Foto/VideoLe Storie

Lorenzo Reina, il pastore alchimista che scolpisce le stelle

Sarà un caso che “I viaggi di Cicerone” partano oggi, 21 marzo?

Sarà un caso che il nostro battesimo avvenga proprio in questa prima giornata di primavera che è celebrazione di vita, rinnovamento della natura, esplosione di forze luminose e vivificanti? Beh, convinta come sono che il caso non sia mai un caso, amo pensare che qualche nume tutelare abbia lavorato affinché ciò avvenisse e proprio in questa data così pregna di significato simbolico. Infatti, non so se per voi sia lo stesso, ma per me è come se, di colpo, sotto terra iniziasse a serpeggiare un’inarrestabile brama di vivere e a spirare una brezza dolce e profumata che, richiamante Mercurio, spinge verso quei luoghi in cui la ierofania si compie.

Diciamola tutta, chi scrive e vive nel “continente Sicilia” è facilitato nelle sue suggestioni dall’incantamento e dalla enigmaticità a cui l’isola appare votata e che dà quasi la certezza che l’impossibile sia possibile e che la divinità alberghi non solo nei luoghi, ma anche in alcuni dei suoi abitanti. Ma stop alle farneticazioni e via alle indicazioni per scoprire dove ci condurranno “I viaggi di Cicerone”. Io, sappiatelo, amo giocare alla detective, quindi sarò Patti Holmes e voi i miei preziosi Watson che, pronti a fiutare le tracce che vi fornirò, collaborerete alla soluzione dell’immaginifico caso.

Il Teatro Andromeda al tramonto

Foto di The Polite Monkey (Sal Pavone)

Ecco gli indizi:
1) la nostra meta è un paesino montano della provincia di Agrigento;
2) ha un nome composto dal termine greco “stèfanos”, corona, e da quello arabo “coschin”, oscurità;
3) è circondato da fitti boschi e incantevoli paesaggi bucolici;
4) è un luogo che ha a che fare con Santa Rosalia, protettrice di Palermo;
5) e, anche, con la costellazione di Andromeda.

Allora, avete intuito dove stiamo andando? Se la risposta è no, ve lo svelo io: la nostra meta è Santo Stefano Quisquina e, precisamente, l’azienda Rocca Reina, un’eccellenza siciliana, che Lorenzo, il proprietario, ha trasformato in uno spazio sacro che è laboratorio d’arte e di produzioni biologiche, Teatro ispirato e Museo custode delle sue opere. Il regalo che mi sono fatta e, penso, indirettamente, di stare facendo a voi, è quello d’incontrare un artista a tutto tondo che da pastore e figlio di un pastore ha voluto continuare la tradizione familiare, arricchendola, però, con gli altri meravigliosi mondi che lo abitano.

Definirlo è quasi impossibile perché è scultore, filosofo e, in senso metaforico, anche alchimista. In quest’ ultima definizione si è riconosciuto particolarmente perché, come mi ha raccontato, in questi trent’anni di lavoro ha raccolto un’infinità di pietre, considerate “d’impaccio” dai contadini della zona, trasmutandole in opere, proprio come un alchimista che trasforma il vile piombo in oro. D’altronde l’Arte e l’Alchimia sono impegnate entrambe alla realizzazione dell’Opera e quale Opera è più importante della vita stessa? Lorenzo, attraverso il suo “vissi d’arte”, è come se fosse passato dalla nigredo all’albedo e alla rubedo, trovando una personale pietra filosofale nell’ispirazione che sembra derivargli dagli spiriti mitologici di cui ama circondarsi e dalla vista mozzafiato sui Monti Sicani.

Con la gentilezza di uomo d’altri tempi e facendomi da “Ierofante” mi ha guidato nel suo luminoso eterno presente e nella sua “Fattoria dell’Arte”, un “laboratorio in fieri” in cui si magnificano la produzione del formaggio, secondo tecniche tradizionali, l’allevamento delle asine con annesse pratiche di onoterapia e l’accoglienza sia di scolaresche che di visitatori che vogliono conoscere questo palcoscenico dal respiro universale e che, arrivando, si ritrovano immersi in una perfetta simbiosi tra uomo e natura.

 

Il Museo, nato per raccogliere le sue opere, è già di per sé una meravigliosa opera; il Teatro, nato dalla poesia per la poesia, ci mostra il padrone di casa come un Teocrito dei nostri giorni. Il primo, che è di forma ottagonale e si ispira al Castel del Monte in Puglia, tradisce una forte valenza simbolica: il numero 8, infatti, è legato all’infinito, al karma, a Saturno e al perpetuo corso dell’universo che in questo luogo di enstasi che conduce all’estasi si rispecchia armoniosamente. Può essere definito una sorta di scrigno prezioso che custodisce busti e volti, come quello dell’amato padre che ha permesso a questo figlio dai tanti talenti di poterli coltivare tutti.

Il Teatro, tempio a cielo aperto, rimanda, invece, alla costellazione di Andromeda a cui la nostra galassia potrebbe giungere tra 40 milioni di anni, verità scientifica così lontana che solo in questo luogo di malìa potrebbe compiersi. Costruito su un’altura al confine con uno strapiombo, ha la cavea circondata da un possente muro a secco e 108 posti a sedere che, visti dall’alto, pur mostrando la forma di stella a otto punte, sembrano distribuiti a caso, ma in realtà sono sistemati in modo tale da ricalcare i punti della costellazione. Ed ecco che dall’8 passiamo al 108, altra cifra simbolica: tanti sono, infatti, i grani del Mala, il rosario indiano; tanti i nomi delle divinità buddiste; tante le Gopi (pastorelle) con cui Krisnha, in molte raffigurazioni, è solito danzare; tante le karana, le pose di Shiva Nataraja nella danza cosmica e potremmo continuare all’infinito.
Ad esso si accede attraverso una porta, su cui domina uno gnomone a indicare il passare del tempo su un disco, che, ruotando su se stessa, sembra richiamare il moto della terra e il conseguente alternarsi del giorno e della notte. Entrando è come varcare una soglia che conduce in mondi “altri” e Lorenzo Reina, che ho già definito filosofo, pastore, scultore, alchimista e ierofante, diventa ai miei occhi anche “Genius Loci“, che, incarnando lo spirito del luogo, ne tutela la bellezza ancora vergine e incorrotta. Mi ha raccontato di stare aspettando dalla Grecia “una pietra che brillerà al sole come marmo e riprodurrà il vortice galattico” ed io, ascoltandolo, come per magia, mi sono ritrovata in un luogo dell’anima, in questo teatro-astronave in viaggio verso Andromeda, persa, ritrovata e iniziata a un percorso di riconoscimento.
Modella che posa al Teatro Andromeda di Lorenzo Reina

Foto di The Polite Monkey (Sal Pavone)

Perché Lorenzo Reina ha il dono di piantare il “germe d’infinito” in chi ha la fortuna di conoscerlo o solamente di ascoltarlo e di far soffermare, l’uomo in fuga, in un contesto di universalità cosmica in cui si sente forte il richiamo ancestrale del sacro; in cui la spiritualità antica non è profanata dalla modernità e in cui, soprattutto, si respirano atmosfere che invogliano a meditare. Se volete assaporare tutto questo, se avete bisogno d’infinito, sappiate che questa oasi di ben-essere ha riaperto il 20 marzo. Vivetela in contemplazione, respiratela, portatela con voi, vedrete che il ricordo di Lorenzo e del suo mondo sapranno ricaricarvi anche in quei giorni in cui il disincanto della realtà proverà a dominarvi. Da parte mia, considerandolo un appassionato divulgatore di bellezza, voglio chiamarlo Theodoros, da “Theos”, Dio, e “doron”, regalo, perché individui come lui sono “dono” prezioso per l’umanità. E chiudo con quel “il caso non è mai un caso” con cui ho aperto, con la convinzione, dopo questa visita, di essere parti di un disegno più ampio di cui siamo noi a dover scegliere se essere o solamente registi o solamente attori o, come nel caso di Lorenzo Reina, entrambe le cose.
Visitate la pagina Facebook del Teatro Andromeda!
 
Articolo precedente

Il Consorzio Turistico Valle dei Templi visiterà il Borgo più bello d'Italia

Articolo successivo

A Palermo in mostra le opere di Guttuso

Giusi Patti

Giusi Patti

Mi chiamo Giusi Patti, ma sono anche la Dottoressa Pattin, Giuseisha e Patti Holmes. Una e tante. Mi definisco un "complesso", anzi un condominio di donne che coabitano pacificamente. La prima, l'originale, è laureata in filosofia; la seconda è una studiosa, specializzata in "uomini e donne d-istruzioni per l'uso"; la terza è una guru del sorriso e la quarta, infine, un'indagatrice. Tutte, proprio tutte, sono legate da un fil rouge che è l'amore per i viaggi fatti e in sognati, ma sempre conditi da miti e leggende. Chiedetemi e cercherò di soddisfare ogni vostra curiosità con pensieri parole opere e mai omissioni. Parola mia.

5 Comments

  1. andrea
    25 Marzo 2017 at 23:41 — Rispondi

    Un articolo bellissimo. Viene voglia di venire a conoscere luoghi e persone. Complimenti. Ti seguirò nel tuo percorso.

    • Redazione
      26 Marzo 2017 at 17:18 — Rispondi

      Grazie Andrea. Spero, allora, di fare tanti viaggi insieme. ^_^

    • Redazione
      13 Giugno 2017 at 17:14 — Rispondi

      Caro Andrea, leggo questo messaggio solo ora e ti ringrazio per aver mantenuto la promessa di seguirmi nei miei percorsi. (Giusi)

  2. Redazione
    26 Marzo 2017 at 17:21 — Rispondi

    Grazie.

  3. Bernard
    16 Aprile 2018 at 20:19 — Rispondi

    Buongiorno,
    Puoi farmi sapere se stai organizzando un concerto nella seconda metà di giugno 2018?
    Hai dei pasti?
    Cordiali saluti
    Bernard (da Lille in Francia)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *