Le Storie

Ileana Arceri, la coraggiosa imprenditrice folgorata da Petralia Soprana

Ileana Arceri

La vostra Patti Holmes, catturata da una bella storia fatta di partenza e ritorno, di futuro e passato proiettato, però, nel domani, riprende le sue interviste e, da nipote di Sherlock Holmes, fa l’identikit di colei che, spesso, le fa da Watson, dandole delle dritte molto interessanti.

  • E’ palermitana DOC
  • Legata a Milano
  • Innamorata delle Madonie
  • Un angelo biondo con una grandissima forza di carattere
  • Sognatrice
  • Il suo sguardo è rivolto “VersoEst”

 

Cari lettori de “I Viaggi di Cicerone” ho il piacere di presentarvi Ileana Arceri che, protagonista di questa chiacchierata, si racconterà e svelerà a noi. Il nostro incontro avviene al Nautoscopio, uno dei luoghi più suggestivi di Palermo in cui si vive il mare, a cui questa città, per troppo tempo, sembra aver dato le spalle.

Ileana, ti ringrazio per aver accettato di raccontarci la tua “piccola impresa madonita”, ricordando quella “meridionale” raccontata da Rocco Papaleo in un suo bellissimo film. Ma, prima di svelare troppo, iniziamo col tuo arrivederci a Palermo.

“Beh, dobbiamo fare un bel salto temporale di 16 anni. Scontenta e delusa delle prospettive che la mia città offriva, decido di abbandonarla non pensando di farvi ritorno. Lasciavo Palermo piena di frustrazioni professionali, felice di partire con la mia valigia, da buona siciliana stracolma di bontà per una sopravvivenza minima, e con una mia compagna delle superiori. A 26 anni intraprendiamo questa avventura, durata 5 anni, in cui mi sono relazionata con tantissime persone, fatto amicizie che si sono consolidate e persistono tuttora”.

Com’è stato l’approccio con Milano?

“Splendido, perché è una città che mi ha accolto, diversamente dai preconcetti e da ciò che avevo ascoltato”.

Da sempre sono convinta che una città accoglie in base a come ci poniamo.

“Hai colto l’essenza della vita, nel senso che, effettivamente, io mi sono sentita parte, da subito, perché ero molto ben disposta verso Milano e verso questa nuova esperienza. Scorreva in me il desiderio di riscatto di una ragazza che, partita con pochi spiccioli, se la doveva cavare da sola e investire su se stessa a 360°”.

Sei stata il tuo miglior biglietto da visita.

“Nello scambio che esiste sempre nella relazione, la cosa in cui mi sono trovata subito bene con le persone che ho incontrato, tanti siciliani, pugliesi e milanesi DOC, è stato un qualcosa che mi appartiene e cioè che la conoscenza è graduale, la vera amicizia, il vero sentire nasce col tempo, lo costruisci. In questo, sicuramente, i milanesi mi hanno reso consapevole di un mio modo di essere”.

Ci sono stati momenti difficili?

“Non c’è stato un momento negativo, passivo, ho capito, però, piano piano, che quei 5 anni erano come un puzzle da rimettere a posto, una composizione da rielaborare per ritornare al punto di partenza, ossia alla mia terra”.

E arriviamo al 2005. Cosa avviene?

“In maniera del tutto inaspettata irrompe in me una malinconia, un desiderio di ritorno alle mie radici, bisogno dei profumi, degli odori, dei colori. Questa nostalgia della mia terra mi sconvolge, crea una rottura emotiva. La cosa che mi ha fatto capire la metamorfosi è stato il fastidio dell’immensità di Milano, degli eccessivi input che ricevevo, delle distanze, cosa che fino a quel momento avevo vissuto con assoluta serenità, anche 40 chilometri per incontrare gli amici. Tutto questo era diventato motivo di confronto con una realtà più piccola, più a misura d’uomo”.

Hai scoperto un attaccamento alle tue origini, forse, mai provato prima.

“Tra il 2005 e il 2006 ho scoperto un amore per la mia terra che, come hai detto tu, fino a quel momento non solo non mi apparteneva, ma non avrei mai immaginato perché me ne ero andata col desiderio di mollarla, convinta che mai mi avrebbe dato qualcosa. Invece ne ho scoperto un’appartenenza, una identità, una sorta di amore di cui non ero a conoscenza. Ogni volta che tornavo i miei occhi e il mio cuore, probabilmente, lo assorbivano, ma la mia mente non lo registrava”.

Un ritorno al passato, mentre Milano era futuro.

“Ti dirò che non pensavo di essere preda di sentimentalismi, non immaginavo un ritorno e con la forza dirompente con cui si è presentato, emotivamente parlando. Il 2006 non ti nego che è stato molto intenso, con lunghi pianti e introspezione, anche perché a Milano avevo costruito relazioni, avevo raggiunto conquiste lavorative, razionalmente non mi mancava nulla”.

Non ti aspettavi questa mut-azione.

“Assolutamente no. E’ una cosa che mi ha spiazzato, una deflagrazione, un confronto costante tra il presente e il desiderio di accettazione di un ritorno al passato, alle radici”.

Come hanno vissuto i tuoi genitori il tuo rientro? Da figliol prodiga, come un fatto scontato o come un non riconoscere l’Ileana di ieri che aveva deciso il suo futuro lontano dalla Sicilia?

“Per fortuna la mia è una famiglia che mi ha sempre sostenuto; forse sono stata ritenuta più folle per la mia partenza che non per il mio ritorno. La perplessità, l’unica, semmai che accompagnava tutti è che lasciavo un lavoro senza averne un altro, ma la fiducia in me era incondizionata e questo mi dava sicurezza. In ogni momento, inoltre, c’è una componente di destino che ti accompagna e sai di fare la scelta giusta quando stai seguendo il cuore”.

La Sicilia era il tuo destino.

“Assolutamente sì e, infatti, tra le migliaia di curricula che avevo inviato, proprio l’ultimo giorno milanese, ricevo via e-mail una risposta di lavoro e, di fatto, il mio rientro a Palermo, sotto il profilo professionale, è su un carro trionfante, dopo 5 anni e con un carico di esperienze bellissime”.

E tu e il “traffico”, citando Johnny Stecchino?

“Sulla scia dell’organizzazione meneghina decido i primi mesi di prendere l’autobus, ma me ne sono pentita velocemente”.

I pro e i contro della Sicilia ma, anche in questo, dove sta la differenza tra il tuo approccio di ieri e quello di oggi con la nostra terra?

“Che, oggi, i difetti sono diventati pregi, dovrei replicare lo stesso schema in un rapporto d’amore; la amo con i suoi limiti, anzi neanche li vedo, non li sento”.

Probabilmente te ne sei andata perché ne vedevi le tante ombre e, da lontano, ne hai colto, invece, il chiarore, la luce, che chi la vive non vede più.

“A distanza di 12 anni se di una cosa sono sicura nella mia vita è quella di non cambiare il luogo in cui sto, la Sicilia forever”.

In questo siamo identiche, per me andare via dalla Sicilia sarebbe rinunziare alla mia essenza più profonda, perché sono fatta delle sue stesse contraddizioni.

“Al solo pensiero di prendere un aereo e lasciarla, mi viene già il magone. La mia terra è la Sicilia, è la terra in cui ho scommesso, non amo i tatuaggi, ma se dovessi farne uno tatuerei “Sicilia”. Noi siciliani abbiano un radicamento viscerale, io sono felice di essere qua e non mi sposto”.

Da qui nasce la Ileana imprenditrice che investe nella sua terra e, precisamente, a Petralia Soprana. Qual è il tuo legame con uno dei borghi più belli d’Italia? Hai origini petralesi?

“Non c’è nessun legame, la mia famiglia è palermitana Doc, questo fil rouge, del tutto inaspettato, nasce grazie alla mia scelta di unirmi, dopo il mio rientro, al Club Alpino Italiano, associazione per cui avevo lavorato nel mio periodo milanese e che mi vede investita di una carica all’interno del gruppo regionale, CAI Sicilia, dal 2006. La sede era a Petralia Sottana e io, poco curiosa fino a quel momento, abbastanza distratta e con dei ricordi legati a me piccolina che, con i miei genitori, andavo a sciare, a vivere Piano Battaglia nel periodo invernale nei canonici periodi di neve, mi avvicino in modo “altro” alle Madonie. Inizio ad apprezzare quei luoghi, in contemporanea con un percorso di crescita interiore, e mi faccio balenare l’idea, visto il benessere che mi restituivano, di metterci delle forze economiche per costruire qualcosa”.

Un’impresa da visionaria.

“Sinceramente un’impresa folle perché non appartenevo al territorio. La mia famiglia accoglie l’idea come se fossi una pazza furiosa; erano abituati alle mie imprese, prima quella milanese e ora quella madonita, ma io seguo sempre il mio istinto che non sbaglia quasi mai”.

Khalil Gibran dice: “Ragione e passione sono timone e vela della nostra anima navigante”. Ecco, tu ai miei occhi sei più vela che timone, segui il vento e vai dove ti porta il cuore.

“Il libro della Tamaro mi appartiene, anche se va contornato da tanta razionalità. Comunque l’elemento vela rappresenta l’essenza del mio essere”.

Sei per le imprese titaniche?

“Non le definisco titaniche ma, piuttosto, come un messaggio da seguire, come la strada del cuore, mi sembra la definizione più giusta. E’ innegabile che ti confronti con difficoltà oggettive, pratiche, ma ho dei sogni che cerco di capire se sono, realmente, intessuti su di me e, solo allora, mi butto anche se non so dove mi porteranno. Le Madonie, durante il mio percorso col CAI, mi davano forti emozioni, mi appartenevano, forse, solo per una questione karmica, non ne trovo altre, non avendo origini petralesi”.

Forse le origini non sono quelle stabilite e note perché noi siciliani, parte di vari popoli e culture, apparteniamo al “tutto” e in quel luogo avrai ricordi cristallizzati in te, magari dalla notte dei tempi.

“Come dici tu, è un luogo che avrò vissuto in vite precedenti, parte di me. Una cosa è certa che, tutt’oggi, quando mi ritrovo a VersoEst azzero qualsiasi tipo di problema, pensiero, difficoltà. E’ come stare in una bolla di benessere e armonia in cui nascono nuove idee, nuove energie, in cui mi appare una Ileana che non conosco ancora o scopro al momento”.

E gli abitanti come ti hanno accolto? Da straniera che andava a colonizzare o come chi aveva colto la bellezza che Petralia Soprana suscita in chi ha gli occhi giusti per guardarla?

Entrambe le cose. In prima battuta, come in tutti gli ambienti piccoli, in cui si ha paura di chi non si conosce, magari avranno pensato a che cosa volesse la palermitana; dall’altro lato, però, conoscendomi, spero avranno apprezzato la mia genuinità e, forse, attraverso me, glielo sento ripetere spesso, hanno scoperto la bellezza che io riesco a vedere e i loro occhi non trovano perché disillusi, abituati o poco convinti. Io vi trovo una meraviglia che non ha bisogno di troppi racconti, sono luoghi che parlano da soli. Il borgo, così come il Parco delle Madonie, non ha bisogno di commenti”.

Lo stesso vale per l’intera Sicilia.

“Proprio così, Petralia, le Madonie, Palermo e la Sicilia tutta hanno una tale magia che non riesco a capire come i petralesi o i siciliani non riescano a coglierla. Bellezza palese che ha bisogno di essere vissuta con occhi generosi”.

Forse, a volte, è come se avessimo degli occhiali graduati male che deturpano la realtà. Anche se c’è da dire che questa terra, amata dagli dèi, spesso, è profanata dagli uomini. Ma come hai trovato VersoEst o è stata lei a trovarti?

“Questa è la domanda più bella che potessi farmi. Forse mi ha trovato lei perché, in realtà, io Petralia Soprana non l’avevo considerata. Frequentando Sottana, in quanto sede del CAI, non mi distaccavo dalle persone e da quell’ambiente. Avendo manifestato il desiderio di investire e realizzare un progetto di tipo ricettivo sulle Madonie, ecco che un mio carissimo amico mi suggerisce, nonostante le sue origini sottanesi, di conoscere e scoprire Soprana. Un giorno, dopo una riunione, decido di seguire il suo consiglio e resto folgorata da Petralia Soprana e, soprattutto, dal riscontrare quanto questo amico mi avesse raccontato: un’altezza maggiore, 1147 metri, un paesaggio che abbracciava la Sicilia sud, l’Etna e, valore aggiunto, un mercato immobiliare ancora aperto a trattative private”.

Io sono rimasta senza fiato nel trovarmi di fronte a San Pietro e Paolo che si staglia all’improvviso o alla fontana dei Quattro Cannoli.

“San Pietro e Paolo è un colpo al cuore se non si sa cosa ti aspetta e riguardo la fontana è un’acqua di sorgente diretta, potabile”.

Che meraviglia, che dimensione a misura d’uomo e di natura, quella che ti mancava a Milano. Ma, alla fine, il colpo di fulmine per VersoEst come avviene?

“Cerco di individuare un “sensale”, una persona che curava gli interessi dei privati interessati alla vendita. Tramite lui, giovanissimo, ma esperto e competente, incontro VersoEst come primo stabile in visione. Come ho descritto ad amici e familiari, ho visto per la prima volta VersoEst, tranne gli interni pericolanti, già vestita; il suo esterno e le sue mura in pietra petralese per me erano già tutto. Le prime trattative non vanno bene e questo amore a prima vista finisce per diventare un amore non vissuto. Dico al mio sensale di non voler vedere altro, perché se non era lei, avevo sbagliato progetto”.

Ma a distanza di un anno, invece…

“Vengo ricontattata con la richiesta di prendere una decisione e rispondo che la mia proposta economica non cambiava. VersoEst finisce per essere mia. Quella che avevo visto come la mia casa, il mio progetto, il mio sogno era diventata realtà e il 23 giugno del 2010 firmo l’atto di compravendita”.

A soli quattro anni dal tuo ritorno.

“Già, mai avrei immaginato questa evoluzione degli eventi. Manco se me lo avesse prospettato la tua amica Patti Fox ci avrei creduto”.

Patti Fox ringrazia per la citazione. Ma quando nasce effettivamente e come hai scelto il nome?

“Effettivamente nel 2016. Riguardo il nome, io sono una romantica e l’ho scelto spinta dal segno cardinale, dal nascere del sole, del nuovo giorno, come segno di buon auspicio, di luce e, poi, anche perché, in una parte della sua esposizione si affaccia verso Est, con una vista splendida che è quella dell’Etna. In realtà all’inizio avevo scelto “Guardando VersoEst”, poi, confrontandomi e dovendola mettere online con un nome facilmente ricordabile, il verbo, che per me era la vera essenza, è saltato. Chi soggiorna nella tripla ha questa magnifica vista”.

E io soltanto nella tripla posso soggiornare, amando il numero tre, perfetto.

“Affare fatto e, comunque, è anche il mio numero”.

Perché un viaggiatore deve scegliere Petralia Soprana e VersoEst?

“Io non so essere autoreferenziale, però, posso dirti che la soddisfazione più grande è lo stupore che vedo negli occhi dei bambini che ne varcano la soglia. Gli ultimi ospiti, al di sotto degli 8 anni che ho avuto in luglio, mi hanno confidato che la cosa più bella che hanno visto a Petralia è stata VersoEst e non vedevano l’ora di rientrare perché era come sentirsi a casa. I bambini sono la verità assoluta”.

 VersoEst, insomma, riesce a trasmettere appartenenza anche a chi, geograficamente, non vi appartiene. Ma tu, quando la vivi?

Ileana Arceri“Quando posso, anche se c’è una persona in loco che mi supporta”.

Supporta o sopporta? Scherzo, ovvio.

“Parlando, di nuovo, con Patti Fox, lei sa che lo scorpione è amabile e sopportabile. Il giovane uomo del luogo che se ne occupa, che fa probabilmente entrambe le cose, la prossima volta lo chiediamo a lui, ha dato valore aggiunto perché sa trasmettere l’anima del posto più di me. D’altronde è un poeta che sa come raccontare”.

Ringraziando Ileana per averci dischiuso il suo mondo, per averci regalato i suoi sorrisi che io ho visto, ma voi avete, di sicuro, colto, non mi resta che dire che VersoEst è poesia del luogo e poesia delle parole, il massimo che si possa chiedere.

Alla prossima.

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Giusi Patti

Giusi Patti

Mi chiamo Giusi Patti, ma sono anche la Dottoressa Pattin, Giuseisha e Patti Holmes. Una e tante. Mi definisco un "complesso", anzi un condominio di donne che coabitano pacificamente. La prima, l'originale, è laureata in filosofia; la seconda è una studiosa, specializzata in "uomini e donne d-istruzioni per l'uso"; la terza è una guru del sorriso e la quarta, infine, un'indagatrice. Tutte, proprio tutte, sono legate da un fil rouge che è l'amore per i viaggi fatti e in sognati, ma sempre conditi da miti e leggende. Chiedetemi e cercherò di soddisfare ogni vostra curiosità con pensieri parole opere e mai omissioni. Parola mia.

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