Le Storie

Gabriele Conte, l’alchimista che cattura le mille meraviglie di Palermo

Palermo diventa una città delle mille meraviglie. Una città di quelle favole che incantano i bambini e che li fanno sognare ad occhi aperti. Una città magica che si mostra nelle sue forme sinuose, nei suoi colori caldi e notturni, tra le mani dell’alchimista Gabriele Conte.

Giovanissimo artista del capoluogo siculo, ritaglia scorci della sua città per ricrearli con un tocco di magia, con un’aurea anche di malinconia, con una delicatezza che quasi disarma. Perché quegli scorci, sulle tavolette digitali di Gabriele, si caricano di
sensazioni, emozioni e vissuti dell’artista che li reinterpreta.

“Ho iniziato a creare le mie illustrazioni su Palermo per rispondere a una necessità interiore: questa è una città che non dimentichi – racconta da dietro la tastiera di un pc, facendo emergere con parole d’amore per la sua città quanto già riesce a trasmettere con forme e colori – Quando ci nasci, non puoi non vivere la magia dei tuoi luoghi. Una magia che si fonde alle abitudini piacevoli e anche quelle sgradevoli. Palermo è una città che non dimentichi facilmente”.

Anzi, che non dimentichi affatto, nemmeno se – come Gabriele – ci si trasferisce in un’altra città (in questo caso Bologna, per motivi di studio).

E così lo scorso 5 marzo, nel giorno del suo compleanno, Gabriele s’è voluto fare un regalo: un tuffo tra i vicoli della Palermo antica, tra le stradine ricoperte di sampietrini, negli angoli in cui osservare la maestosità del Teatro Massimo in silenzio, quasi in religiosa contemplazione di tanta bellezza. In quel giorno ha realizzato la sua prima illustrazione di Palermo, a cui è seguito un successo smisurato sulla sua pagina Facebook: condivisioni, commenti e apprezzamenti. Gabriele, con un solo disegno, riuscì a conquistare centinaia di persone che Palermo la vivono o l’hanno vissuta.

Da quel suo primo esperimento da “alchimia” sono poi nati – subito dopo – altri ritratti di Palermo. Perché Palermo ha tanti volti e Gabriele – ad oggi – ne ha catturati sedici. “Partendo da Via delle sedie volanti passando per il Teatro del Sole – ricorda – e poi l’immancabile Vucciria e San Giovanni degli Eremiti. Sulla scelta dello scorcio vado molto a intuito. Ma non è un intuito dettato da un pensiero progettuale: direi più guidato da un brivido emotivo, seguendo quei tanti angoli e posti in cui ho collezionato ricordi meravigliosi. Scegliere cosa disegnare è scegliere in maniera intima un luogo che ricordo con affetto. E lo voglio ricordare e rappresentare catturandolo in un momento della notte. La notte di Palermo è mistica, è ricca di luci calde che si mescolano alle tinte fredde delle ombre. Probabilmente la sensazione che voglio veicolare, talvolta riuscendoci, è quel godimento della bellezza che emerge dalla città nel momento in cui tutto si placa, in
cui tutto si distende. Arriva la calma serale, si alzano i vapori colorati, si accendono i sorrisi e arriva la voglia di allegria e relax, che cerchiamo tra Balate lucide e cibi cotti per strada, i cui odori inebriano i sensi. Ma queste sensazioni e questi momenti non si possono cogliere durante il giorno, quando il caos che regna sovrano”.

Non ci resta, quindi, che iniziare un viaggio notturno con Gabriele attraverso le sue illustrazioni digitali (realizzate all’interno di Photoshop con un monitor e una penna). Un viaggio con un alchimista. “Si, mi definisco alchimista perché nel mio lavoro cerco di unire una pratica manuale, una ricerca costante di stile, per raggiungere una reazione contemplativa ed emozionale del pubblico. Alchimista perché non eseguo qualcosa di strettamente scientifico e mi avvalgo di vari ingredienti pratici: colore, forma, composizione. Il mio obiettivo è solamente uno: cercare di raggiungere il cuore degli osservatori. Come gli alchimisti ricercavano l’elisir dell’eterna giovinezza, o il segreto dell’onniscienza, io cerco di comunicare direttamente con le emozioni profonde delle persone”.

Oppure Gabriele cerca un elisir per continuare ad ammirare e ad amare Palermo, anche al di là dello Stretto. Un elisir che sembra funzionare e che non ci resta che assumere/ammirare.

 

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Grazia La Paglia

Grazia La Paglia

Grazia La Paglia. Sono nata e cresciuta nell'entroterra siciliano e ho vissuto (a) Palermo, città che mi ha formato e mi ha regalato un sogno: quello di diventare giornalista. Lì ho collaborato, per la prima volta, con un giornale cartaceo: La Repubblica Palermo, e da quel giorno il capoluogo siciliano è diventato la mia seconda casa. In quella redazione ho imparato a scrivere di volontariato, dei problemi del terzo settore, di belle storie di integrazione e multicultura, di innovazione e lavoro, di ambientalismo, di scuola e di università. Nel novembre del 2015 è nato il mio blog autore, ClickUniversità, sempre di Repubblica dove racconto la vita degli universitari, le storie di chi - con una laurea in mano - riesce ancora a farcela e di chi è costretto a emigrare. E poi ancora, a Palermo, le collaborazioni con I Quaderni de L'Ora, il giornale culturale francese Cafè Babel e le dirette radiofoniche con Radio 100 passi. Ma non ho mai dimenticato la mia prima casa, Vallelunga, che ho raccontato sul sito Magaze.it, sul quotidiano La Sicilia e sul periodico culturale da me diretto, La Radice. Lettrice instancabile, ho moderato la presentazione di diversi libri e ho ideato e realizzato due edizioni del Festival del Libro. Adesso sono una terrona a Milano, ma il mio cuore resta alla Cala mentre ammiro i tramonti sui Navigli.

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