Le Storie

Istadarium, il “vostro”calendario delle meraviglie

Oggi andiamo alla scoperta di ISTADARIUM, di Barbara Orazio e Marco Barel, i suoi ideatori.

La vostra Patti Holmes farà un’ intervista a due voci per conoscerli e penetrare nel loro progetto, quello di un calendario sui generis, capirete presto il perché di questa definizione, che ci racconteranno e faranno vivere. Miei cari Watson, siete preparati al fuoco di fila di domande? E, allora, pronti, partenza e via.

Barbara e Marco, benvenuti su “I Viaggi di Cicerone” ma, c’è sempre un ma, essendo una impicciona sappiate che voglio sapere tutto di voi. Iniziamo con i vostri luoghi dell’anima, quelli che vi appartengono e, curiosità delle curiosità, li troveremo su ISTADARIUM?

B “Non è un posto con delle coordinate precise, ma un’idea. Il posto dell’anima è la mia casa che, per essere perfetta, dovrebbe essere sul mare ed esattamente un faro. Vi sembrerà banale ma il sogno di tutta una vita è quello di vivere in un faro, in una casa che si sviluppi in verticale per dare a ogni piano un sapore diverso e a ogni spazio una passione; per tenere in alto ciò che è più prezioso e importante; per poter vedere azzurro a perdita d’occhio, ma allo stesso tempo sentirsi al sicuro. Il faro è sempre stato il simbolo della nostra casa, “tanabicocca”, che da un po’ ha preso forma ed è diventata un logo anche per altri progetti personali. Il mare e il faro sono metafore con cui mi spiego la vita con Emma, mia figlia, immaginandola, fin da bambina, su una barchetta di cui io tengo la cima. Ora lei sta studiando le carte e quando il vento sarà favorevole isserà la vela e la dovrò lasciare andare. Mi solleva un po’, però, sapere che come “faro” riuscirà a trovarmi sempre quando ne avrà bisogno. L’unico dubbio che mi si palesa, con l’età, sono tutte quelle scale e quindi, forse, alla fine dovrò optare per una casa galleggiante. Vuoi sapere se ci sarà un faro? Te lo lascio immaginare”.

M “Ci sono luoghi a cui sono legato con dei ricordi particolari e vanno da quelli dell’infanzia, un po’ qui in Italia, un po’ in Germania e poi, salendo con l’età, le prime palestre, di scherma e poi di pallavolo; specialmente quella a Vittorio Veneto, una specie di balaustra al di sopra della palestra vera e propria, è stata molto significativa perché per la prima volta mi ritrovavo su di una pedana (la vita) a combattere (con regole) con un avversario (la morte) e capire che la vita sta anche fuori dalla pedana, che le regole sono lì per essere infrante, che la morte vuol dire anche rinascita. Altro luogo immaginifico, la montagna e nello specifico pareti da arrampicata come la palestra di Nove, Schievenin ed Erto che mi hanno visto passare indenne, o quasi, quel “periodo un po’ così” che, credo, tutti abbiamo conosciuto. Ce ne saranno molti altri, ma tutto questo per dire cosa? Che non ho un vero e proprio posto dell’anima, perché quello che sento più vicino è quello che scopro per la prima volta, quelli che chiamo di “frontiera”, che per me demarcano il conosciuto dal non conosciuto. Se proprio dovessi sceglierne uno, allora, è la luna che mi ha accompagnato in tutti questi anni con la sua costante presenza. E sì, è nel calendario”.

Ragazzi siete fantastici, in un attimo mi avete fatto vivere in un faro, odoroso di sale e mare, diventare schermitrice e, infine, condotta, come “Astolfo”, sulla luna. Vi considero portatori di “CreAttività”, parola che amo e unisce genio, sregolatezza e, allo stesso tempo, concretezza. A chi di voi due, siate sinceri, si è accesa la lampadina? Cosa è ISTADARIUM e qual è la caratteristica che lo rende “unico” rispetto agli altri calendari?

B “La lampadina credo, ma non ne sono certa, si sia accesa a Marco. Dovete sapere che nei “cassetti” di monoica, che a gennaio compirà vent’anni, ci sono appunto circa vent’anni di progetti non realizzati che si chiedono cosa sarà di loro, anche perché il mercato non permette spesso alla creatività di emergere. Il problema essenziale è sempre lo stesso, la mancanza di fondi e, quindi, frustrazione e rabbia in questi anni non sono mancati. Istadarium è stato messo sul tavolo nel lontano 2014, abbiamo cercato il modo di realizzarlo ma, come puoi immaginare, quando si è troppo giovani non hai le garanzie e quando, invece, si è diversamente giovani, è uguale. Il risultato, quindi, è sempre un due di picche. Abbiamo aggiustato la mira per qualche anno senza successo, poi ci siamo detti che questo progetto poteva essere realizzato da persone come noi che credono ai sogni più che ai soldi e così abbiamo tentato l’approccio. Non è stato facile, ma il gruppo dei 365 è nato e fra loro abbiamo trovato molti più pazzi scatenati ed emotivi di noi. Ci sono momenti nel gruppo in cui si sviluppa un’ energia che toglie il dubbio se andava o non andava fatto”.

M “Direi che l’importante non è chi abbia avuto l’idea, di quelle ce ne sono sempre molte, ma che questa volta siamo riusciti, assieme, a realizzarla, non mollando mai e credendoci sempre. Per quanto riguarda l’unicità, all’inizio pensavo fosse questa transizione inversa rispetto a quello che succede oggi nel mondo della carta stampata, ovvero carta che diventa digitale, mentre il nostro processo è l’esatto opposto. Non ci è voluto molto a capire che il suo essere diverso è determinato dai 365 instagramers, quelli che abbiamo chiamato 365 protagonisti perché oltre ad aver creduto in noi, “i due pazzi” come spesso ci hanno chiamati, ed averci fornito la foto da utilizzare, sono una parte attiva del progetto e a guardarli è evidente il microcosmo che si è creato o forse già c’era ed aspettava solo il momento per… per cosa? Per”.

Ascoltandovi mi ritrovo ad essere più visionaria del solito e questo mi entusiasma. Mi sento di far parte della vostra famiglia di pazzi scatenati ed emotivi. Ma come nasce il suo nome? E qua partono le mie ipotesi: da un latinismo legato a Instagram? Da “in strada” attraverso le meraviglie d’Italia?

B “Eh eh… diciamo che è stato un inizio un po’ complicato, ma di base l’idea era un’ istantanea e un calendario, quindi un istante, dal latino darium, niente di complicato, anche se la tua teoria “in strada” mi piace”.

M “La genesi precisa non ci è dato spiegarla perché il nome scelto all’inizio è stato oggetto di una piccola contesa legale. Questo è semplicemente la fusione tra ISTAnte e DARIUM (calendario in latino) perché è esattamente quello che è il tempo, il susseguirsi di istanti, piccoli infiniti istanti”.

Io vi amo. Sono un’entusiasta, lo so, ma con voi, come non esserlo? Della Trinacria, quali luoghi, non molto noti, troveremo? (A tal proposito, essendo sicula, mi piace ricordare che tra gli instagramers siciliani troviamo: Luciano Zaami, Luca Ferlito, Salvo Olimpo, Ilenia Albano, Enza Greco,  Ennio Puglisi,  Fabio Felice Vella, Guglielmo Lentini,  Giuseppe Terlato, Giuseppe Terlato, Antonio Carini, Francesco Alessandro Foti).

M “Barbara, rispondi tu”.

B “Della Sicilia ci sono posti che, probabilmente, per un siciliano sono quasi scontati, ma non ti svelerò quali; e anche per gli instagramers, che viaggiano di clic in clic e seguono chi come loro fotografa. Ma chi compra un calendario fotografico non sempre naviga, non sempre viaggia e comunque anche chi lo fa dovrà cambiare i ritmi, prendersi il tempo di sfogliare e leggere quello che un’altro pensa, senza la velocità di un tocco”.

Ogni immagine è legata a un pensiero, entrambi sono frutto del “fotografo” del giorno?

B “La risposta di Marco, che ha ricevuto e catalogato il materiale, è sicuramente più esaustiva della mia”.

M “Abbiamo lasciato carta bianca, agli autori intendo, non in stampa e, a parte una leggera supervisione e qualche materiale prodotto da noi, sì, sono frutto del fotografo. Ci sarà un po’ di tutto, da testi didascalici a citazioni, da poesie a canzoni, da pensieri, è ovvio, a parole. Dicevo una leggera supervisione, ma sempre e solo sulla singola frase; non c’è un’intenzione nel “raccordare” il tutto, anzi lo abbiamo usato come ringraziamento ai 365, era un loro spazio e lo hanno usato come ritenevano più corretto. In fondo è, perora, un calendario fotografico”.

Siccome mi chiamo Patti Holmes, nipote di Sherlock, ho scoperto che Barbara (la Signorina B) lavora presso l’aggiustacuori. La domanda che mi nasce spontanea (dammi una speranza) è: “riesci sempre nell’impresa di incollare i cocci?”

B “L’aggiustacuori prende forma in un momento di profondo dolore ed è in quei momenti che escono i progetti che più ci somigliano. L’idea nasce da un libro d’illustrazione che abbiamo “L’Aggiustacuori” di Arturo Abad, che scrive: “Con una stufa a legna riscalda i cuori gelidi, con un ago d’argento cuce quelli infranti”, “con pinze intrise d’oblio regola l’ora di chi è rimasto indietro perché non si rattristi sui ricordi del passato”. Meglio di Batman dico io e comincio a pensare che se Batman già esisteva, l’aggiustacuori era un posto vacante. Così, cercando di riemergere dal buco in cui ero finita, ho iniziato ad abbinare pezzi di stoffa e a immaginare un cuore nuovo per ognuno. Poi qualcuno ha provato a richiederli su “misura “ed è stato fantastico. Riuscire a essere empatici con un oggetto di riciclo ti fa sentire un privilegiato. Usando i vasi di vetro riciclati, e oggettini per personalizzare il tutto, il messaggio è perfetto, ogni cosa e anche ogni persona merita una seconda possibilità. Tutti prima o poi ne sentiamo il bisogno, non posso fare certo miracoli, ma li confeziono con talmente tanto sentimento che credo che chi li riceva lo percepisca e ciò che è fatto con amore non si perde mai. Hanno un nome e sono numerati, perché ogni cuore è unico. Se mi racconterai un po’ di te, sarò lieta di provare a fare il tuo”.

Barbara mi rivelerò a te, voglio avere anch’io il mio bel cuore personalizzato. Di Marco, invece, il nickname di Marcuzzio mi ha condotto al Mercuzio di Shakespeare, “spirito libero” per antonomasia. Accostamento azzardato o fondato?

M “Sì, parte da lì. Il momento esatto in cui mi si è appiccicato addosso, o forse me lo sono preso, non è pervenuto. Mi piace pensare di essere uno spirito libero, non so se questo mi renda tale, mi riservo qualche dubbio; di certo le regole, come dicevo prima, sono lì per essere infrante. Con questo non voglio dire “passate con il rosso”, dico che è bello, e giusto, per quanto mi riguarda, scrivere fuori dalle righe e che una gabbia grafica aspetta solo di essere forzata. Così nella vita. Aggiungo che non è l’unico soprannome, ma un paio sono impronunciabili”.

Cerco di immaginare gli impronunciabili ma, pur essendo fantasiosa e curiosa come una scimmia, non te li chiederò.”I Viaggi di Cicerone” vuole adottare ISTADARIUM. A voi, che ne siete i genitori naturali, il compito di invogliarci a comprare la vostra creatura, di cui sono già innamorata persa.

B “Io sono una forte sostenitrice di questo paese, così tutto intero, e soffro quando, viaggiando, trovo l’incuria con cui viene trattata quest’Italia. Sogno che tutti gli italiani arrabbiati, da nord a sud e isole comprese, si destino un mattino e rivendichino, non a parole, ma con i fatti, la bellezza naturale, artistica, storica e culturale di questa terra delle meraviglie e comprendano che i nostri giacimenti stanno proprio tutt’intorno e spetta ad ognuno di noi averne cura, rispettarli e insegnarli al mondo intero. Questo esperimento mi ha fatto sentire un po’ così: abbiamo fatto l’italia; l’abbiamo fatta di angoli conosciuti e di meno conosciuti; l’abbiamo fatta non su commissione, ma con 365 di quegli italiani, e qualche straniero, che ne vanno fieri e la mostrano al mondo con i loro occhi”.

M “Qui i pazzi ci piacciono assai. Abbiamo pubblicizzato ISTADARIUM come strumento non-convenzionale, ora suggerisco di immaginarlo come un castello che ha trecentosessantacinque finestre e ogni giorno potete trovare un momento, un ISTAnte, per affacciarvi ad una finestra diversa e soprattutto vedere 365 panorami diversi, una composizione che una volta completata vi darà, ci auguriamo, uno sguardo appassionato di questa nostra bellissima Italia. (Ps: il castello sul tavolo di lavoro ci sta tranquillamente).

Oltre ad abitante di un faro, scalatrice, schermitrice, con un cuore ritrovato, adesso mi sento pure castellana. Quanti regali mi avete fatto, il mio Natale è arrivato prima del tempo e grazie a voi. In questo progetto vi siete ritagliati dei ruoli o l’interscambiabilità è stata la vostra forza?

B “Sei matta? Se ci ritagliamo dei ruoli vuol dire che ci sono in giro delle forbici e l’interscambiabilità è abbastanza pericolosa, saremmo ancora ai primi tre mesi. Ti svelo un segreto, noi non siamo mai d’accordo su nulla, ma diciamo che se siamo insieme da 20 anni un motivo c’è. Discutiamo spesso, raramente ci piacciono le stesse cose, a volte litighiamo anche, ma ci fidiamo ciecamente l’una dell’altro e questo credo sia il primo motivo per cui funziona. Il secondo è che io sono tanto buona”.

M “Barbara è stata sicuramente in prima linea, mentre io sono rimasto defilato quindi sì, ognuno aveva i suoi compiti. Come metodo decidiamo le cose assieme, scornandoci il più delle volte. Una volta passata questa fase, continuiamo a scornarci, e poi ognuno va a svolgere la sua mansione. Ci sono, però, momenti che ci vedono agire insieme. Possiamo dire che se dividiamo la torta in tre parti, una è sua, una mia, la terza la condividiamo. Di fatto è il modo che abbiamo sviluppato per lavorare in tandem. Il primo commercialista, il giorno in cui abbiamo fondato monoica, ci disse: “una società è peggio di un matrimonio”. Non mi sono mai sposato, quindi non ho un paragone diretto, per certo so che il 16 gennaio 2018 faremo 20 anni. Insomma, mica scherzi, probabile che si cominci a maturare”.

Vi leggo ed è come se vi conoscessi da termpo. Mi adottate in qualsiasi forma sia possibile? (Ritorno seriosa intervistatrice) Possiamo definirlo come un travolgente viaggio di 365 giorni tra le “chicche” di un’Italia tutta da scoprire? E per chiudere, infine, mi piacerebbe che ci deste le coordinate per poterlo acquistare in massa.

B “Sì, è senz’altro un travolgente caleidoscopio di immagini, ma ancor di più una raccolta di scatti di persone che nella vita fanno tutt’altro; 365 persone che a febbraio 2017 non sapevano che per novembre sarebbero entrate ordinatamente in un volumetto con il loro pezzetto d’italia. Questo è il valore aggiunto, oltre al fatto che è un prodotto pensato a Conegliano, stampato in provincia con carta Italiana, insomma italiano al 100%. Oltretutto vale la pena di acquistarlo perché non vorrete mica avere la collezione Istadarium senza il numero 0, quello si sarebbe da pazzi”.

M “Prima le ho chiamate finestre, o se qualcuno preferisce porte, ma sì, è un Italia da scoprire e speriamo di aver saputo tradurre con efficacia quello che il web ci ha indicato. Sul sito www.istadarium.com c’è un carrello di acquisto attivo, che ora distribuiremo a tutte le librerie che raggiungeremo e che vorranno ospitarci. Terremo un elenco aggiornato nel sito, così ci sarà la possibilità di andare a toccarlo con mano”.

Meravigliosa iniziativa. Cari Barbara e Marco, vi abbraccio, vi do baci a tinchitè e vi ringrazio per questo viaggio in Italia e nei vostri mondi. Miei cari Watson, la vostra Patti Holmes passa e chiude e vi augura tanti meravigliosi Istadarium da vivere e, soprattutto, comprare.

Per avere maggiori ecco il linkwww.istadarium.com

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Giusi Patti

Giusi Patti

Mi chiamo Giusi Patti, ma sono anche la Dottoressa Pattin, Giuseisha e Patti Holmes. Una e tante. Mi definisco un "complesso", anzi un condominio di donne che coabitano pacificamente. La prima, l'originale, è laureata in filosofia; la seconda è una studiosa, specializzata in "uomini e donne d-istruzioni per l'uso"; la terza è una guru del sorriso e la quarta, infine, un'indagatrice. Tutte, proprio tutte, sono legate da un fil rouge che è l'amore per i viaggi fatti e in sognati, ma sempre conditi da miti e leggende. Chiedetemi e cercherò di soddisfare ogni vostra curiosità con pensieri parole opere e mai omissioni. Parola mia.

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