Le Storie

La casa di Alda Merini: tra poesia, amori e vita

 

In quella stanza il tempo si è fermato. Un mazzo di fiori, ormai color sabbia, è rimasto immobile sulla poltrona, accanto al letto. Foglie e petali non vanno giù. Anche la forza di gravità, lì dentro, come il tempo, sembra avere perso il suo senso.

Un rossetto, in perenne equilibrio sul comodino, sembra ancora attendere di essere svitato un po’, strofinato sulle labbra ormai sfiorite e poi richiuso, per tornare ubbidiente al suo posto di sempre.
Ma nessuna mano, ormai, lo solleva dal comodino. E non ci sono più dita a partorire versi, pigiando i tasti della vecchia macchina per scrivere che, con fedele speranza, attende ancora la sua Alda Merini.
In quella stanza di Milano, tra quegli stessi mobili che circondavano Merini mentre dava vita a infiniti versi, il tempo si è fermato nel giorno in cui gli occhi della poetessa dei Navigli si chiusero.
A ricostruire fedelmente la sua camera da letto, riportando in una stanza tutti gli oggetti personali della poetessa, l’associazione che gestisce la casa delle arti a lei dedicata.
“Casa delle Arti – Spazio Alda Merini”. Così si chiama. E mentre quella stanza resta sospesa in un tempo indefinito, separata dal resto del mondo da una porta di vetro che difende i ricordi dal logorio del tempo, in quella casa alle spalle dei Navigli si continua a respirare poesia. Versi, scritti su fogli bianchi, pendono dalle pareti. Foto e quadri della poetessa riempono le pareti delle scale. Un portone, dentro la casa, è carico di scarabocchi lasciati dal rossetto rosso della poetessa. Numeri, appunti, nomi e cognomi. Tutto ha forma di poesia.
E poi tavoli, sedie, un pianoforte, un leggio: perché in quella casa si continua a professare, con fede ostinata e devozione, quella profonda religione che portò la poetessa dei Navigli sui libri di letteratura italiana: le religione dei versi, della sensibilità, dell’arte.
Non è quella, in realtà, la casa di Alda Merini. Lei visse non alle spalle dei Navigli ma proprio sui Navigli. L’ingresso della sua vera abitazione è sul Naviglio Grande.
Ci passo davanti ogni giorno, mentre torno da lavoro. O anche la sera, quando la strada si riempie di giovani e non che cercano nell’alcool e nei locali sul canale un angolo di svago da una vita fatta di fatture.
Ci passo davanti ogni giorno, davanti la targa che ricorda il luogo in cui ha vissuto, e non posso fare a meno di ripassare, a bassa voce, i versi de La terra santa.
I versi che mi piacciono di più. E mentre ero lì, ad osservare i mobili della sua stanza che ancora cercano di resistere all’oblio del tempo, li recitai in mente, in silenzio:
E anch’io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all’inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.

Lì respiravo poesia.

La Casa di Alda Merini si trova in via Magolfa 32 (Milano) ed è visitabile il lunedì dalle 20 alle 23,  il martedì e il mercoledì dalle 10 alle 13 e da giovedì alle domenica dalle 17 alle 20. Ingresso gratuito.
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Grazia La Paglia

Grazia La Paglia

Grazia La Paglia. Sono nata e cresciuta nell'entroterra siciliano e ho vissuto (a) Palermo, città che mi ha formato e mi ha regalato un sogno: quello di diventare giornalista. Lì ho collaborato, per la prima volta, con un giornale cartaceo: La Repubblica Palermo, e da quel giorno il capoluogo siciliano è diventato la mia seconda casa. In quella redazione ho imparato a scrivere di volontariato, dei problemi del terzo settore, di belle storie di integrazione e multicultura, di innovazione e lavoro, di ambientalismo, di scuola e di università. Nel novembre del 2015 è nato il mio blog autore, ClickUniversità, sempre di Repubblica dove racconto la vita degli universitari, le storie di chi - con una laurea in mano - riesce ancora a farcela e di chi è costretto a emigrare. E poi ancora, a Palermo, le collaborazioni con I Quaderni de L'Ora, il giornale culturale francese Cafè Babel e le dirette radiofoniche con Radio 100 passi. Ma non ho mai dimenticato la mia prima casa, Vallelunga, che ho raccontato sul sito Magaze.it, sul quotidiano La Sicilia e sul periodico culturale da me diretto, La Radice. Lettrice instancabile, ho moderato la presentazione di diversi libri e ho ideato e realizzato due edizioni del Festival del Libro. Adesso sono una terrona a Milano, ma il mio cuore resta alla Cala mentre ammiro i tramonti sui Navigli.

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