non ho mai dimenticato la mia prima casa, Vallelunga, che ho raccontato sul sito Magaze.it, sul quotidiano La Sicilia e sul periodico culturale da me diretto, La Radice. Lettrice instancabile, ho moderato la presentazione di diversi libri e ho ideato e realizzato due edizioni del Festival del Libro. Adesso sono una terrona a Milano, ma il mio cuore resta alla Cala mentre ammiro i tramonti sui Navigli.

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