Le Storie

La storia tumultuosa di un borgo siciliano: quando Riesi si autoproclamò Repubblica

27 luglio 1914. Un mese dopo l’attentato di Sarajevo a Riesi migliaia di persone si trovano, forse ignare di tutto, a festeggiare la festa patronale del paese, con la banda comunale sul palco in piazza che suona il canzoniere allietando la calda ed afosa sera d’estate, i venditori di frutta secca che passano tra la folla, qualche carabiniere che osserva l’andamento della serata. Un’ atmosfera surreale che forse ricorda i film di Bonuel dove la trama seguiva ragionamenti astratti figli dei sogni di un visionario.

La quiete prima della tempesta, la calma prima della rivoluzione.

Non stiamo parlando di un film né di un romanzo giallo, ma della storia di un popolo, della storia di un paese: la Repubblica di Riesi.

L’importanza di un avvenimento storico è spesso sottovalutata, tutto è legato al luogo, ai protagonisti, al tempo in cui avviene e quando questi avvenimenti diventano parte dell’identità di un luogo e di un popolo. Questo avvenimento diventa importante al punto tale da identificare le persone di ogni tempo.

Il rischio di perdere questo fatto identitario, il rischio di cadere in un’omologazione culturale è sempre presente e dietro l’angolo, ecco perchè il lavoro svolto da l’associazione A.Gi.S.Co. è fondamentale per recuperare e far conoscere ciò che accadde un quella calda sera di 103 anni fa: la Repubblica di Riesi.

Come detto l’atmosfera che si respirava era di quelle tipiche di una festa di paese, i bambini che corrono per la piazza, le coppie che ascoltano il canzoniere suonato dalla banda di paese, caldo afoso e secco che ricorda ai contadini la fatica delle mattinate in campagna. Sono le 23:30, tutto sembra calmo, tutto appare normale se non che ad un tratto un gruppo di uomini capeggiati da Giuseppe Butera irrompe in piazza, tra lo stupore di tutti, bloccando la banda costringendola a suonare più volte la marcia del lavoratori che apre la strada ad un breve comizio del Butera che inneggiando alla rivoluzione proclamava la Repubblica di Riesi.

Iniziarono gli scontri tra le forze dell’ordine e il gruppo di rivoluzionari, ne nasce un tumulto e vennero sparati diversi colpi di arma da fuoco; cadono infatti il Delegato di Pubblica sicurezza Catalano, il Tenente dell’esercito Russo e uno dei dimostranti ferito da un colpo di spada. La truppa fa quadrato attorno ai feriti e riesce a guadagnare la Caserma nella quale si rinchiude. La piazza rimane in balia dei dimostranti che svegliano il sagrestano della Matrice per poter salire sul campanile ed esporre un grande stendardo rosso che mosso dal vento caldo della notte mostrava a caratteri bianchi la scritta  “Repubblica di Riesi”. Molte furono le famiglie che lasciarono il paese per trasferirsi da parenti in paesi vicini. La sera del 28 luglio arrivarono i rinforzi e ristabilirono l’ordine arrestando 14 persone nonostante diversi dimostranti, compreso Butera, si  resero irreperibili. Il primo giornale a dare la notizia fu “L’Ora” seguito da tutti gli altri regionali e nazionali. La notizia fu un colpo giornalistico perchè i fatti di Riesi fecero scalpore proclamando la Repubblica in pieno regime monarchico, unico centro a sud di Roma.

Potrebbe sembrare ridicolo e paradossale la proclamazione a Repubblica di un piccolo paese dell’entroterra siciliano all’indomani dei fatti di Sarajevo, ma analizzando bene occorre cogliere quella pagina di storia scaturito dalle angherie ed ingiustizie e di miseria di larghissime fasce della popolazione di una Sicilia in cui la manodopera era sfruttata e dove persisteva nella popolazione un malessere diffuso.

A Riesi il 27 luglio si ricorda questo avvenimento visto da occhi diversi, da generazione diverse che ogni anno amano pensare che questa piccola e breve rivoluzione, che ha portato alla nascita della breve Repubblica di Riesi, sia un monito per rispettare e ricordare se stessi ed ambire ad un futuro migliore.

Foto di copertina da ipercorsidellacultura.blogspot.it

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Domenico Pistone

Domenico Pistone

Domenico Pistone, non ama stare fermo a far nulla, è alla continua ricerca di cose che lo incuriosiscono, ama sorprendersi delle piccole cose, viaggiare leggere e disegnare usando gli acquerelli (che porta sempre con se). Ama la grafica ed il design, nel tempo libero si rilassa ridando nuova vita ad oggetti che altrimenti andrebbero gettati via, progetta borse e magliette, scrive per Landscape Architecture Network e cura la grafica e la comunicazione per vari associazioni ed enti. É un fermo sostenitore dell'associazionismo e credente convinto delle relazioni umane, molto "sociale" e poco "social".

É un Siciliano convinto ed amante della sua terra e del suo piccolo paesino del centro Sicilia. Coltiva uva, ama le lunghe passeggiate con il suo cane Loos.

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