Le Storie

Holmes a Capodanno, Holmes tutto l’anno. Le curiosità dalla storia (e dal mondo) sulla notte più lunga

Cari miei Watson, che mi seguite in ogni mia indagine, per augurarvi un fantastico 2018 voglio condurvi con me in un appassionante giro del mondo e festeggiare, così, il Capodanno assieme.

Conoscendovi immagino già le vostre curiosità, che cercherò di soddisfare. Perché ci si veste di rosso? Perché ci si bacia a mezzanotte sotto il vischio? Perché porta bene mangiare le lenticchie o il melograno? Perché si sparano i botti? Perché si gettano le cose vecchie? Vi svelerò, inoltre, altri piccoli rituali. Siete pronti? Allora non ci resta che partire per la festosa esplorazione.

Quando è nata l’usanza di festeggiare il capodanno? Fu Giulio Cesare, nel 46 a.c., a creare il “Calendario Giuliano” che stabiliva che l’anno nuovo iniziasse il primo gennaio. In questo giorno i Romani usavano invitare a pranzo gli amici e scambiarsi il dono di un vaso bianco con miele, datteri e fichi, il tutto accompagnato da ramoscelli d’alloro, detti strenne, come augurio di fortuna e felicità.

Il nome strenna deriva dal fatto che i rami venivano staccati da un boschetto della via sacra che conduceva a una divinità sabina, Strenia, identificabile con la Salus romana, che aveva uno spazio verde a lei dedicato sul Monte Velia e presiedeva ai doni per il nuovo anno.

Nel Medioevo molti Paesi europei usavano il Calendario Giuliano, ma tante erano le date che indicavano il momento di passaggio da un anno all’altro. Tra queste per esempio il 1 marzo (capodanno nella Roma repubblicana), il 25 marzo (Annunciazione del Signore) o il 25 dicembre (Natale). Solo con l’adozione universale del Calendario Gregoriano, dal nome di papa Gregorio XIII che lo ideò nel 1582, divenne comune festeggiarlo il primo gennaio.

Ma cominciamo a soddisfare le vostre curiosità:

1)Perché si indossa biancheria rossa? E’ un modo per attirare i buoni auspici, forse perché gli antichi romani lo indossavano come simbolo di sangue e guerra per allontanare la paura.

2) Perché ci si bacia a mezzanotte sotto il vischio? Per avere amore tutto l’anno e perché questa pianta cara ai Druidi, che lo usavano nei sacri cerimoniali e nelle celebrazioni di purificazione, e ai Celti, che ritenevano fosse nata nel punto in cui si era abbattuta una folgore e un potente elisir contro la sterilità, sarebbe fonte di prolificità sia materiale che spirituale.

3) Perché mangiare le lenticchie a mezzanotte? Per favorire prosperità e ricchezza; i legumi, infatti, sono considerati un cibo in grado di nutrire e di opporsi alla fine del tempo. L’affermazione della vita contro “colei” che suscita paure ataviche.

4) Perché si sparano i botti? Per allontanare le forze del male che si scatenano nel momento di passaggio dal vecchio al nuovo anno e dare il benvenuto agli spiriti benevoli del presente e del futuro.

5) Perché lanciare i cocci a mezzanotte? Per eliminare il male, sia fisico che morale (rappresentato appunto dai cocci), che si è accumulato nell’anno trascorso.

6) Perché mangiare uva passa? Perché, si dice, porti tanti soldi.

7) Perché le strenne? Ricevere molti regali sarebbe sinonimo di abbondanza per tutto l’anno e in varie regioni, durante la notte di Capodanno, gruppi di giovani vanno per le strade a cantare la “strenna”, con gli auguri di un felice anno nuovo e la richiesta di doni.

8) Perché vengono revocati i prodigi? A Pettorano sul Gizio, in Abruzzo, vi è la credenza che, nel preciso momento in cui scocca la mezzanotte, l’acqua del fiume si arresti e diventi d’oro, per tornare subito dopo a scorrere come prima. Si narra che una donna, ignara del prodigio, si trovò ad attingere proprio in quell’attimo e invece dell’acqua portò a casa la conca piena d’oro.

9) Perché è importante la prima persona che si incontra per strada? Perché c’è la credenza che sia di buon augurio incontrare un vecchio o un gobbo, di cattivo auspico un bambino o un prete. La ragione sembrerebbe affondare le sue radici nel principio dell’analogia: il vecchio sarebbe simbolo di longevità; il gobbo di bonne chance; il bambino e il prete di vita breve.

10) Perché mangiare 12 chicchi di uva? Per attrarre a sé  abbondanza. In Spagna uno per ogni rintocco dei dodici scoccati da un orologio (il principale è quello di Puerta del Sol a Madrid).

11) Perché aprire la porta di casa? In Russia, dopo il dodicesimo rintocco, lo si fa per dare il benvenuto al nuovo anno.

12) Perché mangiare le melagrane? Sembra che portino fortuna anche solo a guardarle ed essendo simbolo di fedeltà coniugale, legate al mito di Proserpina indissolubilmente unita al dio Plutone dopo averne addentata una, non dovrebbero mai mancare sulle tavole dell’ultimo dell’anno.

13) Di buon augurio, inoltre, indossare oltre al rosso, qualcosa di vecchio e qualcosa di nuovo.

14) Una tradizione diffusa si rifà alle “calende”: si ritiene, infatti, che dal tempo che farà nei primi dodici giorni dell’anno si possa prevedere quello dei dodici mesi. Delle calende si hanno testimonianze bizantine fin dal secolo X d.C.

15) Un altro pronostico è quello dei contadini che, per prevedere quale sarà il prezzo del grano, prendono dal pagliaio una spiga, di cui scelgono dodici chicchi che pongono sul focolare entro un cerchio di brace. Se il chicco abbinato a un mese salta in avanti, il prezzo del grano in quel mese aumenterà, se all’indietro, diminuirà.

Adesso la vostra Patti Holmes vi regala il giro del mondo che vi aveva anticipato:

In Ecuador e in Perù si esibiscono fuori la propria abitazione dei manichini di cartapesta che, a mezzanotte, vengono bruciati per le strade.

In Giappone i giorni, che precedono l’ultimo dell’anno, vengono spesi a nettare la casa da cima a fondo; è un modo per togliere la polvere, ma anche il “passato” e per potersi concentrare sul futuro.  Prima della mezzanotte le famiglie si recano nei templi per bere sakè e ascoltare 108 colpi di gong, che annunciano l’arrivo del nuovo anno.

In Cina, invece, al contrario del nostro e di quello di tanti altri paesi, non cade sempre lo stesso giorno. Ogni anno viene festeggiato in una data differente perché, mentre noi utilizziamo il calendario gregoriano, loro un calendario luni-solare. Anche i cinesi, come i giapponesi, puliscono a fondo la casa e adornano le finestre con decorazioni rosse che, allontanando la cattiva sorte, attirano la fortuna. Su dei fogli scrivono frasi di felicità, gioia e fortuna e il primo giorno del nuovo anno ogni bambino riceve un soldino racchiuso in una busta rossa.

In Sudamerica c’è l’usanza di mangiare chicchi d’uva e di esprimere dodici desideri, uno per ogni mese dell’anno. In Brasile è d’obbligo indossare vestiti bianchi o dorati.

In India è vietato festeggiarlo in casa, quindi tutti allegramente in strada.

In Grecia si invita a casa la persona più fortunata che si conosca, in modo di avere un po’ della sua buona sorte e si cucina una torta nel cui impasto è celata una monetina. La persona che la trova avrà un anno fortunato. Inoltre il primo ad entrare in casa deve rompere un melograno a terra.

In Germania il Capodanno si festeggia in maschera come a Carnevale.

In Romania è buona usanza parlare con gli animali che si incontrano, facendo loro gli auguri per il nuovo anno. In alcune zone di questo paese si crede ai folletti e alle fate (sarò rumena?) e si seguono riti propiziatori con pane, acqua o elementi semplici.

Cari miei watson, il nostro viaggio , per il momento, si interrompe qui e io, sperando di avervi divertito con queste curiosità, vi auguro un 2018 che vi calzi a pennello, come se vi fosse stato cucito addosso da uno stilista di Haute Couture.

Chiudo con “L’anno nuovo” di Gianni Rodari, tratto dal secondo libro delle filastrocche: ” Indovinami, indovino, / tu che leggi nel destino: / l’anno nuovo come sarà? / Bello, brutto o metà e metà? / «Trovo stampato nei miei libroni / che avrà di certo quattro stagioni, / dodici mesi, ciascuno al suo / posto, / un carnevale e un ferragosto, / e il giorno dopo del lunedì, / sarà sempre un martedì. / Di più per ora scritto non trovo / nel destino dell’anno nuovo: / per il resto anche quest’anno / sarà come gli uomini lo faranno».

Buon 2018 dalla vostra Patti Holmes. A rivederci tra un anno.

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Giusi Patti

Giusi Patti

Mi chiamo Giusi Patti, ma sono anche la Dottoressa Pattin, Giuseisha e Patti Holmes. Una e tante. Mi definisco un "complesso", anzi un condominio di donne che coabitano pacificamente. La prima, l'originale, è laureata in filosofia; la seconda è una studiosa, specializzata in "uomini e donne d-istruzioni per l'uso"; la terza è una guru del sorriso e la quarta, infine, un'indagatrice. Tutte, proprio tutte, sono legate da un fil rouge che è l'amore per i viaggi fatti e in sognati, ma sempre conditi da miti e leggende. Chiedetemi e cercherò di soddisfare ogni vostra curiosità con pensieri parole opere e mai omissioni. Parola mia.

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