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La Parigi di Toulouse-Latrec fino al 18 febbraio in mostra a Milano

Entrare nella sala di Palazzo Reale che racchiude ben ventidue manifesti di Toulouse-Lautrec è come ritrovarsi, all’improvviso, nella Parigi del suo tempo. Quella Parigi in cui le strade venivano riempite dalle sue creazioni che raccontavano del Moulin Ruouge, dei suoi balli e delle sue parate. Degli artisti e dei personaggi dell’epoca, dei concerti e dei momenti di vita mondana dei caffè concerti.

Ma non c’è solo questo in quelle sale che racchiudono tutto il percorso artistico di Toulouse-Lautrec. No. Perché quella stessa innovazione portata dall’artista nei tratti e nella scelta dei colori viene anche portata nell’immortalare le mode dell’epoca, a cui lui si affianò senza indugio: dal ciclismo al diffondersi delle auto e del telefono.

Poi però, alla sera, si tornava a casa. Si lasciavano le bici, si posavano gli strumenti musicali, si toglievano gli abiti eleganti indossati per i balli e si tornava alla vita quotidiana. Quella vita quotidiana che Toulouse-Lautrec ha saputo mostrare, con pacatezza e realismo, da dentro le stanze delle giovani donne che lavoravano nelle case di tolleranza.

Toulouse-Lautrec riescì ad andare oltre i loro sguardi sensuali e provocatori per soffermarsi sul momento in cui si pettinavano, in cui si lavavano, in cui indossavano un bustino o in cui erano impegnate nelle faccende domestiche.

Quelle donne, per Toulouse-Lautrec, non erano solo sue modelle e oggetti di desiderio dei clienti alla ricerca dei piaceri carnali. Ma erano donne come tanta altre, alla ricerca di uno spiraglio di vita normale. E tutto questo ce lo dice lui stesso, con quei quadri. Le istantanee della vita di quelle donne, racchiuse in un’unica sala, ci raccontano non solo di loro ma anche di un artista che ha saputo raccontare la Parigi dei suoi tempi senza giudizi morali e con un innovativo realismo.

Una Parigi in cui si può ancora viaggiare fino al 18 febbraio, a Palazzo Reale di Milano, con la mostra “Il mondo fuggevole di Toulouse-Latrec”. Ancora tre settimane, quindi, per ammirare le innovazioni dell’artista, ma anche i momenti di intimità e di riposo di donne circensi e di attrici dell’epoca.

La mostra, a cura di Danièle Devynck e Claudia Beltramo Ceppi Zevi celebra Henri de ToulouseLautrec (1864-1901) con una grande monografica che porta i visitatori all’interno dell’intero percorso artistico dell’autore francese e ne mette in risalto la straordinaria modernità. Un percorso che mostra anche la sua fermezza e la sua decisione di non fermarsi davanti le etichette del periodo: nessuna censura, quindi, per quelle opere che avrebbero potuto scandalizzare il buon costume dell’epoca.

Così facendo, e svincolandosi dalle etichette delle scuole dei suoi tempi, Toulouse-Lautrec ci regala oggi una testimonianza e una narrazione della sua Parigi che altrimenti non avremmo potuto avere. Una Parigi inedita.

I CONTENUTI DELLA MOSTRA
Nonostante la sua origine aristocratica, Toulouse-Lautrec diventa presto testimone e narratore della Parigi dei bassifondi e delle case chiuse. E questa sua “discesa” verso la vita reale e cruda viene delineata in tutte le sue fasi, dalla pittura alla grafica, con oltre 200 opere e con ben 35 dipinti (oltre a litografie, acqueforti e affiches) provenienti dal Musée Toulouse-Lautrec di Albi e da importanti musei e collezioni internazionali come la Tate Modern di Londra, la National Gallery of Art di Washington, il Museum of Fine Arts di Houston, il MASP (Museu de Arte di San Paolo), e la BNF di Parig e da diverse storiche collezioni private.

Il percorso, che segue le varie fasi della formazione dell’artista, si apre quindi con i ritratti di cani e cavalli, i primi soggetti dei suoi lavori. Seguono i ritratti di donne, tra cui amori dello stesso artista. Già in queste prime opere inizia a venir fuori il tratto del pittore ma, soprattutto, quella che sarà la raffigurazione della donna negli anni successivi, quando la vita artistica di Toulouse-Lautrec si sposterà definitivamente nel sobborgo parigino ricco di cabaret, caffè concerto, sale da ballo dove si ritrovavano poeti, scrittori, attori e artisti. Il pittore riuscì, con sguardo introspettivo, a leggere in quella vita moderna e nei suoi protagonisti, riportando i loro volti e le loro sagome nei suoi lavori e nei suoi schizzi. E li riportò in modo veritiero, pacato e realistico, senza lasciar trapelare giudizi morali o etici. Toulouse-Lautrec si ferma alla narrazione.
La mostra mette in risalto anche la novità introdotta dall’artista nel suo mondo contemporaneo: raffigurare gli artisti e le ballerine attraverso un’affiche. Egli fu il primo, infatti, a percepire la necessità di inventare un nuovo stile per quel nuovo genere artistico, tipicamente cittadino, che è il manifesto.

Tra le sale di Palazzo Reale che accolgono la mostra è possibile ammirare anche, in via del tutto eccezionale, la serie completa di tutti i 22 manifesti realizzati da Toulouse-Lautrec, accompagnati da studi e bozzetti preparatori: ritratti dei personaggi e del mondo dei locali notturni di Montmartre, dal Moulin de La Galette al Divan Japonais, dalla celebre Goulue a Jane Avril. 

Per far comprendere meglio il legame tra l’artista e la cultura giapponese, da lui profondamente studiata, il percorso ospita anche rare e preziose stampe di maestri giapponesi, fra le quali la serie completa della Maison verte di Utamaro che raffigura l’ambiente dei postriboli, con tutto l’universo di uomini e di donne che li abitavano. Tra le opere esposte anche il suo celebre autoritratto, l’unico che realizzò.

La mostra è promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, da Palazzo Reale, da Giunti Arte Mostre Musei e da Electa, in collaborazione con il Musée Toulouse-Lautrec di Albi, con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia. 

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Grazia La Paglia

Grazia La Paglia

Grazia La Paglia. Sono nata e cresciuta nell'entroterra siciliano e ho vissuto (a) Palermo, città che mi ha formato e mi ha regalato un sogno: quello di diventare giornalista. Lì ho collaborato, per la prima volta, con un giornale cartaceo: La Repubblica Palermo, e da quel giorno il capoluogo siciliano è diventato la mia seconda casa. In quella redazione ho imparato a scrivere di volontariato, dei problemi del terzo settore, di belle storie di integrazione e multicultura, di innovazione e lavoro, di ambientalismo, di scuola e di università. Nel novembre del 2015 è nato il mio blog autore, ClickUniversità, sempre di Repubblica dove racconto la vita degli universitari, le storie di chi - con una laurea in mano - riesce ancora a farcela e di chi è costretto a emigrare. E poi ancora, a Palermo, le collaborazioni con I Quaderni de L'Ora, il giornale culturale francese Cafè Babel e le dirette radiofoniche con Radio 100 passi. Ma non ho mai dimenticato la mia prima casa, Vallelunga, che ho raccontato sul sito Magaze.it, sul quotidiano La Sicilia e sul periodico culturale da me diretto, La Radice. Lettrice instancabile, ho moderato la presentazione di diversi libri e ho ideato e realizzato due edizioni del Festival del Libro. Adesso sono una terrona a Milano, ma il mio cuore resta alla Cala mentre ammiro i tramonti sui Navigli.

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