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Benvenuti a Carpineto, il borgo laziale capitale della “callarosta”

Carpineto non è un paese. Carpineto è una comunità”, dice Luca.

Il clima è proprio quello tipico di un piccolo centro abitato. Forte senso di appartenenza e grande rispetto per le tradizioni locali, i suoi tratti distintivi.

Carpineto è un comune di poco più di 4000 anime, situato nel cuore dei monti Lepini, a ridosso tra la provincia di Frosinone e quella di Latina.

A proposito di clima, siamo a quota 550 metri sopra il livello del mare. Che è autunno, a Carpineto, ce ne siamo accorti ben presto.

Man mano che ci allontanavamo dalla vicina stazione di Colleferro, i tornanti diventavano sempre più verdi. Anzi, gialli. No, rossi.

Vaste distese di vegetazione, ogni tanto un piccolo gregge. Qualche mucca, a volte, stabilisce un nuovo ordine di precedenze.

Se si potesse dare forma ad un profumo, quello che ci ha accolti a Carpineto sarebbe tondo e morbido. Come un abbraccio.

Abbiamo subito la sensazione di essere arrivati nel posto giusto, al momento giusto.

È il terzo – e ultimo – giorno della “Sagra della callarosta”.

Intere ceste di castagne e marroni, grossi bracieri fumanti e coni di carta pieni di buonissime caldarroste. È la fotografia che i miei occhi hanno scattato all’arrivo nel centro abitato.

Sullo sfondo, le montagne avvolte da una fitta coltre di nuvole, in lontananza il campanile.

Le viuzze sembrano uscite dalla pennellata di un pittore, offrono angoli preziosi. Ti impongono di osservare a 360 gradi. Alla nostra destra e alla nostra sinistra inaspettati scorci diventano finestre spalancate sul paesaggio circostante.

Sugli spiazzi incontrati lungo il percorso del centro storico, poi, ci imbattiamo nelle tipiche “fraschette”. Le tavole sono imbandite di prodotti tipici, allestite e gestite da gruppi di ragazzi volenterosi e cortesissimi. I tonnarelli fatti a mano, conditi con salsiccia, funghi e tartufo, sono sicuramente il piatto che ha più attirato la nostra attenzione.

In effetti, ci accorgiamo che il pranzo ci ha distratti dalla metamorfosi dell’ambiente che ci circonda. Adesso, alle nostre spalle, c’è tanta gente, raccolta attorno alla stessa tavola, con in mano un buon bicchiere di vino novello. Si ride tantissimo.

Questa domenica, come ogni giorno pieno che si rispetti, ha finalmente un volto – anzi tanti. Una bimba sorridente con qualche finestrella tra i denti e la bocca sporca di sugo, i giovani della tavolata accanto che si sfidano a suon di brindisi.

Nel pomeriggio proseguiamo la passeggiata attraverso il centro storico e i suoi “rioni” – Carpineto ne ha ben sette.

Lungo la via del ritorno ci ritroviamo nel bel mezzo di una coloratissima esibizione di sbandieratori, prima, e in una elegante sfilata di abiti d’epoca, poi.

Le sue origini medievali fanno di Carpineto il luogo ideale per l’annuale rievocazione in costume denominata “Pallio della Carriera”, ambientata nel periodo del ducato di Donna Olimpia Aldobrandini. La manifestazione si svolge la domenica successiva al 28 agosto, festa del patrono carpinetano, Sant’Agostino.

Poco prima di partire, a questa domenica dal volto allegro e dalle guance rosse riusciamo anche a dare una voce. È quella di nonna Egle che, ai nostri racconti entusiasti del pranzo appena concluso, candidamente ci chiede: “Ve siete ‘mbriacate?”

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Laura Carapezza

Laura Carapezza

Ho trascorso l'infanzia in Sicilia tra la provincia di Siracusa e quella di Caltanissetta, per poi trasferirmi a Modena per motivi di studio. Adesso vivo a Roma. Con disinvoltura sono passata dalla granita alla mandorla ai "virciddati", dalle tigelle all'amatriciana. Una vita nel segno della bilancia, anche se sono nata a dicembre.
"Puoi girare il mondo in cerca di ciò di cui hai bisogno, per poi tornare a casa e trovarlo", dicono. Ed è così. Sarà per questo che un po' di Sicilia la porto sempre con me e ad ogni mio "Piacere, Laura" segue puntualmente un "Sei siciliana, vero? Si sente!".

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