Le Storie

Mash-up, il libro di Giuseppe Veneziano si presenta al Farm cultural park

Il Farm cultural park, giovedì 30 agosto, presenterà “Mash-up” il volume dell’artista Giuseppe Veneziano .

L’artista di Riesi dialogherà con Andrea Bartoli, fondatore di Farm e primo collezionista di Veneziano.

AMERICAN BEAUTY MOSTRA DELL’ ARTISTA GIUSEPPE VENEZIANO ALLA GALLERIA LUCIANO INGA PIN IN VIA PONTACCIO ORIANA FALLACI DECAPITATA

Il libro, oltre ad essere stato presentato a Milano ed aver ottenuto consensi da parte della critica artistica nazionale e internazionale, è un’antologia delle opere di Giuseppe Veneziano dagli esordi ai giorni nostri, la summa parziale di un’affascinante percorso artistico tra arte pop e citazione, tra ironia e provocazione con testi di Angelo Crespi, Ivan Quaroni, Valeri Lalov e dello stesso Giuseppe Veneziano.

Realizzato in occasione di una grande mostra a Monaco in Germania, il volume è una vera e propria monografia in inglese (con traduzioni in italiane e tedesco) sull’intero percorso creativo dell’artista fino a oggi.

“In questo libro – afferma Giuseppe Veneziano nel volume  – ho voluto raccogliere le mie opere più importanti realizzate negli ultimi 15 anni di attività artistica, in cui la mia vita si è “mescolata” con un flusso di notizie, immagini e idee che è stato motivo di riflessione per me, principalmente, e per chi si è avvicinato al mio lavoro. Sapere che una mia opera è stata al centro di un dibattito pubblico o di una discussione privata significa che il mio lavoro ha preso almeno in parte la direzione che mi ero prefissato fin dall’inizio: “Se l’arte non può cambiare il mondo, provi almeno a scuotere le coscienze”.
Veneziano è riconosciuto dalla critica e dalle riviste di settore come uno dei massimi esponenti della “New Pop italiana” e del gruppo l’Italian Newbrow, teorizzato da Ivan Quaroni che, tra i critici, è quello che ha seguito con più attenzione il lavoro di Veneziano, e sostiene: Oggi Giuseppe Veneziano è uno degli artisti più importanti della sua generazione. L’unico che abbia saputo superare i confini elitari del Sistema dell’arte, per farsi intendere da un pubblico più vasto, ma non per questo meno sensibile alla bellezza.

Queste le parole di Andrea Bartoli. “Quando conosco Giuseppe, lui fa ancora l’architetto. L’architetto a Riesi: qualche pratica di sanatoria, qualche progetto di cappella gentilizia per il cimitero. E’ fidanzato e prossimo alle nozze. Il potenziale suocero ritiene che un architetto e un notaio possano fare squadra insieme.
Facciamo amicizia, iniziamo a chiacchierare di tutto fuorché di fare uno studio associato, sogniamo ad occhi aperti una Sicilia migliore, parliamo ci cultura, creatività, principalmente di arte contemporanea. Giuseppe mi mostra le sue vignette per il quotidiano la Sicilia, una tela fatta per gioco, per distrarsi dalla noia di una professione fatta nel posto sbagliato e nel momento sbagliato.
Riconosco il suo talento e devo pregarlo per iniziare a dipingere le sue prime tele giganti, 150×150. Le compro tutte, anche per incoraggiarlo e lui decide di andare a Milano, per insegnare, ma anche per avvicinarsi al mondo dell’arte contemporanea.
Un giorno mi chiama al telefono. “Andrea, c’è una mostra a Brera, una collettiva, che ne dici se partecipo con il grande ritratto di Bin Laden?”. Appena il tempo di arrivare la tela a Milano, è già il giorno dell’inaugurazione, e il giorno dopo un importante giornale nazionale gli dedica una pagina intera. Una grande gioia, per me e per lui, un sogno realizzato. Quel giorno è solo l’inizio”.

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