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Alla scoperta di Cardiff, la città fortezza che domina il Galles

La vostra Patti Holmes, in trasferta in Galles per andare a trovare l’altro ramo della famiglia, non si è dimenticata di voi cari Watson. Il vostro compito, però, questa volta sarà facilitato da una mia piccola rivelazione fatta all’inizio. Siccome, da deformazione professionale, sono fissata con gli indizi, ecco che ve li servo su di un piatto d’argento. Siamo diretti:

1) In una città la cui etimologia risale al periodo della dominazione romana e, precisamente, al nome della fortificazione che vi sorgeva.

2) Il cui primo endonimo fu Caerdydd da Caer (fortezza) e Dydd (il fiume Taff).

3) Sia di fiume che di mare. Sorge, infati, sulla foce del Severn, è lambita dal piccolo River Taff e ha sbocchi sull’oceano.

4) Con una Baia raggiungibile in bus, in treno da Queen Street o in battello dal Bute Park.

5) Un polmone verde nel cuore della città, difeso da strane e inquietanti creature.

6) Sito di grandi miniere di carbone fino al secolo scorso.

7) Con un porto costruito nel 1839 dai Marchesi Bute (ricordatevi questo nome che ritornerà nella nostra narrazione).

8) E un Castello che è un Melting Pot di stili.

Allora, qual è la nostra meta di oggi? 10-9-8-7-6-5-4-3-2-1. Tempo scaduto, ma voi, geniali indagatori, avete indovinato. Oggi andiamo a conoscere Cardiff, la capitale di Cymru (il Galles nell’idioma autoctono, che è di origini celtiche e appartenente al sottogruppo delle lingue brittoniche).

Cardiff si presenta immediatamente come una capitale inusuale, non ancora flagellata dal turismo di massa, dall’invasione di giapponesi con annesse macchine fotografiche pronte a fissare qualsivoglia particolare e priva di file per visitare Musei e altri luoghi di interesse.

In prospettiva di un vostro viaggio in questa meravigliosa città , voglio calamitare il vostro sguardo sul Dragone Rosso (Red Dragon in inglese e Y Ddraig Goch in gallese) che la protegge, dominando la bandiera nazionale, e il cui motto, usato dai monarchi inglesi e britannici sin dalla Dinastia Tudor, recita: “On a mount vert a dragon gules”, un drago rosso su un monte verde.

La più antica credenza popolare vuole che questo stendardo sia lo stesso di Re Artù e di altri antichi comandanti celti; tra le leggende, invece, la più famosa è la profezia di Merlino, secondo cui in una lunga lotta tra un drago bianco e uno rosso, che vide prevalere dapprima il bianco, alla fine ebbe la meglio il rosso. Da qui la rivalità tra gallesi e inglesi.

Oltre agli indizi, sentendomi estremamente buona, vi darò qualche indicazione sui posti da vedere, che faciliteranno il vostro viaggio. Per me è assolutamente da visitare:

1) Il Castello, realizzato nel 1081 dai normanni sui resti di un forte romano. Direte: “Vabbè e dove sta la particolarità?” La vostra Patti Holmes vi aspettava al varco per informarvi che questo non è il solito maniero medievale, ma un mix di stili architettonici. In buona parte è stato ristrutturato in epoca vittoriana (1837/1901, chiamata così per il lungo regno della Regina Vittoria); è un trionfo di marmo, oro e legno e, dulcis in fundo, potrete diventare cavalieri per un giorno imbracciando le armi nella rievocazione di un vero scontro. Insomma vi sentirete trasfigurati e magari con accanto l’Ameradur, l’imperatore, che è la definizione in gallese, mutuata dal latino, di Re Artù.

2) La Torre dell’orologio del Castello, considerata simbolo della città, resa superba da grandi figure, dai vivaci colori, tra cui risaltano orologi con lancette in oro su quadrante blu.

3) High Street/ St Mary Street, un suggestivo percorso che dal Castello conduce, tra case vittoriane dalle facciate colorate, fino al cuore pulsante della città in cui dominano le storiche Arcade, raffinate gallerie dello shopping che, giocando col vintage, con saloni da barba stile primo Novecento, caffetterie del presente che presente non sembra, risalgono alle epoche Edoardiana e Vittoriana.

4) La Baia, ridente finestra sull’oceano, che ospita il Parlamento del Galles, con il suo edificio in vetro dal tetto ondulato; il Millennium Center, in vetro e ardesia (detta anche pietra di lavagna di cui il Galles è ricco), che ospita sette istituzioni culturali del Paese; ristorantini per ogni gusto; spiagge create per bambini e adulti giocherelloni; piscine con enormi sfere in bella mostra; giostre che invogliano a tornare piccoli e un luogo d’incanto che vi apparirà sottoforma di piccolo capannone rosso con una meravigliosa Madame Butterfly che, attirandovi al suo interno e fornendovi di occhiali e un pulsante, vi permetterà di interagire con l’opera facendo danzare, attorno alla sua tragica figura, una miriade di candide farfalle quasi ad alleviarne il dolore per l’abbandono subito.

5) Il Bute Park, il polmone verde, su cui si affaccia il Castello, in cui fare lunghe passeggiate in compagnia dei suoi straordinariamente coraggiosi abitanti, piccoli scoiattoli, attratti e non spaventati dai “giganti umani” che invadono il loro mondo.

6) Questo, per me, è la vera attrazione di Cardiff ed è il motivo per cui l’ho lasciato per ultimo. A fare da guardia al Bute Park c’è il Muro degli Animali (Animal Wall, in inglese, e Mur Anifeiliaid, in gallese) che lo circonda. Progettato da William Burges nel 1866 e costruito nel 1890, vede 15 fiere dall’aspetto inquietante (il lupo, la scimmia, la foca, l’orso, la leonessa, la lince, due leoni, il pellicano, il formichiere, il leopardo, il castoro, il procione, l’avvoltoio e la iena) pronte a balzare fuori. Su questo Animal Wall aleggia una leggenda che un anziano gallese mi ha raccontato ed è una chicca solo per voi.

Si narra che la 3° marchesa Bute fosse talmente amante degli animali da aver introdotto nella sua isola di Bute, in Scozia, tante specie di mammiferi. Non contenta, però, popolò di animali esotici, di cui alcuni feroci, il Bute Park. Nessun abitante li vide mai fino a quando uno di questi, scavalcato il muro di cinta, terrorizzò, con la sua presenza, la popolazione. A malincuore la duchessa dovette rinunciare al suo zoo palpitante vita e accontentarsi di vederlo trasformato in fredda creazione, con i medesimi animali scolpiti nell’atto di zompare all’esterno.

Il motivo di questo stravagante desiderio della milady resta un mistero. Secondo alcuni è da legarsi al ricordo del pericolo scampato; secondo altri è da leggere come un avvertimento a malintenzionati che, cercando di penetrarvi di notte, si sarebbero visti fissare da occhi vitrei, minacciosi e scoraggianti.

La vostra Patti Holmes chiude con “Cymru am byth”, Gallese per sempre, il motto di questa terra di grandi suggestioni e forti richiami. Alla prossima.

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Giusi Patti

Giusi Patti

Mi chiamo Giusi Patti, ma sono anche la Dottoressa Pattin, Giuseisha e Patti Holmes. Una e tante. Mi definisco un "complesso", anzi un condominio di donne che coabitano pacificamente. La prima, l'originale, è laureata in filosofia; la seconda è una studiosa, specializzata in "uomini e donne d-istruzioni per l'uso"; la terza è una guru del sorriso e la quarta, infine, un'indagatrice. Tutte, proprio tutte, sono legate da un fil rouge che è l'amore per i viaggi fatti e in sognati, ma sempre conditi da miti e leggende. Chiedetemi e cercherò di soddisfare ogni vostra curiosità con pensieri parole opere e mai omissioni. Parola mia.

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