Le Storie

Nonò Salamone, il cantastorie che fa rivivere al Mandorlo in fiore la leggenda di Fillide e Acamante

Sarà il noto cantastorie Nonò Salamone, già insignito con la “Pergamena Pirandello” consegnata davanti l’abitazione del genio di Agrigento, ad animare lo Spettacolo di apertura del Mandorlo in fiore (ingresso libero, ma dietro prenotazione) in agenda il 2 marzo alle 20.30, presso il Palacultura di Agrigento. Il cantastorie suterese, insieme ai musicisti Domenico Pontillo, Salvatore Sciacca e Mario Vasile, tornerà a esibirsi il 4 e il 10 marzo presso il Laboratorio Palacongressi, e quindi l’11 al Tempio della Concordia.

“Per l’occasione ho composto e presenterò in anteprima, sia l’inno del Mandorlo in fiore che la storia d’amore di Fillide e Acamante, personaggi mitologici la cui triste storia d’amore sta all’origine del mandorlo in fiore, quando la fioritura dei bianchi petali suggella l’amore eterno dei due giovani”.

Dotato di voce profonda e potente, con testo di Ignazio Buttitta, da lui musicato e inciso, Nonò Salamone è un artista sempre in movimento, basti dire che è stato protagonista delle manifestazioni dedicate al Primo Maggio a Portella della Ginestra e di lui, con cui si è esibito, il noto musicista Roy Paci, ha detto: “Nonò è l’ultimo vero e puro cantastorie. Spero di poter imparare almeno un decimo della sua grandissima potenza”.

Nonò Salamone e Roy Paci

Imbracciando la sua chitarra e utilizzando soltanto la propria voce, Nonò Salamone da sempre dà voce alle pulsioni della Sicilia più autentica e ferace, quella impastata di terra e sangue, passione e sentimento. E lo ha fatto anche in posti dove la Storia ha mietuto tante vittime innocenti, come appunto Portella della Ginestra, piazzandosi direttamente sulla stessa pietra dove Nicola Barbato, presidente dei Fasci, arringava le masse dei lavoratori. Giramondo per vocazione, ha portato la sua musica Sicilia in ogni angolo del pianeta.

 “Ho girato l’Europa e sono di casa anche in Sudamerica –ricorda a Salomone-  dove ho cantato per i nostri emigranti, che appunto perché lontani dalle loro radici vivono con  profonda emozione i miei spettacoli”.

Roberto Mistretta

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