Le Storie

Elogio della Sicilia, isola delle meraviglie

La vostra Patti Holmes, forse annoiandovi, vuole utilizzare “I Viaggi di Cicerone” per fare una spassionata e appassionata dichiarazione d’amore.

Tontoloni miei, oggetto di questo mio elogio non sarà un maschio siculo, ma una femmina che mi rappresenta in toto. Come Narciso sono innamorata di me stessa? Non proprio. Non volete gli indizi perché curiosi di sapere chi è l’oggetto di tanta venerazione? E io vi accontento. Ladies and Gentlemen (ricordatevi che, chiamandomi Holmes, l’inglese a volte mi parte) la fortunata protagonista è: la Sicilia, isola delle meraviglie. Sì, avete capito bene, e preparatevi a leggere una sviolinata che non potrebbe lasciare insensibile neanche Matteo Salvini. Scommettiamo? Mi avete sfidato? Eccovi il mio elogio.

La Sicilia è culla di civiltà e crocevia di tantissimi popoli che l’hanno dominata e amata, lasciandole indelebili impronte attraverso l’arte, che si respira in ogni angolo, la lingua e la cucina (tranquilli l’inizio appare scontato, ma vi stupirò con effetti speciali).

Idda non è solo mare, ma entroterra misterico.

Montagna divina, l’Etna. Isola con isole cariche di energia e magia palpabili. Così luminosa da abbagliare e tanto oscura da far perdere i punti di riferimento; generosa e avara; amichevole e riservata; estroversa e intimista. E’ luogo di ierofanie; di visibile e invisibile sovrapposti; di riti che affondano nella notte dei tempi, ma che resistono all’oggi pur di raccontarla e svelarla nella sua essenza.

La Sicilia, però, è anche terra di sapori e qui entra in scena Patti Chef che vi consiglia di non pensare alla dieta e godere di tutte le sue prelibatezze, contaminazioni felici tra oriente e occidente.

Quindi, dateci sotto con: panelle, crocchè di latte e di patate; timballi di melanzane alla parmigiana tradizionali o con la variante del pesce spada affumicato (chicca da gustare). E poi ancora melanzane a cotoletta, caponata e peperonata; verdure in pastella, zucchine, peperoni ripieni e cestini di patate alla besciamella. Non mancheranno gli anelletti al forno, il riso con nero di seppie e tocchetti di caciocavallo; la pasta con i ricci, zuppa di fagioli e cozze, linguine al cartoccio; carbonara di zucchine, calamarata sabbiata, cous cous con frutti di mare (alternativa provata e adottata); tagliolini con pesce spada, gamberetti e zucchine, pasta con le sarde.

E ancora: tonno con cipollata o al sugo, con aggiunta di uno spicchio d’aglio e menta. Sarde a beccafico, polpette di neonata, frittura di paranza; calamari ripieni al forno o scottati (con un impasto di pangrattato, formaggio e per chi volesse aggiunta di salame tritato). E ancora salsiccia, patate, uova e carciofi al sugo; brociolone (ripieno di pane grattugiato, pecorino, provolone, uovo, mortadella e carne tritata) da fare al forno o al sugo; cosciotto di agnello e aggrassatu.

Per non farvi mancare niente, carrellata di dolci.

C’è la cassata, i cannoli e le sfince con ricotta o crema. E poi il gelo di mellone (con scaglie di cioccolato fondente e fiori di gelsomino); il biancomangiare; le granite di mandorla, pistacchio, caffè, gelsi, anguria, limone al basilico, allo zenzero ecc. Il tutto innaffiato da “Malvasia”, “Zibibbo”, “Marsala”, “Amaro del Capo” e “Amara”. Il mio preferito è nato dall’idea di due amici, Giuseppe Librizzi ed Edoardo Strano. Per il loro amaro si sono ispirati al frutto siciliano per eccellenza, la succosa arancia, rossa in questo caso.

Tanti i motivi, anche se questa volta non penso culinari, per cui Goethe, Maupassant, André Gide, Truman Capote, per citarne solo alcuni, si innamorarono perdutamente della Trinacria. Come resistere, infatti, a Taormina, un tempo Babele dalle tante lingue, lussuriosa e simbolo di dandysmo. A Isolabella, cartolina abbagliante, che fu, forse, abitata da una misteriosa principessa identificata con Lady Florence Treveylan, dama della regina Vittoria. Al bosco magico di Malabotta e ai megaliti dell’Argimusco, la Stonehenge siciliana, entrambi vicino a Montalbano Elicona, uno dei borghi più belli d’Italia.

Alle Madonie, ricche di cittadine con palazzi “merlettati” e chiese bianche che appaiono, quasi dal nulla, sorprendendo il visitatore. A Selinunte, Segesta e la Scala dei Turchi. A Noto, Marzamemi, Siracusa e Ragusa. Ad Acireale, Acitrezza e Catania.  E poi Trapani, San Vito lo Capo, Scopello e Castellammare  del Golfo. A Palermo, Mondello,  Sferracavallo e Sant’Elia. A Messina, Capo d’Orlando e Gioiosa Marea. Alle sue tante isole dal mare blu contrapposto, spesso, al nero della lava e al verde degli arbusti spontanei.

La Sicilia, a cui sono legata, come nei più riusciti matrimoni, nella buona e nella cattiva sorte, è terra da assaporare con ogni senso e in ogni senso.

Nutriente e arricchente. Leggibile e spiazzante. Ponte tra oriente e occidente. Quadro di natura “palpitante”. E io, Patti Holmes, la amo perdutamente. Vi ho convinto?

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Giusi Patti

Giusi Patti

Mi chiamo Giusi Patti, ma sono anche la Dottoressa Pattin, Giuseisha e Patti Holmes. Una e tante. Mi definisco un "complesso", anzi un condominio di donne che coabitano pacificamente. La prima, l'originale, è laureata in filosofia; la seconda è una studiosa, specializzata in "uomini e donne d-istruzioni per l'uso"; la terza è una guru del sorriso e la quarta, infine, un'indagatrice. Tutte, proprio tutte, sono legate da un fil rouge che è l'amore per i viaggi fatti e in sognati, ma sempre conditi da miti e leggende. Chiedetemi e cercherò di soddisfare ogni vostra curiosità con pensieri parole opere e mai omissioni. Parola mia.

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