Le Storie

Erika Ietro, una voce grintosa che da Licata vuole conquistare il mondo

Io non sono fatalista, ma mi rendo conto che, a volte, è bello pensare che se le cose devono capitare ebbene si, capitano.

Immaginate la scena: sabato, un sabato sonnacchioso e grigio di paese. Un sabato come tanti mi ritrovo a percorrere la strada verso Lucio’s, un luogo di ritrovo, un luogo di amici, in cui le parole qualità ed artigianalità si percepiscono nei movimenti fluidi dello shaker e della passione con cui avviene ogni preparazione di ogni singolo cocktail. Un sabato, dicevamo, di quelli che magari avresti voluto startene a casa a leggere o guardare la TV ed invece ti trovi imbambolato ad ascoltare, da dietro la porta del locale, quasi di nascosto, la voce di una ragazza, voce di donna, che ti accarezza e ti culla proprio come fanno le onde del mare. La voce di Erika Ietro. Una voce che ha la ruvidità della sabbia della spiaggia al vento e la morbidezza di nuvole al tramonto.

Varcata la soglia mi trovo davanti una folla ammaliata che osserva  i movimenti a tempo del chitarrista che con pregevoli arpeggi accompagna ed affianca Erika Ietro. La cantante dietro occhiali e capelli lunghi che seguono le forme del suo corpo, con la sua magnifica voce incanta tutti.

Classe ’92, grinta da vendere, voce di rara bellezza. Anni di carriera musicale, ha girato il mondo per ritornare, nella sua Sicilia incidendo un singolo che gira praticamente ovunque, interviste  a più non posso e tanto da insegnare.

Allora, prendendo spunto da quello che molti conoscono come il questionario di Proust, ho deciso di conoscerla attraverso queste 10 domande:

 Descriviti in 280 caratteri.

“Mi sento un’ape. Questo mi descrive. L’ape è l’animale che più mi rappresenta e mi spaventa. Come lei penso di essere fondamentale per il mio “regno” e quando mi sento attaccata pungo. Nello stesso tempo però muoio dentro perché mi pento essendo di indole impulsiva, non cattiva”.

 Tre aggettivi per descrivere la tua musica.

“Onesta. Diversa. Presuntuosa”.

 Se non fossi una cantante saresti…

“Una grafica, tant’è vero che spesso mi diletto a creare le locandine di alcuni dei miei Live”.

Un verso di una canzone che ti racconta e dice chi sei.

“Il suo inferno sono gli altri

Hanno fame dei suoi spazi

L’abisso è l’unico posto in cui riesce a respirare

A respirare un po’

È innamorata del buio

Della sua ombra

Chissà che cosa c’è dentro

Naufragando – Management Del Dolore Post Operatorio

Quanto hanno influito, nella tua formazione, i viaggi e le esperienze all’estero?

“Tantissimo. Mi hanno aiutata a conoscermi, conoscere e reinventarmi. Mi piace dire di avere la testa “spalancata” e se non avessi viaggiato non sarei mai riuscita ad acquisire questo occhio critico che nel bene o nel male mi rappresenta e mi spinge a migliorarmi continuamente”.

Il posto più bello che hai visitato?

“Senza ombra di dubbio New York. A prescindere dalla bellezza del posto che non sarò sicuramente la prima a decantare, mi ha trasmesso una sensazione di onnipotenza che in nessun altro posto al mondo ho provato”.

Nel tuo singolo, I’m Here, compaiono parole, tra cui “cielo” e “spiaggia”, che rimandano all’estate e ad un luogo vicino al mare. Quanta Licata c’è in questa canzone? Quanto le tue radici hanno influito sul tuo percorso artistico?

“Quando scrivo e creo un brano, per distinguerlo dagli altri, se non ho deciso ancora un titolo definitivo, necessito di dargliene uno provvisorio. Il titolo provvisorio di “I’m Here” era proprio “Licata”. Questo brano è per certi versi un’ode alla bellezza di un posto come quello in cui abito, spesso poi deturpato dalle barbare convinzioni e mentalità che cerco di combattere ogni giorno ma che poi a volte scopro essere ancora radicate in me. La canzone è essa stessa Licata, e io sono Licata, la rappresento, la amo, la odio, la ripudio, le chiedo scusa e la imploro di raccogliermi tra le sue confortanti braccia come una madre. Licata è l’unico tatuaggio che non ho avuto bisogno di fare”.

Tre “luoghi del cuore” della tua città di cui non potresti fare a meno.

“La spiaggia della Poliscia, dove passo le estati quando non lavoro. Non riesco a fare a meno del mare, mai. L’Oasi Beach, più che un ristorante una famiglia, il luogo dove ho presentato in anteprima il mio progetto solista e dove amo andare a cena. La piazza Progresso, dove sorge lo splendido palazzo di Città dell’architetto Basile. Tutti gli eventi più grossi vengono realizzati su un palco montato in questa piazza ed io, pur essendomi già esibita con altre formazioni su quel palco, vorrei un giorno, in barba al “nemo profeta in patria”, tornarci da cantante affermata”.

Dalle partecipazioni a Tour Music Fest, Sanremo Rock ed il Band Music Festival alla produzione di Peppe Milia, come e quanto è  cambiata Erika?

“Nonostante siano tutte cose che ho fatto nel mio passato più recente chi ha avuto modo di conoscermi o accompagnarmi in queste esperienze conviene che io sia oggi una persona completamente diversa. Credo di esser riuscita ad evolvermi, prendere consapevolezza di me e delle mie potenzialità, e che TUTTI questi passaggi siano stati fondamentali per creare questa Erika, che oggi porta ancora lo stesso nome, ma accompagnato da un grandissimo bagaglio, tanta esperienza, gavetta e un pizzico di presunzione”.

 Dove ti vedi tra 10 anni?

“Eheheheh.. Sono molto scaramantica e nello stesso tempo presuntuosa (come non ho mancato di sottolineare in altre domande) per cui a questa rispondo con un’altra domanda: Immaginate. Dove altro potrei essere?  Non sono fatalista, dicevo, ma forse è bene riconoscere il fatto di aver avuto una grande occasione ad aver conosciuto un’artista così determinata, un’artista che ha girato tanto ed ha conosciuto il mondo ritornando in Sicilia, nella sua terra, portandosi dietro esperienze ed idee collezionate nei suoi viaggi. Una donna che canta la sua isola, un esempio per tutti noi. Ho imparato tanto da lei leggendo e rileggendo le sue risposte”.

L’appuntamento, allora, è fra dieci anni nella speranza di ascoltarla, da cantante affermata, nella piazza di Licata sotto la torre dell’orologio progettata da Ernesto Basile.

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Domenico Pistone

Domenico Pistone

Domenico Pistone, non ama stare fermo a far nulla, è alla continua ricerca di cose che lo incuriosiscono, ama sorprendersi delle piccole cose, viaggiare leggere e disegnare usando gli acquerelli (che porta sempre con se). Ama la grafica ed il design, nel tempo libero si rilassa ridando nuova vita ad oggetti che altrimenti andrebbero gettati via, progetta borse e magliette, scrive per Landscape Architecture Network e cura la grafica e la comunicazione per vari associazioni ed enti. É un fermo sostenitore dell'associazionismo e credente convinto delle relazioni umane, molto "sociale" e poco "social".

É un Siciliano convinto ed amante della sua terra e del suo piccolo paesino del centro Sicilia. Coltiva uva, ama le lunghe passeggiate con il suo cane Loos.

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