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Gibellina e Salemi: quando l’arte incontra la tragedia

Gibellina

Cinquant’anni dopo il terremoto del Belice, avvenuto a gennaio del 1968, mi trovo a passeggiare tra i nuovi blocchi del Cretto di Burri.

Opera di land art realizzata a partire dal 1984 e completata solo nel 2015, in cui il bianco del calcestruzzo cozza e contrasta con la vegetazione che cresce incontrollata e il grigio triste dei ruderi di alcune strutture.

Un monumento alla morte che silenziosa avvolge ed ingloba il paesaggio, una enorme colata di cemento che riprende ideologicamente le trame delle viuzze del paese e le trasforma in una delle più estese opere di land art.

I candidi blocchi pesanti ed immobili, legati alla terra, che simulano l’effetto del terreno arido e privo di acqua e di vita,  sembrano scivolare dal pendio della piccola montagna (gebel, altura e zghir, piccola) inglobando i resti delle case al loro interno.

É un mausoleo della memoria dove il silenzio regna ricordando il triste avvenimento del ’68, un gioco di opposti dove la fermezza ed il candore del cemento contrasta ed illumina il grigiore ed il silenzio che lo circonda, dove le forme sinuose ed artificiali, ma ben definite cozza con la vegetazione libera e reale.

É questa l’unica opera che si trova a Gibellina Vecchia, fortemente voluta da Burri.

Passeggiando per Gibellina Nuova, sorta su terreni concessi dal comune di Salemi, vengo preso dallo stesso animo di spaesamento e di vuoto che mi ha pervaso tra le vie del cretto di Burri.

Una città, quella nuova, voluta dall’allora sindaco Ludovico Corrao, il quale chiamò artisti ed architetti italiani di immenso spessore; nomi che studiamo tra i banchi di scuola e che sono punti di riferimento per architetti ed artisti contemporanei: Purini, Gregotti, Pomodoro, Thermes, Consagra, Sciascia, Paladino, Quaroni, Samonà, Venezia e molti altri.

Artisti ed architetti che concepirono una città nuova. Si approfittò della tragedia per realizzare un’utopia mettendo in pratica gli insegnamenti e le teorie del tempo.

Ampie strade, sistemi di piazze, abitazioni concepite sulla persona che le avrebbe abitate, torri dell’orologio, chiese innovative per forma e per concetto, forme sinuose di locali commerciali: un sogno per molti.

Ma cos’è oggi Gibellina? Cosa si prova ad attraversare il sistema di pazze di Termes e Purini? Quali suoni, profumi, odori si sentono tra le ampie strade della città?

Una città sorta da teorie e studi che tenta nel tempo di farsi capire dai cittadini.

Un museo a cielo aperto, una città da visitare per l’immensa importanza degli attori che hanno partecipato alla realizzazione. Una città colma di paesaggi differenti e molteplici suggestioni. Un luogo che sicuramente fa pensare e stupire chi lo attraversa e lo vive anche solamente per un’ora.

Basta spostare lo sguardo per percepire elementi a cui noi non siamo abituati, come l’enorme sfera che sovrasta la chiesa madre progettata da Quaroni. Una sfera bianca su un cubo giallo di calcarenite. L’incontro tra il divino, la sfera, e il terreno, il cubo. Un eccezionale progetto di metafora ed architettura che si può apprezzare passeggiando tra gli stretti passaggi che portano all’anfiteatro retrostante dove si può percepire tutto il peso della sfera che per poco non tocca terra e le gradonate simulano le onde d’urto che nascono dall’incontro tra la sfera e il cubo, corpo principale della chiesa.

Unico comune denominatore il silenzio.

Un silenzio strano, rispettoso e nostalgico che non può che far pensare ed immaginare il dolore recato ai cittadini dalla frana del ’68.

Salemi

Altra tappa da non perdere è Salemi, città arabo-medievale di importante rilievo urbanistico e storico.

Fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia.

Un piccolo borgo colmo di storia che parte dalle origini, l’antica città di nome Alicia. Era alleata di Segesta e fu teatro di diversi scontri con Selinunte. Cadde sotto il regno arabo ed in età normanna conobbe un notevole sviluppo ampliando le mura ed il castello. Con lo sbarco degli alleati divenne famosa perchè Garibaldi issò la bandiera tricolore sulla torre del castello proclamando Salemi “capitale d’Italia” per un giorno.

Nel 1968  il terremoto toccò, anche se per poco, la città e la più importante testimonianza è la piazza progettata dall’architetto Alvaro Siza che sorge sui resti della chiesa Madre.

Sono luoghi magici, colmi di storia triste e gioiosa, che occorre conoscere e rispettare.

Luoghi in cui l’arte e l’architettura hanno tentato di donare nuovi significati alla tragedia, a volte riuscendoci, a volte no.

Sono luoghi da rivalutare perchè pieni di contrasti e di significati.

Andateci, non ve ne pentirete.

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Domenico Pistone

Domenico Pistone

Domenico Pistone, non ama stare fermo a far nulla, è alla continua ricerca di cose che lo incuriosiscono, ama sorprendersi delle piccole cose, viaggiare leggere e disegnare usando gli acquerelli (che porta sempre con se). Ama la grafica ed il design, nel tempo libero si rilassa ridando nuova vita ad oggetti che altrimenti andrebbero gettati via, progetta borse e magliette, scrive per Landscape Architecture Network e cura la grafica e la comunicazione per vari associazioni ed enti. É un fermo sostenitore dell'associazionismo e credente convinto delle relazioni umane, molto "sociale" e poco "social".

É un Siciliano convinto ed amante della sua terra e del suo piccolo paesino del centro Sicilia. Coltiva uva, ama le lunghe passeggiate con il suo cane Loos.

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