Le Storie

Libri, la bellezza di perdersi ne “L’isola che amo” di Francesco Di Franco

Cari miei Watson, le belle cose, anche se già accadute, vanno condivise e la vostra Patti Holmes non poteva esimersi dal condurvi in un incantevole pomeriggio palermitano votato alla poesia.

In questo venerdì appena trascorso, nel giorno dei Santi Arcangeli, nella prestigiosa sede dello I.E.ME.S.T. (Istituto Euro-Mediterraneo di Scienza e Tecnologia) e alla presenza del fondatore e presidente Bartolo Sammartino, si è svolta la presentazione de “L’isola che amo”, silloge poetica di Francesco Di Franco che ha accompagnato gli intervenuti nella magica cornice di Isola delle Femmine e tra le onde di quel mare, così amato, che è il fil rouge, anzi bleu, di questo prezioso testo.

Questo artigiano del ferro (nella sua prima vita) e cesellatore di versi (nella seconda), come un gran cerimoniere, ci ha guidato in una sorta di viaggio corale e iniziatico, in un battesimo spirituale ed epidermico, facendoci sentire ora salvi nel liquido amniotico del grembo materno e ora persi nelle acque infide del mare aperto. Dal “Nostrum” al “Monstrum”, osservatori privilegiati di un mondo  sommerso reso intravedibile dalla sua arte.

Tra i relatori, due giovani intellettuali, Carmelo Antico, musicista ed esperto in promozione e comunicazione per i BBCC. Niki Mancini, artista poliedrico e ricercatore nel campo dell’immagine, ed io, legata a questo “vate”, di una contemporaneità senza tempo, da un’amicizia in essere ancor prima di divenire. Lettrice d’eccezione la poetessa Daita Martinez e Deus ex machina Toni Saetta, anima fondatrice della Qanat Edizioni, che ha fatto sì che questa opera passasse dalla potenza all’atto. Sua la splendida foto di copertina.

Chiudo con dei miei versi, contenuti ne “L’isola che amo”, che, secondo me, tratteggiano veridicamente la figura di questo grande poeta, amico e signore d’altri tempi:

“Ducizza e asprizza di mare che solo un alchimista del verso poteva fondere insieme; lumen che dall’abisso fa riaffiorare relitti di vita da poter nuovamente varare. E ora vela ora timoniere ci indica due rotte da seguire, quella del farsi trasportare che ha in sé il rischio di naufragare o quella di ancorare in rade sicure a volte, però, prive di energia vitale”.

Dalla vostra Patti Holmes per il momento è tutto.

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Giusi Patti

Giusi Patti

Mi chiamo Giusi Patti, ma sono anche la Dottoressa Pattin, Giuseisha e Patti Holmes. Una e tante. Mi definisco un "complesso", anzi un condominio di donne che coabitano pacificamente. La prima, l'originale, è laureata in filosofia; la seconda è una studiosa, specializzata in "uomini e donne d-istruzioni per l'uso"; la terza è una guru del sorriso e la quarta, infine, un'indagatrice. Tutte, proprio tutte, sono legate da un fil rouge che è l'amore per i viaggi fatti e in sognati, ma sempre conditi da miti e leggende. Chiedetemi e cercherò di soddisfare ogni vostra curiosità con pensieri parole opere e mai omissioni. Parola mia.

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