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Corda Pazza, il nuovo blend di Horus in anteprima al Vinitaly

Sarà presentato in anteprima al Vinitaly di Verona la vendemmia 2018 di Corda Pazza, uno degli ultimi vini prodotti dalla giovane azienda Horus di Acate, guidata da Rosario Giudice. Ispirato al celebre saggio sulla Sicilia e sulla sicilitudine di Leonardo Sciascia, questo vino nasce dall’incontro tra i vitigni autoctoni siciliani Frappato e Nero d’Avola e le uve Syrah.

“L’idea è nata l’anno scorso – spiega l’enologo Giuseppe Romano- dalla voglia di creare un vino capace di rappresentare la Sicilia ed il mondo nella stessa bottiglia, un vino che avesse l’intensità del Syrah, la robustezza del Nero d’Avola e la freschezza ed i profumi del Frappato. È nato così Corda Pazza, Rosso Sicilia DOC dalla grande versatilità, adatto per le pizze o gli arrosti, facile da bere, un vino per tutti. Le percentuali delle tre varietà d’uva variano di anno in anno, quindi la combinazione cambia a seconda della vendemmia – aggiunge Romano-.  Ancora è presto per capirne l’evoluzione ma credo sia un vino di medio-lungo invecchiamento che ci sorprenderà”.

Corda Pazza 2017 Doc Sicilia Rosso, la degustazione

Rosso rubino carico, limpido, dalla bella brillantezza. Al naso risulta essere molto fruttato e floreale, giovane con molte cose ancora da raccontare. Carico di frutti rossi, soprattutto la ciliegia, ma si avverte anche la susina e naturalmente i fiori come la violetta nonché una leggera speziatura, con note di pepe nero e cannella. Leggerissima la mineralità al naso mentre si avverte una grande freschezza. Molto intenso dal punto di vista olfattivo. Al palato mostra tutta la sua giovinezza nella buona acidità percepita. Tannini presenti ma piacevoli. Buona l’intensità gusto-olfattiva. Un vino, insomma, che rispecchia l’annata ma con buoni margini di evoluzione. Si consiglia di abbinarlo con pesci grassi come tartare di tonno o salmone, con lo sgombro oppure con i formaggi semistagionati. Si può servire in abbinamento anche a piatti di carne come salsicce, lardo, zampone o delle semplici tartare di carne.

L’azienda Horus è la sintesi di un’esperienza imprenditoriale iniziata nel 1974 dalla famiglia Giudice che nell’area iblea cura un centinaio di ettari fra vigneti, oliveti e mandorleti. Si tratta di un’area a forte vocazione vitivinicola. Il perfetto equilibrio fra temperatura, sole, altitudine e distanza dal mare risultano utili e favorevoli alla coltivazione delle viti e alla produzione di vino. Una passione per la terra ed il vino che oggi la famiglia Giudice vuole condividere con tutti i consumatori, impegnandosi nella valorizzazione del territorio e seguendo un’etica di ecosostenibilità per dare vini di qualità, sicuri per il consumatore e capaci di emozionare.

 

Il vigneto

Nel 2013 nasce il progetto della cantina Horus i cui vigneti ricadono nell’agro di Acate, in contrada Porrazzito, nello stesso posto in cui sorge la modernissima cantina i cui lavori sono stati completati nel 2018. A gestirla è il 35 enne Rosario Giudice con la preziosa collaborazione dell’enologo Giuseppe Romano. Dei 30 ettari vitati, 25 sono coltivati su terreni sabbiosi posti a circa 170 m slm, in C.da Porrazzito, mentre i restanti 5 sono in C.da Mortilla a 250 m slm su un suolo ricco di calcare. 20 ettari del totale sono destinati alle varietà autoctone Nero d’Avola e Frappato. Ritroviamo anche Grillo, Insolia, Moscato e Syrah, quest’ultimo in piccole percentuali. Il sistema di allevamento è a contro spalliera, la potatura a cordone speronato viene utilizzata solo per il Nero d’Avola, l’Insolia e il Moscato, mentre è a Guyot per Frappato e Grillo.

 

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Redazione

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