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Bovino, una Puglia speciale narrata attraverso una storia speciale

C’è una parte di Puglia dove le giornate sono ancora scandite dal suono delle campane, dove il sole scalda tiepido fino a ottobre inoltrato, dove le anziane signore che escono da casa ti salutano, abbozzando un sorriso anche se sei un volto completamente nuovo. C’è una parte di Puglia in cui potete ancora sentire i bambini correre per le vie del borgo, giocare a palla nelle piazze…

E’ LA PUGLIA DEI MONTI DAUNI. E’ LA PUGLIA DI BOVINO

Dignitoso ed elegante, con gli antichi rioni, gli scorci che digradano nella campagna circostante, i poggi, gli archi, le piazze, gli splendidi portali, i numerosi stemmi, il dedalo inestricabile di stradine, pavimentate con acciottolato, è lì, nella quiete delle antiche atmosfere, pronto a documentare lo scorrere della vita di ogni giorno, a raccontare il tempo passato che diventa memoria del presente e rimanda ad una storia plurimillenaria di antichi splendori, invasioni e dominazioni.

E’ un racconto di luoghi e di memorie, di pietre, di case bianche di calce, di palazzi gentilizi, di vicoli e di chiese, che emergono dal silenzio dei secoli e diventano di nuovo vivi per accompagnare il visitatore alla scoperta della nostra terra. Ci appare così, come in un flash d’autore, Bovino in provincia di Foggia, uno dei “borghi più belli d’Italia” e “bandiera arancione” del Touring Club Italiano, arroccata a 647 metri di altitudine, con le sue compatte e suggestive architetture che sanno di storia e di fede antica: il castello ducale, uno dei complessi storici più interessanti per la sua mole, la sua posizione dominante e la torre normanna, la monumentale Cattedrale, di stile romanico-pugliese e facciata del 1231,

Lo spirito del luogo è un vento “Faugne”, mezzo ponentino e mezzo meridionale, che si fa strada per Bovino diventando veloce nella corsa fra le gole. Spira improvviso come i cattivi pensieri e familiare come un nonno burbero. Fa dei bovinesi gente facile al cambiamento d’umore, torvi e chiacchieroni, amanti del divertimento e, improvvisamente, solitari. Ma Faugne, bifronte come Giano, se da un verso porta il broncio, dall’altro ha una virtù che lo dissolve: è lui – sorpresa! – il vento profumiere. Prima di arrivare a Bovino raccoglie la menta e il rosmarino, l’origano e il timo, e li mescola col suo lontano sentore di mare.

Michele Grande

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