Eventi

Futuroscopio, a Palermo una mostra che racconta le periferie dell’America Latina

Foto che raccontano un viaggio nelle periferie dell’America Latina. Che documentano la quotidianità dei bambini di paesi diversi ma con le stesse difficoltà. Che raccontano di una vita semplice dove – nonostante i limiti – si resiste, si pratica la cultura della prevenzione e delle buone pratiche: solo così, e con semplici azioni, è possibile fare antimafia.

Narratori di queste vite sono gli stessi protagonisti: bambini e adolescenti che hanno vestito i panni dei fotografi per raccontarsi e portare le loro storie ovunque: come dall’America Latina al cuore di Palermo.

 Far viaggiare questo racconto è stato possibile grazie al progetto Futuroscopio, da oggi in mostra nel mercato storico di Ballarò. L’esposizione fotografica sarà inaugurata oggi pomeriggio, alle 18, a Moltivolti (Via Puglia 21, Palermo) e Futuroscopio esporrà quindi il risultato del lavoro nato dalla cooperazione di tre associazioni che fanno parte di Alas – America Latina Alternativa Social – una delle reti internazionali di Libera: Casa B, Bogotá, Colombia.

Come già accennato, le fotografie della mostra sono frutto del linguaggio che i bambini utilizzano per costruire una relazione tra pari: la fotografia, quindi, come condivisione e dialogo. “Imparare sin da giovanissimi a relazionarsi con gli altri, nonostante le distanze geografiche e culturali, è una condizione necessaria per far sì che in futuro avremo cittadini impegnati nella costruzione e rafforzamento dei sistemi democratici – spiegano i curatori della mostra –  Utilizzando la fotografia come strumento per la narrazione e la comunicazione, Futuroscopio è riuscita a creare legami sociali tra bambini di diverse culture”.

I bambini-fotografi di Futuroscopio, infatti, provengono da contesti geografici e socioculturali molto diversi ma devono affrontare, ogni giorno, le stesse difficoltà. Nella remota Chipaya e nella regione di Oruro (Bolivia), nel contesto urbano del Barrio Belen di Bogotá (Colombia) e nella periferia sub urbana che circonda la grande discarica a cielo aperto di Oaxaca (Messico): qui i bambini vivono una condizione di vulnerabilità, determinata anche dall’assenza di adeguati spazi di espressione e partecipazione.

Adesso le foto-documentario di queste periferie arrivano a Palermo, proprio in quel mercato storico che è da sempre simbolo di intercultura. Durante l’inaugurazione prenderanno la parola Emiliano Cottini (Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie), Anabel Hernandez (giornalista e scrittrice messicana) e Johnny Zinna (Moltivolti).

Articolo precedente

A spasso per Monte Catalfano, un'escursione per conquistare la vista sulla costa palermitana

Articolo successivo

Gusta la pecora, a Santa Ninfa un'imperdibile festa dei sapori

Grazia La Paglia

Grazia La Paglia

Grazia La Paglia. Sono nata e cresciuta nell'entroterra siciliano e ho vissuto (a) Palermo, città che mi ha formato e mi ha regalato un sogno: quello di diventare giornalista. Lì ho collaborato, per la prima volta, con un giornale cartaceo: La Repubblica Palermo, e da quel giorno il capoluogo siciliano è diventato la mia seconda casa. In quella redazione ho imparato a scrivere di volontariato, dei problemi del terzo settore, di belle storie di integrazione e multicultura, di innovazione e lavoro, di ambientalismo, di scuola e di università. Nel novembre del 2015 è nato il mio blog autore, ClickUniversità, sempre di Repubblica dove racconto la vita degli universitari, le storie di chi - con una laurea in mano - riesce ancora a farcela e di chi è costretto a emigrare. E poi ancora, a Palermo, le collaborazioni con I Quaderni de L'Ora, il giornale culturale francese Cafè Babel e le dirette radiofoniche con Radio 100 passi. Ma non ho mai dimenticato la mia prima casa, Vallelunga, che ho raccontato sul sito Magaze.it, sul quotidiano La Sicilia e sul periodico culturale da me diretto, La Radice. Lettrice instancabile, ho moderato la presentazione di diversi libri e ho ideato e realizzato due edizioni del Festival del Libro. Adesso sono una terrona a Milano, ma il mio cuore resta alla Cala mentre ammiro i tramonti sui Navigli.

No Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *