Le Storie

L’impossibile intervista a Vicky Seven Patti da Patti Holmes e le sue coinquiline

La vostra Patti Holmes, per questa intervista che si potrebbe definire “impossibile” vista la complessità, l’ironia e la conoscenza profonda, addirittura fin dai suoi primi vagiti della protagonista, chiede l’aiuto delle sue coabitatrici più strutturate. La prima è la Dottoressa Pattin che, da insigne psicologa e sessuologa, cercherà di farci penetrare nella sua mente; la seconda è Giuseisha che, da guru del sorriso, potrebbe farla sciogliere in racconti che, altrimenti, mai condividerebbe; la terza, Patti Chef, che si farà raccontare i suoi piatti preferiti e, infine, Patti Fox, il suo segno zodiacale e se crede nell’oroscopo. Io, che sono la sorella, faro da burattinaia delle altre quattro, inconsapevoli del loro vero ruolo. Intanto cominciamo con l’identikit:

1) Vicky Seven Patti

2) Nata a Palermo

3) Classe 1989

4) Cittadina del mondo

5) I suoi luoghi del cuore: Vallelunga, Palermo, Perugia, Cardiff e Londra

6) Lingue: italiano, inglese, francese e giapponese

7) Laureata in Computer Games Design

8) Stato: Fidanzatissima

9) Mamma di Tequila e Tesla, due pelosetti che fanno le fusa

10) Segni particolari: Genio e veste di nero anche in estate.

Dopo questa captatio benevolentiae, la vedo già sorridere sardonica, pronta a prendermi in giro come solo lei sa fare. Ladies and Gentlemen, Mesdames et Messieurs, Picciotte e Picciotti, ecco a voi, Vicky Seven Patti.

Patti Holmes: Ben arrivata Vicky. Mi avevi già chiesto, quando ti ho annunciato la mia idea, chi delle mie coinquiline ti avrebbe intervistato e, adesso, posso rivelartelo. Oltre a me, Patti Holmes, che condurrò le fila del discorso, ci saranno la Dottoressa Pattin, Giuseisha, Patti Chef e Patti Fox. Patti Jones si è rifiutata perché non interessata alle donne. Ma partiamo subito con la prima domanda. Scrivendo per i Viaggi di Cicerone ed essendo tu una nomade, che forse si è fermata, quali sono i tuoi luoghi del cuore? (Sorride dolcemente. E’ lei o non è lei? Non la riconosco. Avrà creato una bambola da mandare al suo posto?) Se dovessimo andare nel dettaglio, potresti darci un aggettivo per: Faenza, Cesena, Perugia, Cardiff, Londra, Palermo e Vallelunga?

Andrò in ordine cronologico, ovvero partendo dai primi luoghi in cui ho vissuto, e che mi hanno vissuta, fino a quello in cui mi trovo adesso. Per Vallelunga scelgo sicuramente “innocente”, essendo il posto legato alla mia infanzia, in cui ho mosso i miei primi passi di follia, non necessariamente compresa, ma pur sempre perseverando. A Palermo attribuisco “affine”, quando mi ci sono trasferita nel 2003 ho trovato spiriti a me affini, amici con i miei stessi interessi, le mie stesse passioni e con una comune, seppur diversa, follia. Faenza e Cesena sento di poterle unire in un unico aggettivo “transizione“, dato che sono state isole di passaggio in un momento di confusione, dove ho ritrovato amici del passato e ne ho conosciuti di nuovi. Perugia è facile, ma allo stesso tempo difficile, perché qui ho conosciuto tante nuove persone, sciroccate come me, e la mia relazione con Andrea ha iniziato a prendere forma. È stata un’isola felice, con qualche sprazzo di caos. Trovare un aggettivo in questo caso è difficile perché è una bellissima città, piena di arte e che mi ha dato tanto (queste domande sono difficili… ti odio N.d.V), dico “armoniosa“? Direi che ci sta. Cardiff è stata la città della svolta definitiva. Ho capito che la strada che stavo seguendo da anni (make-up e moda) non era quella che faceva per me e ho svoltato pagina. Qui ho frequentato la University of South Wales, mi sono laureata a pieni voti (ohohoh! N.d.V) e ho mosso i primi passi verso quella che è la mia attuale carriera. “Stimolante” è l’aggettivo adatto.

PH: Andiamo a Londra che merita un discorso a parte, a proposito sei proprio logorroica come tutte le Patti. (La immagino arricciare il naso schifata e rido)

Londra è un luogo per il quale ho sentimenti contrastanti. Sono approdata qui in due distinti momenti della mia vita, uno molto negativo, l’altro assolutamente positivo, andrebbe piazzata nello slot tra Palermo e Faenza. Ho vissuto qui tra il 2011 e il 2012, un paio di anni dopo la scomparsa di nostro padre. Sentii il bisogno di fuggire in un posto nuovo. Ovviamente non è stata l’idea migliore del mondo, non ero pronta a stare lontana dalla mia famiglia e, senza essermene resa ancora conto, mi aveva guidata verso una scelta di carriera sbagliata. Sono tornata a Londra pochi mesi fa, a maggio, non ancora laureata e con un contratto di lavoro tra le mani, ma con la possibilità di avere un futuro e fare quello che mi piace. Londra è un posto bellissimo, ma che può spaventare, per me, invece, è stata una boccata d’aria fresca. Credo che il termine più adatto sia “liberatoria”, perché ti permette di essere chi sei, senza che nessuno ti giudichi. (Ho scritto un papiro, ops).

PH: (La adoro, è un cartone animato) Tu appartieni a quella categoria di giovani coraggiosi che si è allontanato dalle radici per realizzare il proprio sogno. Quando hai capito che questa era la tua strada ed è stato difficile portarlo dalla potenza all’atto e comunicarlo in famiglia?

Credo che, per quanto non sarà mai facile per i genitori allontanarsi dai figli e viceversa, nostra madre abbia sempre saputo che sono uno spirito un po’ nomade e indipendente. D’altronde furono lei e nostro padre a mandarmi a vivere con quella squintern… brava giovincella che sei tu, anzi siete voi? (Risata sardonica) Ovvio, non è facile allontanarsi dalla famiglia, non è facile dire “Ciao mamma, mi trasferisco, da ora ci vedremo due volte all’anno, forse tre”, ma credo sia un passo necessario, specialmente per noi Italiani che diamo tanto senza ricevere niente in cambio da una terra che amiamo.

PH: Hai frequentato l’università a Cardiff, dove ti sei laureata in Computer Games Design. Com’è caduta la scelta sul Galles?

VS: Semplice ricerca. Andrea e io abbiamo cercato quali erano le università con le migliori recensioni, le città più facilmente raggiungibili sia da Perugia che da Palermo.

PH: Andiamo alla tua genialità creativa. Hai creato un gioco, The Fox Lady, che nella cittadina e all’università ha riscontrato un grande successo. Ci racconti com’è nato questo progetto e le differenze che hai notato, dal punto di vista culturale, tra noi e the others? (Sento una musica da Thriller forse perché sto ricordando il film che ha per protagonista Nicole Kidmnan?)

The Fox Lady Giochi Vicky Seven

“The Fox Lady” è un progetto ancora in via di sviluppo. È nato da un racconto breve che scrissi anni fa, il primo scritto in inglese (terrificante!). È servito a mettere insieme persone con le stesse passioni e con lo stesso obiettivo: lavorare nei giochi. Ho messo insieme un team al 90% italiano formato, tra gli altri, da tre fumettisti palermitani: Bea Gozzo, Chiara Cernigliaro e Mauro Mandalari e da una delle mie migliori amiche di sempre, Cinzia Arpe, di Levanto. Le musiche sono di Andrea Pugliese, anche lui spirito libero come me, che ora vive a Tokyo. Più tardi si è unito alla schiera anche Andrea, come programmatore. Dal punto di vista culturale c’è, da un certo punto di vista, un abisso tra l’Italia e il Regno Unito, in Italia non è facile emergere in un mondo come quello dei videogames. Fermatemi se sbaglio, ma è come se non si capisse che dietro un videogioco ci sono persone che lavorano e danno il 100%, esattamente come altri lavoratori. I giochi non nascono dal nulla, non esiste una bacchetta magica che li fa materializzare. In Regno Unito, invece, ci sono svariate compagnie che fanno videogiochi di ogni sorta ed è un lavoro esattamente come gli altri. Si va in ufficio la mattina e si esce la sera, niente di più e niente di meno.

PH: Hai trovato lavoro prima che ti laureassi e, anche in questo caso, sei stata cuor di leone nell’abbandonare Cardiff e ritornare a Londra. Adesso sei Junior Games Designer presso Fusebox Games. Molti mi chiedono in cosa consista la tua specializzazione e, per essere concreti, il tuo work. Uso qualche parola inglese perché la lingua che, come tu ben sai, amo pazzamente. (Rido perché nel Regno Unito perdo la mia parlantina, tacendo).

Giochi Vicky Seven

Credo sinceramente che sia stato più coraggioso trasferirsi a Cardiff, senza niente tra le mani, ma solo progetti, idee e speranze. A Londra sono tornata con un contratto e una sicurezza lavorativa di almeno 3 mesi che, poi, si è trasformato in un lavoro full-time. A Fusebox Games ho due ruoli ovvero quello di Junior Designer e quello di Integrator (un altro modo per dire Level Designer). Come dicono in inglese, il mio è un lavoro “multi-departmental”, mi occupo di varie cose ma principalmente, come Designer, di ideare e comunicare le funzionalità e le meccaniche dei giochi e, come Integrator, di prendere tutto il materiale creato da scrittori e artisti e usarlo per costruire il gioco stesso, come le persone lo vedono.

PH: My God confusa sono. Cosa ti manca di Cardiff e cosa ti è mancato di Londra?

Di Cardiff mi manca il non-caos. Di Londra mi è mancata la diversità.

PH: Vicky Seven Patti, il primo e l’ultimo sono il nome e il cognome. Il 7, invece, che importanza ha per te?

Molto semplicemente il 7 è il mio numero preferito, c’è chi dice fortunato, a me semplicemente piace. Oltre ad essere sia il giorno che il mese della mia nascita, lo trovo bello esteticamente. Ha senso?

PH: Tutto e niente possono averlo (filosofeggio, immaginando la sua faccetta). Nella tua formazione, sicuramente, avrà avuto grande importanza esser cresciuta, dai 14 ai 18 anni, con tua sorella per la saggezza che la contraddistingue. Puoi raccontarci questo periodo così meraviglioso e indimenticabile della tua vita a cui hai già accennato?

Vado a farmi una tazza di tè e torno per la prossima domanda.

PH: Uffa, però, potevi decantare le mie meraviglie. Continuiamo. Sei venuta su a pane e politica in una famiglia che ne parlava sempre, facendotela odiare. Sei passata, però, dalla padella alla brace, perche anche Andrea, il tuo ragazzo, la ama. Il tuo orientamento politico è testuali parole: Chaotic-Good. Lo spieghi a noi comuni mortali?

Molti (ma mai abbastanza) conosceranno un gioco chiamato Dungeons & Dragons, che ha poi ispirato altri giochi. Ogni personaggio ha un allineamento. Chaotic-Good, che sta per Caotico-Buono e indica una persona che agisce nel bene senza seguire necessariamente quello che le persone si aspettano da lei/lui.

Dottoressa Pattin: Stooopppppppp (Interviene a gamba tesa). Questa intervista sarebbe da tagliare per le domande soporifere della Holmes, mamma, anzi sorella chiocchia, che cerca di trasudare una simpatia che non le appartiene. Meno male che c’è la ragazza, che sento molto vicina, come modus pensandi, essendi et operandi, a me. Cara, capisco il vero motivo del tuo allontanamento dalla Sicilia, dimenticare il deficit familiare di avere una tale congiunta, ma dimentica se puoi la noia subita e ascoltami attentamente, perché adesso inizia il bello. (Si aggiusta gli occhiali sul naso, strizza gli occhi e la fissa come se volesse leggerle dentro). A me, da sessuologa e psicologa di fama mondiale, interessa conoscere le differenze sostanziali tra i ragazzi british e quelli italiani e, particolare di estrema importanza, se sei zitella o accompagnata?

Patti Holmes: L’ho detto un secondo fa, è fidanzatissima.

Dottoressa Pattin: La tua mancanza di verve mi avrà fatto cadere in stato catatonico e, comunque, la domanda resta inalterata. Il tuo momento, ringraziando le divinità che ci assistono, si è concluso e, quindi, Vicky Seven Patti, non ti curar di lei e rispondi a me.

Questa è una domanda un po’ troppo generica e quasi ovvia. Cosa dovrei rispondere? Gli italiani parlano italiano, e gli inglesi parlano inglese…

DP: (Presuntuosa e petulante come la sorella, non mi accomuna nulla a lei, mi rimangio tutto. Vediamo se le aggrada questa domanda). Come una italiana, anzi una siciliana, spesso definita con i luoghi comuni di pizza e mafia, è stata accolta all’universita, sul lavoro e nella vita di tutti i giorni?

Il Regno Unito, e ancor di più Londra, è un posto molto aperto alle diverse etnie, posso affermare con quasi certezza (sottolinei il “quasi”, grazie N.d.V) che ci sono più stranieri che britannici in questa città.

DP: (Mi dà del Lei e questo mi piace. E’ risalita di qualche punto). Hai mai pensato, in questi anni, di non farcela e ritornare a Palermo?

Solo e unicamente per gli affetti. Per quanto sia un posto accogliente, il Regno Unito può farti sentire un’estranea nella tua stessa casa.

DP: In cosa ti senti sicula e in cosa british?

So cucinare e parlo tanto = sicula. Bevo un sacco di tè e sono sempre di corsa = british.

Giuseisha: (Interviene con la sua dolcezza proverbiale, interrompendo la luminare) Shanti cara Pattin, ti fermo nella tua bellissima cavalcata nella prateria della vita di Vickysan. Posso chiamarti così ragazza dalla bellezza radiosa e con due straordinari occhi da gatta che sanno di ieri, di oggi, di domani, come due meravigliose porte spalancate sull’universo? (Ridendo seraficamente) Sono stata definita guru, immeritatamente, ma rifiutare questo riconoscimento, che gli altri mi hanno voluto tributare, sarebbe stato poco cortese e, quindi, mi occuperò di indagare la tua spiritualità. Sei vicina a qualche religione? Appartieni ai neo-pagani? Sei agnostica? Hai fondato una tua “confessione? (Le mie domande sono sempre così profonde, sono davvero una maestra per i molti che mi seguono, per me stessa e lo sento, pure, per Vickysan).

Sono cresciuta con una formazione cattolica, ma non mi sento vicina a nessuna religione.

G: Non hai mai bisogno di infinito? Non senti la necessità di chiedere conforto o aiuto al cielo?

Credo che la risposta stia, ironicamente, in un detto che i cattolici stessi hanno “Aiutati che Dio ti aiuta”. Se ho bisogno di aiuto o di conforto lo trovo in me stessa o nei miei affetti.

G: Da bimba i tuoi genitori ti hanno lasciato libera o imposto chiesa, precetti e tabù?

Imposto non credo sia la parola esatta, ma da piccola sono stata battezzata e ho dovuto fare la prima comunione. È un’imposizione? Forse sì, forse no. Io non mi sono opposta, ma se l’avessi fatto, probabilmente, mi avrebbero lasciata libera di scegliere. Ovvio non per il battesimo, avevo meno di un anno, al massimo avrei potuto tirargli cibo in faccia, cosa che probabilmente ho fatto, ma evidentemente non è stato carpito come segno.

G: Ti piacerebbe accompagnarmi in India nell’Ashram in cui vado sei mesi l’anno? Ti vedo gia vestita come le dive di Bollywood, con i tuoi occhi bistrati di kajal, e il tilaka, il bel punto vermiglio sulla fronte. Ti prego, ti prego, ti prego.

VS: Ops… ho finito il tè, devo andare a prepararne un altro. (Tutte pazze sono, ma questa è insuperabile).

Patti Chef: Next. Cibo cibo delle mie brame, qual è il più buono del reame? Passiamo dallo spirito alla carne. Tra i cibi siciliani e della cucina di tua madre, qual è, in assoluto quello che vuoi trovare ogni volta che torni a Palermo?

La caponata è un must!

PC: La tua è una cucina tradizionale, fusion o confusion (Come sono simpatica, la più di tutte. con le mie trovate).

Cucino quel che capita e vado ad ispirazione. Non mi piace particolarmente seguire ricette e finora non ho avvelenato nessuno, almeno credo. Effettivamente, però, è da un po’ che non sento un paio di amici, forse dovrei controllare. (Altra risatina).

PC: E di quella inglese cosa ami e cosa detesti?

Della cucina inglese c’è poco da amare e intendo letteralmente, non essendoci una gran varietà. Forse, però, è proprio la stessa varietà che mi piace di qui, il fatto cioè che se ho voglia di una qualsiasi cucina posso trovarla.

Patti Fox: (Vestita come il mago Othelma coglie la palla la balzo, anzi la strappa alla Chef) Passiamo dalla banale e inflazionata cucina alle Stelle con la sola e inimitabile Patti Fox. Sei del segno del Cancro, ma so che da bambina saresti voluta essere del Leone. Perché?

Sono la più piccola di tre fratelli. Sia mia sorella che mio fratello sono del segno del Leone, quindi mi sentivo esclusa.

PF: L’Oroscopo ti diverte? Lo osservi, ma non ci credi? E qual è quello che preferisci? (Se non dice il mio, dalla prossima settimana farò Cassandra, ma non posso è parente della Holmes e, per la proprietà transitiva, anche mia).

Non leggo quasi mai l’oroscopo, non voglio farmi influenzare. Però di tanto in tanto mi diverto a leggere l’oroscopo dei giorni passati per vedere se “ci ha preso”.

PF: (Non ha citato il mio. Colpo al cuore, ferita aperta, non le faccio più domande).

Patti Holmes: Bene ragazze, riprendo io il comando. Vi ringrazio per il vostro contributo fondamentale (rido mentre lo dico, speriamo non se ne accorgano), ma per il rush finale la palla ritorna a me. Ai ragazzi che hanno paura di fare un salto nel buio, lasciando la loro terra e gli affetti familiari, quale consiglio daresti?

In generale, quando devo prendere una decisione per la quale ho molti dubbi faccio una lista di pro e contro. Tutti preferiremmo stare con le nostre famiglie, ma vale la pena di sentirsi insoddisfatti per tutta la vita? Vale la pensa di vivere di “e se…”? Le scelte riguardanti il proprio futuro non sono mai facili, ma vanno fatte in un modo o nell’altro. Gli alti e bassi ci saranno sempre, qualsiasi decisione si prenda.

PH: Hai qualche rimpianto, pur essendo così giovane?

Un paio, ma molto grandi.

PH: Hai due gatti, Tequila e Tesla. Per i tanti amici, ma soprattutto per i non amici degli animali, puoi dirci cosa i due pelosetti rappresentano per te, cosa ti hanno dato e cosa ti danno?

Sono i miei compagni di avventura. Tequila è arrivata come una fata guaritrice in un periodo molto brutto ed entrambi mi danno un sacco di serenità. Non so come abbia fatto per tanti anni senza di loro.

PH: Sei fidanzatissima, da ormai molti anni, con un perugino. Siete cresciuti assieme e condiviso anche la stessa strada lavorativa. Dai a noi, povere Bridget, anzi Patti Jones della situazione, che non riusciamo a trovare qualcuno che ci voglia o ci dica, cosa impensabile, come a te: “Sei bellissima anche appena sveglia” (cosa che, vi assicuro, assomiglia alla fantascienza e non alla realtà), la formula magica o qualche consiglio per far capitolare un maschio alfa o, anche, omega?

Smettere di cercare. Le relazioni più si cercano e più si allontanano. Bisogna essere felici e soddisfatte di sé stesse, se non lo si è lo si percepisce e, soprattutto, se si è felici di sé stesse la condizione di “zitella” non pesa e non la si fa pesare.

PH: Una frase o una parola siciliana che, inconsapevolmente, ti ritrovi a ripetere e, poi, quella inglese.

Amunì, la siciliana e, recentemente, i miei colleghi inglesi mi hanno fatto notare che dico spesso “Honestly” e “Like” come intercalare.

PH: Saluta la tua isola delle meraviglie, da poliglotta quale sei, in inglese. francese e giapponese, avendolo studiato per qualche anno all’Associazione Sicilia-Giappone di Palermo.

See you soon! À bientôt! じゃあね!

Da parte mia, ti ringrazio per aver accettato la mia follia nel trascinarti in questo percorso che niente aveva di stabilito e ti rivelo che sei tutto ciò che avrei voluto essere. Dopo questo momento di orgoglio, misto a commozione, che, conoscendoti, ti starà facendo venire i conati di vomito, ti saluto, emulandoti, con bye bye and see you soon, sayonara e la piu bella di tutte, “arricampati perché sta casa e sta terra aspettano te”.

 

Con voi, cari viaggiatori, ci ritroviamo alla prossima.

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Giusi Patti

Giusi Patti

Mi chiamo Giusi Patti, ma sono anche la Dottoressa Pattin, Giuseisha e Patti Holmes. Una e tante. Mi definisco un "complesso", anzi un condominio di donne che coabitano pacificamente. La prima, l'originale, è laureata in filosofia; la seconda è una studiosa, specializzata in "uomini e donne d-istruzioni per l'uso"; la terza è una guru del sorriso e la quarta, infine, un'indagatrice. Tutte, proprio tutte, sono legate da un fil rouge che è l'amore per i viaggi fatti e in sognati, ma sempre conditi da miti e leggende. Chiedetemi e cercherò di soddisfare ogni vostra curiosità con pensieri parole opere e mai omissioni. Parola mia.

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