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Egon Schiele, a Milano il film evento sul trasgressivo artista

Cosa si è disposti a sacrificare per non perdere ciò che ci fa vivere? Per non perdere l’essenziale, come l’acqua o l’ossigeno? O come un pezzo di carta e una matita?
Cosa si è disposti a perdere, sperando di ritrovarlo in futuro, pur di continuare a sentirsi vivo mentre fuori piovono bombe e la sveglia è il suono di una mitragliatrice?
Quali maschere si è costretti a indossare pur di continuare a dipingere, a disegnare, a colorare con pastelli un patrimonio artistico che ha segnato un’epoca e creato in solo 28 anni di vita?
A queste domande ha dovuto cercare una risposta Egon Schiele che, nonostante tutto, nonostante la perdita del padre e le accuse infondate di abusi su una minore, è riuscito a non fermarsi. 
A non farsi fermare. 
La storia dell’artista considerato tra i più trasgressivi e controversi della sua epoca arriva  adesso anche a Milano con la proiezione del film evento “Egon Schiele” di Dieter Berner.  Distribuito dalla Draka Distribution di Corrado Azzollini in collaborazione con Twelve Entertainment, sarà proiettato fino a venerdì 1 dicembre nella Cineteca italiana, Spazio Oberdan.
Il film è un tuffo tra i suoi schizzi, lasciati sul taccuino in qualsiasi momento, e nell’arte viennese del periodo  in cui regnava Klimt, con i suoi mosaici dorati e i suoi corpi intrecciati. Un Klimt, si vedrà nel film, che riesce a cogliere nel talentuoso (seppur giovanissimo) Schiele un tratto che segnerà il primo espressionismo viennese.
La pellicola però va oltre il ritratto del contesto storico e artistico e riesce ad entrare nel profondo rapporto che lega l’artista alla sorella, che diventerà il suo unico aiuto nel momento della malattia. Quella stessa sorella  di cui l’artista fu tutore, fretello maggiore alle prese con i primi amori, geloso ma, alla fine, sempre più legato a lei. Gerti, la sua famiglia e la sua musa nei primissimi lavori.
E poi c’è il grande amore di Egon, Wally. Forse, per l’artista, l’unico vero grande amore ma a cui bombe e mitragliatrici lo costrinsero a rinunciare. Per avere il suo ossigeno, per poter avere matite e pastelli, fin dove saprà spingersi l’artista? Tanti i momenti di vita quotidiana mostrati nel film e in cui Egon non è un artista, ma  semplicemente un affettuoso compagno, seppur seduttore e provocatorio. Il compagno che attende la sua amata dai capelli rossi in strada, che le chiede se lei è realmente innamorata e che, su quello stesso taccuino che porta sempre in tasta per i suoi schizzi, vuole firmare promesse per una vita insime, felice. E con Wally, accanto a lui, anche la sua arte inizia a mutare. Con lei è una continua ricerca di angolazioni perfette, di dettagli, di forme del corpo sempre diverse e, infine, anche di un abbraccio di addio. E non sa, Egon, se è un addio o un arrivederci.
Ispirato al romanzo “Tod und Mädchen: Egon Schiele und die Frauen” di Hilde Berger, il fim è stato scritto da Hilde Berger e Dieter Berner ed è stato prodotto con il supporto di Film Fund Luxembourg, Austrian Film Institute, Vienna  Film Fund, FISA – Film Industry Support Austria, Eurimages, Lower Austria, in collaborazione con ORF  Film/Television-Agreement.
Il volto dell’artista è stato prestato sul grande schermo dal talentuoso attore Noah Saavedra che riesce a  interpretare l’artista innamorato e l’artista che lotta contro gli spettri del suo passato. L’artista umile al  cospetto di Klimt e l’artista che, giunto a casa, fa i conti con l’affitto da pagare e con gli scandali che i suoi  lavori creano. Ma anche l’artista circondato da collezionisti lungimiranti e che riescono a intravedere in quei  corpi vestiti di sole calze, in quelle gambe, in quegli intrecci che si perdono tra lenzuola il suo reale valore. Qualcosa di non facile in un periodo in cui l’erotismo veniva troppo facilmente confuso con la pornografia.
Orari di proiezione Cineteca italiana, Spazio Oberdan: 
29, novembre – 21:15 
30, novembre – 17:00 
01, dicembre – 21:35
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Grazia La Paglia

Grazia La Paglia

Grazia La Paglia. Sono nata e cresciuta nell'entroterra siciliano e ho vissuto (a) Palermo, città che mi ha formato e mi ha regalato un sogno: quello di diventare giornalista. Lì ho collaborato, per la prima volta, con un giornale cartaceo: La Repubblica Palermo, e da quel giorno il capoluogo siciliano è diventato la mia seconda casa. In quella redazione ho imparato a scrivere di volontariato, dei problemi del terzo settore, di belle storie di integrazione e multicultura, di innovazione e lavoro, di ambientalismo, di scuola e di università. Nel novembre del 2015 è nato il mio blog autore, ClickUniversità, sempre di Repubblica dove racconto la vita degli universitari, le storie di chi - con una laurea in mano - riesce ancora a farcela e di chi è costretto a emigrare. E poi ancora, a Palermo, le collaborazioni con I Quaderni de L'Ora, il giornale culturale francese Cafè Babel e le dirette radiofoniche con Radio 100 passi. Ma non ho mai dimenticato la mia prima casa, Vallelunga, che ho raccontato sul sito Magaze.it, sul quotidiano La Sicilia e sul periodico culturale da me diretto, La Radice. Lettrice instancabile, ho moderato la presentazione di diversi libri e ho ideato e realizzato due edizioni del Festival del Libro. Adesso sono una terrona a Milano, ma il mio cuore resta alla Cala mentre ammiro i tramonti sui Navigli.

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