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American Idiot, il musical che racconta la generazione delle Torri Gemelle

E’ un romanzo sui sogni infranti. Sogni che nascono e muoiono intorno a un paese, una casa che, per quanto  “fottutamente brutta” sia, resta casa. Il luogo dove si torna dopo un’overdose, dopo aver perso una gamba in guerra, dopo essere stati mollati da moglie e figlio.

E’ il romanzo crudo di tre comuni ragazzi ma anche di una generazione, quella stessa generazione che cerca di rialzarsi e di ricostruire una vita intorno alle macerie delle Torri Gemelle. 

Una storia che non conosce pietà. Ma la mancanza di pietà non significa che le storie narrate da Billie Joe Armstrong e riportate sul palco, anche in Italia, con il musical American Idiot non abbiano un lieto fine. 

Il lieto fine c’è. E c’è nonostante le devastazioni lasciate sulle braccia dalla droga, nonostante il corpo mutilato dalla guerra, nonostante una famiglia distrutta.
Il lieto fine c’è sulle note di HomeComing, “We come in home again”. 
American Idiot è uno spettacolo punk, nella piena tradizione creata negli anni dai Green Day, che non lascia spazio alla dolcezza. Non c’è tenerezza nemmeno tra le braccia di una ragazza bionda incontrata per caso. Non c’è tenerezza nemmeno su una barella d’ospedale, dove l’unica cosa che si riesce a vedere è un angelo nero cadere dal cielo. Ma la mancanza di pietà o di tenerezza non significa che per questi tre ragazzi, come per tutti noi, non ci sia un lieto fine. Basta saperlo guardare.
Basta guardare quella “bellezza collaterale” nonostante una vita ormai sottomessa a una stampella, nonostante una famiglia ormai sgretolata e nonostante quella bionda ragazza che è ormai, e sempre di più, un ricordo che sbiadisce.Se ne perde anche la memoria del nome.
Basta guardare indietro, verso quello che si è lasciato alle spalle e lì tornare. Ritornare. “We come in home again”. Tornare a casa e perdersi nell’abbraccio di quegli amici che erano e sono famiglia. Basta ammettere, alla fine di tutto: “Papà, avevi torto. Non è vero che non sarei diventato qualcuno. Sono diventato nessuno”. Basta prendere un biglietto e tornare indietro. In quell’inferno in cui si è nati e che all’improvviso sembra un paradiso. Perchè al di fuori di quell’inferno, c’è un girone ancora più invivibile: Saint Jimmy, sul palco con i suoi pantaloni neri e il trucco dark, la sua droga e il suo potere incontrastato nelle periferie ne è solo uno dei tanti esempi.
Per chi ama i Green Day, il musical American Idiot è un viaggio in quelle storie che si sono già ascoltate tra l’omonimo album e, in parte, anche in 21Century Breakdown. E’ un vederle, finalmente, prendere corpo. Anima.
Per chi i Green Day non li conosce così bene da sapere quali sono le storie dei due cd, il musical è un viaggio in una generazione che ha dovuto fare i conti con una guerra sul cui altare – ancora oggi – sacrifichiamo vittime e vittime. Una generazione di cui facciamo parte tutti. Poco importa se, quando quelle Torri crollarono, eravamo adolescenti o adulti. Poco importa di quel che è stato, di quel che sarà. Perché, si sa, “it’s something unpredictable, but in the end is right. I hope you had the time of your life”. E’ questo quel che conta. L’unica cosa che conta.
Informazioni sullo spettacolo.
America Idiot porta in scena la musica dei Green Day con le liriche del suo frontman Billie Joe Armstrong e il libretto di Billie Joe Armstrong e Michael Mayer. Vincitore di due Tony Awards® e vincitore del Grammy come Best Musical Show Album nel 2010, American Idiot ha debuttato al Berkeley Repertory Theatre nel settembre 2009, diventando uno spettacolo di successo acclamato dal pubblico di Broadway nell’aprile 2010.
La produzione italiana ha la regia di Marco Iacomelli, è recitata in italiano, con band dal vivo e canzoni nella versione originale. Il musical ha debuttato a livello nazionale il 21 e 22 gennaio 2017 al Teatro Coccia di Novara ed è proseguito dal 26 gennaio al 12 febbraio 2017 al Teatro Della Luna (Assago – MI). La performance è coprodotta da STM – Scuola del Teatro Musicale, Fondazione Teatro Coccia e Reverse Agency, con il sostegno di Fondazione CRT.
Per informazioni sul cast e sulle prossime date -> http://www.americanidiot.it/
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Grazia La Paglia

Grazia La Paglia

Grazia La Paglia. Sono nata e cresciuta nell'entroterra siciliano e ho vissuto (a) Palermo, città che mi ha formato e mi ha regalato un sogno: quello di diventare giornalista. Lì ho collaborato, per la prima volta, con un giornale cartaceo: La Repubblica Palermo, e da quel giorno il capoluogo siciliano è diventato la mia seconda casa. In quella redazione ho imparato a scrivere di volontariato, dei problemi del terzo settore, di belle storie di integrazione e multicultura, di innovazione e lavoro, di ambientalismo, di scuola e di università. Nel novembre del 2015 è nato il mio blog autore, ClickUniversità, sempre di Repubblica dove racconto la vita degli universitari, le storie di chi - con una laurea in mano - riesce ancora a farcela e di chi è costretto a emigrare. E poi ancora, a Palermo, le collaborazioni con I Quaderni de L'Ora, il giornale culturale francese Cafè Babel e le dirette radiofoniche con Radio 100 passi. Ma non ho mai dimenticato la mia prima casa, Vallelunga, che ho raccontato sul sito Magaze.it, sul quotidiano La Sicilia e sul periodico culturale da me diretto, La Radice. Lettrice instancabile, ho moderato la presentazione di diversi libri e ho ideato e realizzato due edizioni del Festival del Libro. Adesso sono una terrona a Milano, ma il mio cuore resta alla Cala mentre ammiro i tramonti sui Navigli.

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