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I love London. Patti Holmes a spasso per la city

Londra

La vostra Patti Holmes ha trascorso le feste a Londra.

D’altronde da troppo tempo non andava a Baker Street a casa di zio Sherlock per respirarne l’aria perché lo so, non sono del tutto fuori di testa, che lui non è più, sig sig, tra noi. Questa città che, nonostante le mie radici, non sentivo mia questa volta mi è entrata dentro e me ne sono perdutamente innamorata. Di questo devo ringraziare my sister, “genio e sregolatezza”, che con poche regole mi ha fatto penetrare nella mente, piuttosto semplice, degli anglosassoni, affare difficile per noi siculi che siamo meravigliosamente complessi e “inturciuniati”. Ecco il piccolo vademecum e poi si parte per la lunga passeggiata tra Camden Town, il Natural History Museum, il Victoria and Albert Museum, Madame Tussauds, uno dei più famosi musei delle cere del mondo, e il famosissimo “Mister Fogg’s“, locale in stile vittoriano, specializzato in cocktail col gin.

Come farsi capire in due semplici regole:

Lesson number one

Agli inglesi piace scusarsi e, quindi, dire “sorry” è necessario quasi in ogni occasione:

1. Urtate qualcuno per sbaglio? Sorry!
2. Hey, è stato qualcuno a urtarci? Sorry!
3. Dobbiamo passare o scendere dall’autobus? Sorry!
4. Non riusciamo a vedere/raggiungere qualcosa mentre siamo in un negozio/cafè? Sorry!
5. Siete in dubbio? Sorry!

Lesson number two

Gli inglesi davanti agli stranieri si sentono minacciati, come un gatto quando un estraneo penetra nel suo territorio, quindi veniamogli incontro.

1. Niente “buongiorno/ciao”, “grazie”, “scusi”, “prego”, usiamo invece: !Goodmorning/Hello”, “Thank you”, “Sorry” (arridaje) e “Please”.
2. Gli inglesi non buttano via niente e i cuochi nei ristoranti si arrabbiano se vedono tornare indietro i piatti mezzi pieni. Volete renderli felici e ottenere un “miracoloso” sorriso? Chiedete una busta con gli avanzi: Can i have this for take-away, please? “Chen ai ev dis for teic auè-i, plis“? (Pronunzia perfetta).

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Se adesso siete pronti per la magica Londra, vi dico l’internazionale: “Amunì“. Iniziamo con Camden Town, quartiere che sorge lungo il Regent’s Canal, non molto più a Nord di Trafalgar Square, e mostra la faccia più eccentrica ed alternativa della città, famoso per il Camden Market, uno dei più celebri mercati della città. Qui potrete trovare abiti punk, vintage ed etnici, manufatti artigianali, oggetti e cibi esotici, souvenirs e cianfrusaglie di ogni genere. Io ho trovato dei vinili come sottopiatti e sottobicchieri, fabulous. Da non dimenticare il suggestivo Camden Lock, opera muraria creata per il contenimento delle acque del Regent’s Canal. Volete scoprirne le origini? Per la vostra Patti Holmes ogni vostro desiderio è un ordine.

Londra

Intorno al 1790 Il Conte di Camden diede inizio allo sviluppo delle terre attorno al Camden High Street; allora Camden Town non era niente di più che un punto di sosta sulla strada per Hampstead. Tracce del passato sono visibili ancora oggi nel pub conosciuto come “The word’s End”, anticamente la “public house” chiamata “Mother Red Cap”. Nel 1870 venne costruito il Regent’s Canal, che oggi rappresenta il cuore pulsante dell’area. Con la costruzione della diga si moltiplicarono magazzini i cui prodotti erano trasportati lungo il canale. Questa prosperità però non durò a lungo a causa dell’aumento dei costi di trasporto dovuti ai cambiamenti tecnologici e, quindi, gli edifici adibiti al commercio si trasformarono in appartamenti lussuosi con affaccio sul canale. Intorno al 1970 tre uomini ebbero l’idea di trasformare la zona intorno alla diga di Camden in un mercato. Si rivolsero alla British Waterways e ottennero le licenze per affittare alcune delle loro proprietà con cui realizzare la loro idea. La notizia del mercato di Camden si diffuse velocemente e la zona divenne sempre più popolare.

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La sezione con le bancarelle al chiuso si chiama Market Hall ed è ospitata da un edificio vittoriano di tre piani in cui si trovano soprattutto oggetti creati a mano dagli espositori stessi. Si trovano anche molti negozi e stand gastronomici di pizza, panini, crepes, cucina orientale, kebab che potrete gustare in luoghi di sosta e relax; non mancano bar e pub, che costeggiano il mercato e offrono un’ampia selezione di thé, ovviamente, e anche caffé, dolci, brunch, etc. Tra i 5 mercati satelliti voglio consigliarvi il “Canal Village” che accoglie i visitatori con strani sedili a forma di bicicletta e motorini, in cui si accede scendendo un tunnel tappezzato di foto di Camden degli artisti che la frequentano e di artisti metal più famosi. Nel quartiere ha vissuto, inoltre, Amy Winehouse, diventata il simbolo e a cui è dedicata una statua fotografatissima, che spesso si esibiva a sorpresa nel suo pub preferito: l’Hawley Arms.  Anche Charles Dickens, Mary Shelly, George Orwell, Dylan Thomas, vi hanno vissuto gran parte della loro vita. Da non perdere lo Stables Market che è allestito all’interno delle stalle dove venivano curati i cavalli, ancora presenti all’ingresso sotto forma di due grandi statue.

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Adesso eccoci arrivati al Natural History Museum. Un immenso laboratorio, uno straordinario parco giochi. La sua struttura, solennemente neogotica, e la sua atmosfera che ricordano “Hogwarts”, la scuola di magia e stregoneria di Harry Potter, fu terminata nel 1881 su progetto di Alfred Waterhouse. Hope, lo scheletro di balenottera lungo 25,2 metri sospeso dal soffitto della Hintze Hall, vi offrirà l’opportunità di passeggiare sotto la creatura più grande mai vissuta sulla Terra che è lo scheletro originale di una balena spiaggiata sulle coste dell’Irlanda nel 1891 dopo essere stata inseguita e ferita da una baleniera. Sono sicura che vi innamorerete della Dinosaurs Gallery dove sono esposti modelli realistici e reperti importanti, sicuramente la sezione del museo che maggiormente affascina bambini e ragazzi. Emozionante anche la scala mobile che vi farà penetrare dentro la terra, una sfera rossa, facendovi conoscere appieno il nostro pianeta, narrandone la storia da un delicato fossile di felce di 330 milioni di anni fa fino alla simulazione di un terremoto scatenatosi in Giappone nel 1995. Ma il Natural History Museum è anche un istituto di ricerca dotato di laboratori e biblioteche specializzate in cui lavorano scienziati e ricercatori impegnati a studiare, conservare, catalogare e proteggere ogni aspetto del mondo naturale.

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Instancabile ed eccitata dalle tante scoperte passiamo al Victoria and Albert Museum, il più grande museo di arte e design del mondo, con collezioni impareggiabili per ambito e diversità. All’ingresso troverete l’incredibile lampadario di Dale Chihuly, un’opera in vetro soffiato giallo e blu ed esposizioni di ceramiche, mobili, articoli di moda, vetri, gioielli, oggetti in metallo, fotografie, sculture, prodotti tessili e dipinti provenienti dalle culture più ricche, quella italiana in primis, in un arco di oltre 3000 anni. Da non perdere le meravigliose British Galleries 1500-1900, dove eccezionali esemplari delle collezioni del V&A si integrano per raccontare la storia di 400 anni di arte e design britannici.

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Inaugurate nel dicembre 2009, dopo quasi dieci anni di lavoro e di ricerca, le gallerie dedicate all’arte del Medioevo e del Rinascimento. Le sale si sviluppano cronologicamente su tre livelli partendo dal 300 D.C. per arrivare al 1600. Alla base di questo mastodontico progetto, è l’ambiziosa visione dei curatori di sfatare il mito negativo di un Medioevo senza luce, tutto cenere e preghiera, prima della rinascita avvenuta del XV secolo. Visione tradotta nella pratica con la creazione di armoniosi spazi espositivi, privi di rigidi confini architettonici che riflettono con la loro continuità spaziale un dialogo mai interrotto tra antichità, Medioevo e Rinascimento. Immaginate il cortile di un palazzo rinascimentale, con un giardino popolato da alberi e fontane e imponenti sculture come il Sansone e il Filisteo di Giambologna (1560-1562); passate attraverso la gigantesca balaustra che separava il coro dalla navata nella Cattedrale di San Giovanni a Hertogenbosch (1600-1613) in Olanda e vi ritroverete in un’imponente chiesa evocata da grandi pale d’altare e vetrate, dominata dalla Cappella di Santa Chiara, costruita a Firenze nel 1494, e che il V&A dice essere il solo edificio rinascimentale italiano esistente fuori dall’Italia e, comunque, la collezione di scultura italiana appartenente al museo trova rivali solo a Firenze a Roma. In una società che fa tesoro dei libri non possono mancare i taccuini di Leonardo da Vinci che sono per la prima volta in mostra permanente (il V&A ne possiede cinque, che sono esibiti a rotazione) e grazie ad un computer se ne possono sfogliare, almeno virtualmente, le pagine. Accanto a Leonardo, il minuscolo bozzetto in cera di uno Schiavo (1516- 1519), l’unica opera di Michelangelo posseduta dal V&A, mentre un’intera sala è dedicata a Donatello e ai suoi contemporanei Agostino di Duccio e Antonio Rossellino. I curatori hanno setacciato le immense collezioni del V&A, ma ne è valsa la pena. Straordinario l’arazzo fiammingo raffigurante la Guerra di Troia (1475) il cui restauro ha richiesto oltre quattromila ore di lavoro. Bellissima l’area dedicata al Giappone che detiene una delle collezioni più complete al mondo: armi, armature, sculture e oggetti per il rito del the.

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Concludiamo con Madame Tussaud, il famosissimo museo delle cere. Ma chi era Marie Tussaud? Una donna di origini alsaziane che aveva imparato l’arte di modellare la cera fin da piccola, creando i primi capolavori. Nel 1802 lascia Parigi per l’Inghilterra, portando con sé le sue opere e da questa collezione nasce l’attuale museo. Sposato un ingegnere civile, François Tussaud, alla sua morte, avvenuta nel 1850, all’età di 89 anni, le sue opere in cera erano già famose. Suo nipote, Joseph Randall Tussaud, curò la loro sistemazione nel luogo attuale, vicino a Baker Street, nel 1884. Vi ritroverete circondati dalla royal family, dalle stelle della musica, attori e personaggi che hanno fatto la storia di ieri e di oggi e non solo del Regno Unito. Amate George Clooney, Robert Downey Jr., Beyoncé o i grandi della terra? Per un giorno potrete trovarvi con i vostri miti. A pochi passi, momento di commozione, una grande statua in bronzo di zio Sherlock, realizzata da John Doubleday.

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Chiudiamo con Mister Fogg’s Gin Parlour, mio luogo di culto per i cappelli di ogni foggia abbandonati su poltroncine e divanetti, in cui troverete uno straordinario assortimento di gin. Sarete catapultati in una Londra dell’800 sia per la location che per gli abiti che indossano i camerieri. Una vastissima e ottima selezione di gin e cocktail, anche analcolici, sorprendenti conquisterà anche i più difficili ed esigenti. Potrete vivere l’esperienza della degustazione di gin seduti in piccoli salotti che creano angoli in cui vi sentirete insieme e, contemporaneamente, isolati dal resto degli avventori, esploratori, dandy in un’atmosfera davvero magica. I ragazzi di Mister Fogg’s quasi tutti italiani, senza spocchia, vi parleranno nel nostro meraviglioso idioma con colonne sonore italiane anni ’50 per farvi sentire a casa. Ma chi era il Mister Fogg da cui prende il nome questo locale eccentricamente retrò? Phileas Fogg è il protagonista del romanzo d’avventura “Il giro del mondo in 80 giorni” di Jules Verne. Ricco gentiluomo dell’alta società inglese, frequentava il Reform Club, un club per gentiluomini situato a sud di Pall Mall e tradizionalmente riservato ai soli componenti maschili di elevata estrazione sociale della società. Da Londra, per questa volta, è tutto.

See you later.

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Giusi Patti

Giusi Patti

Mi chiamo Giusi Patti, ma sono anche la Dottoressa Pattin, Giuseisha e Patti Holmes. Una e tante. Mi definisco un "complesso", anzi un condominio di donne che coabitano pacificamente. La prima, l'originale, è laureata in filosofia; la seconda è una studiosa, specializzata in "uomini e donne d-istruzioni per l'uso"; la terza è una guru del sorriso e la quarta, infine, un'indagatrice. Tutte, proprio tutte, sono legate da un fil rouge che è l'amore per i viaggi fatti e in sognati, ma sempre conditi da miti e leggende. Chiedetemi e cercherò di soddisfare ogni vostra curiosità con pensieri parole opere e mai omissioni. Parola mia.

1 Comment

  1. Andtea
    6 gennaio 2019 at 12:49 — Rispondi

    Come al solito eccellente diario di viaggio di Giusi Patti. Londra a portata di mano. ci dovrò andare a Febbraio e terrò conto delle indicazioni.

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