Sapori

La passione e la fatica, a Marsala la magica oasi dolce di Simone Figuccia

C’è più di un motivo per andare a Marsala: Garibaldi ne trovò addirittura Mille! E la famiglia Florio di motivi sonanti ne fabbricò a milioni. I Greci la chiamarono Lilybeon (che guarda la Libia); oggi, con i suoi 83.000 abitanti, è la quinta città più popolata della Sicilia e possiede un prezioso patrimonio storico e un meraviglioso paesaggio naturalistico. Il suo territorio è stato un palcoscenico eccezionale dove si sono rappresentati eventi straordinari: dalle guerre puniche ai fasti dell’Unità d’Italia. Le saline dello Stagnone con i caratteristici mulini dalle enormi pale, fanno venire la voglia di giocare al don Chisciotte della Mancia versione Ammiraglio, Principe del mare. Qui vive e opera l’amico Simone Figuccia: pasticciere molto noto in tutto il trapanese e titolare dell’“Oasi-Pasticceria-Catering-Bar”. Un’oasi di nome  e di fatto, all’insegna della dolcezza e della ristorazione di alta qualità. Una grande e bella struttura ubicata fuori città, sulla Statale 115 che porta anche in direzione  dell’aeroporto di Trapani-Birgi. L’Oasi di Simone Figuccia è un luogo magico dove tutti i desideri e i miraggi della gastronomia vengono trasformati in leccornie che si possono toccare, annusare ed assa-po-ra-re.  Nei suoi spaziosi ed accoglienti locali, le lunghe ed avvolgenti vetrine dei banconi espongono miriadi di dolci così accattivanti per forma e colori che diventa impossibile non ricorrere all’aiuto delle sante parole di Oscar Wilde: “Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni”. In questo modo gli assaggi e le degustazioni di mignon, mousse  e zuccotti   si trasformano in vere e proprie godurie per il palato e in favolose esperienze estetiche sensoriali che hanno il potere di avvicinare l’anima alla dimensione del sublime: c’è un motivo in più per venire a Marsala, e si chiama Oasi-Pasticceria- Bar di Simone Figuccia.

Ho capito che la bacchetta magica di Simone si chiama “Amore per il lavoro”. Un amore autentico manifestato nella quotidianità, giorno dopo giorno e alimentato con la cura dei dettagli e l’incremento costante della conoscenza.

Quanti anni hai Simone? Da quanto tempo lavori nel settore della pasticceria? E come hai iniziato l’avventura in questo dolce mondo?

Ho 49 anni e lavoro da 35 anni nel settore dell’arte bianca. Praticamente dopo la scuola media nell’81, mi iscrissi alla Ragioneria; ma durante l’estate, prima dell’inizio dell’anno scolastico, mi ritrovai tra le mura di un laboratorio di pasticceria ad aiutare un mio cugino-padrino, chef di professione che tra l’altro si chiama esattamente come me: Simone Figuccia. L’ambiente di lavoro mi sedusse immediatamente. Eravamo in centro, in via Roma e il locale si chiamava “Jeans Bar”. Per tre anni fu quella la mia scuola, abbandonai definitivamente  l’idea di prendere il diploma di ragioniere e  iniziai a studiare con passione per diventare pasticciere. Non ho mai avuto dubbi o ripensamenti su quella scelta. Capii che c’era di mezzo una vera e propria vocazione.

E la svolta dell’Oasi quando arriva?

Ventuno anni fa, nel 1996; un insopprimibile bisogno di libertà, unito all’esigenza di sperimentare nuove vie e nuove forme di organizzazione del lavoro, mi spinsero a concludere – in maniera pacifica e amicale –  il lungo sodalizio con il mio alter ego senior. Bisogna anche dire che nel frattempo mi ero sposato e che proprio quell’anno era nata la mia primogenita, Marina. Fu quindi una scelta dettata anche dal Futuro che a 28 anni è rappresentato soprattutto dai figli. Dopo Marina, infatti, sono arrivati Stefania e Riccardo.

Descrivi l’Oasi da un punto di vista degli ambienti e delle unità lavorative. 

300 mq sono gli spazi dedicati alla vendita e alla degustazione e consumazione grazie alla fruizione di appositi tavoli e comode sedie; 500 mq ospitano il laboratorio di pasticceria  e la cucina; 200 mq sono i luoghi dello scantinato e dello stoccaggio. Nell’Oasi lavoriamo 30 persone: 10 addetti alla vendita e 20 alla produzione.

E a proposito di produzione: potresti farmi una hit parade delle specialità dolciarie più richieste? E poi, mi piacerebbe che tu ti soffermassi su i punti fermi della tua produzione dolciaria.

La bandiera della mia pasticceria è di colore arancione ed è rappresentata dalla torta “Morsi di sole”: un zuccotto preparato nella primavera del 2008, in occasione del Concorso Nazionale di Pasticceria “La Zagara” organizzato dalle Distillerie Camel in collaborazione con l’Accademia Maestri Pasticceri Italiani e la rivista Pasticceria Internazionale. La finale del concorso fu disputata a bordo della nave Costa Mediterranea durante la crociera Genova- Ajaccio-Tunisi-Malta-Napoli. Morsi di sole conquistò il premio speciale per il gusto e l’equilibrio assegnatogli dalla dott.ssa Milena Novarino di Pasticceria Internazionale. In effetti, la ricetta di questo glorioso zuccotto nacque per esaltare il soggetto del concorso che era appunto  la  bagna La Zagara della Camel; le tre mousse ai fiori d’arancio, al limone e ai gelsi neri che io preparai, si abbinarono magnificamente al gusto del pan di spagna imbevuto con l’ottima bagna prodotta dall’azienda di Udine. Il risultato continua ad essere eccezionale: dal 2008 ad oggi, “i morsi di sole” sono stati più di 25.000! La medaglia di argento della produzione va alla “Torta Roberta”; ero particolarmente ispirato quando l’ho realizzata e fui subito certo che avrebbe avuto una grande accoglienza tra i clienti: ecco perché l’ho dedicata  alla mia signora.  Il terzo posto di questa speciale graduatoria è meritatamente occupato da una straordinaria torta di ricotta: una “Cassata rivisitata”. E’ fatta con il pan di Spagna al pistacchio, l’aggiunta di cannella e guarnita senza la pasta reale. Un riconoscimento importante bisogna anche darlo alle specialità della tradizione. La “Spagnoletta”, per esempio, è il dolce marsalese per antonomasia che continua ad avere un riscontro costante a prova di tempo e di generazioni. E poi, naturalmente, la produzione è legata alle stagioni e alle feste. I punti fermi della produzione sono fondamentalmente due: utilizzare materie prime di qualità,  soprattutto quelle del territorio e valorizzare sempre e comunque la lavorazione artigianale. La ricotta,  freschissima e biologica, mi arriva dalla vicina Salemi; le mandorle buonissime e i pistacchi veramente pregiati da Raffadali, provincia di Agrigento; il miele eccellente e tutta quanta la frutta di stagione sono a km zero.

Uno sguardo verso il futuro di questa professione.

Simone Figuccia e la moglie Roberta

Il futuro purtroppo, secondo me, non è più oltre il presente, è già qui davanti a noi. Il futuro è nelle televisioni che fanno troppi programmi  dedicati alla cucina-spettacolo. Il futuro sono i cuochi e pasticcieri che si esibiscono come showman. Io lo vedo con i giovani stagisti che arrivano qui con l’idea di voler imparare subito e in fretta, e  poi invece si stancano e non riescono a reggere alle prime ed indispensabili fatiche. Il futuro della pasticceria allora, mi auguro che possa essere un ritorno al passato; nel senso che c’è un grande bisogno di riappropriarsi nuovamente del valore “artigianale” indissolubilmente legato a questo mestiere. Il pasticciere del futuro sarà colui il quale riuscirà ancora a coniugare le conoscenze e le fatiche: una virtù che rende unico e speciale  il rapporto tra la teoria e la pratica, il sapere e il saper fare.

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Salvatore Farina

Salvatore Farina

Salvatore Farina insegna Filosofia e Storia al Liceo Classico "R. Settimo" di Caltanissetta. Ama pensare e rincorrere le idee: tutte quelle che riesce ad acchiappare, le custodisce nel libro aperto della sua vita. E' così che ha imparato a scrivere e a fotografare. Nel 1997 scopre che la Sicilia è un'isola circondata da un mare di... dolci. Dopo averla circumnavigata quasi tutta, nel 2003 pubblica la storia - e la geografia - della Pasticceria e Gelateria Siciliana. Nel 2009 con quaranta pasticcieri fonda l'«associazione culturale della dolceria, pasticceria e gelateria siciliana» Duciezio, di cui ne diventa il presidente. Nel 2010 con la seconda edizione di "Dolcezze di Sicilia" vince il XXIII Premio "Orio Vergani" dell'Accademia Italiana della Cucina. Da oltre quindici anni, collabora con la rivista "Pasticceria Internazionale". Nel 2015 fa il suo esordio nella narrativa con "L'incredibile storia di don Turiddu u gazzusaru", un racconto lungo dedicato alla straordinaria vita di Salvatore Daidone, padre del maestro pasticciere Nuccio Daidone di Catenanuova.

1 Comment

  1. Lucia
    13 ottobre 2017 at 10:45 — Rispondi

    Volevo dire che il bar Oasi è uno degli migliori bar a Marsala ed hanno pure alimenti per celiaci per persone come me. Nessun altro bar a Marsala c’è l hanno, solo lì. Ed è buonissimo il cibo. È frustrante andare a tanti bar e sentire dire “No, non abbiamo cibo per celiaci”! Invece li c’è di tutto e di più. Bravi e complimenti

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